«En redescendant, le cœur léger, je sifflote gaiement. Je viens de gagner le ticket pour le cap Horn, l’Amazonie… Ah ! Connaître l’enfer vert, la chaleur suffocante, les moustiques, les papillons aux ailes moirées, manger de la soupe de perroquet Ara, de la queue de caïman, avaler des larves gluantes, découvrir les mers du sud, entendre rugir le vent des quarantièmes, entendre hurler celui des cinquantièmes en doublant le cap Horn, siffler le dauphins qui dansent au clair de lune, apercevoir les glaciers qui brillent au fond des fjords ! Je veux vivre à en crever…»
JMB

martedì 28 maggio 2013

Settimane arretrate e lettera alla corsa (delirante)

Eccoci allora per la rendicontazione delle ultime 2 settimane!

Settimana 13-19 Mag:
  • Corsa: 4 all: mar 6, mer 10, ven 10, dom 10;
  • Mtb: 20 lun, 30 sab;
  • Via alp: 1 sab;
Settimana: 20-26 Mag:
  • Corsa: 2 All: 10 mar, 10 sab :-( che schifezza....
  • Bici: 50 mar, 30 mer;
  • Mtb: 40 Dom;
Lettera di un infortunato alla corsa.

Questa è una cosa che ho scritto alla corsa o all'attività fisica in generale dopo svariate sere in cui non sono riuscito ad uscire perché infortunato e giù di corda. Ho dato colpa alla corsa stessa che tanto mi ha dato e tanto mi ha tolto. Ma vale un po' per tutto. In generale è un'ode all'attività...all'attitudine all'attività. Al rimanere attivi. Al riempire il tempo a disposizione. A chi approfitta di ogni attimo come in preda a qualche furore. A chi gli pare di svegliarsi ed essere già in debito. A chi si alza e si sente già in dovere di restituire qualcosa solo per il fatto di essersi svegliato vivo, respirando. A chi non è mai contento. A chi deve subire questa condanna autoinflitta. A chi crede di avere questa SENSAZIONE. A chi ci crede e a chi la sente, a chi si fa guidare, condannare, ingannare. A chi ha quell'unico imperativo di andare a letto stremato..A chi la usa come scusa per riposare... a chi "trova nella fatica un riposo ancora più forte". 
Boh... ognuno ci veda ciò che gli pare...non posso sempre cercare di capirmi eh...Solo che ogni tanto uno ci riflette. E capisce che questa storia dell'attività a tutti costi è un delirio. Che non si può spiegare a tutti. Che si può smarrire, e che magari come tutte le cose, viste da un'altra prospettiva, sembrano poca cosa. Questa lettera è dedicata a questa SENSAZIONE. In quelle sere l'avevo lasciata e poi l'ho ritrovata...ritrovata, più bella di prima. Oppure era lei che aveva lasciato me e che mi ha ritrovato dopo tanto tempo... ecco cosa le ho detto...

"Incredibile se penso a come tu mi abbia potuto sopraffare anche quella sera quando eravamo qui. Ho sentito che il tempo era prezioso. Avevo sperato troppe volte di averti li con me e avevo pensato che quel tempo sarebbe stato preziosissimo. "Il tempo è quello che ne facciamo di esso." ... "E la farfalla conta gli attimi, non gli anni ed ecco perché il suo poco tempo le basta"...Quanto vere che sono queste frasi, da non credere quanto descrivano esattamente quello che voglio dirti ora. Si, perché aspettandoti dopo tutti quei giorni sapevo che avresti reso quei momenti insieme preziosissimi.
Ancora una volta mi accorgevo di quanto era importante proprio mentre lo perdevo. In quei giorni avresti impreziosito il mio tempo. Avrei contato gli attimi con te e mi sarebbero bastati, come alla farfalla, pochi giorni. Ma tu non facevi nulla, mentre sapevamo entrambi, o forse solo io, di quanto quegli attimi avrebbero potuto significare. Stavi impreziosendo il mio tempo ma tu non la pensavi allo stesso modo su di me, e ti ho detestato per questo. Ho detestato anche me, per tutte le volte che non sono rimasto un attimo in più....
Rimasto un attimo di più. Fermo, a guardare...a sentire, a fiutare...la fuori, dove abiti...
Ancora una volta mai avrei voluto pensare che il mio tempo lo stavi già impreziosendo ogni volta che stavamo insieme. Ma anche quando non stiamo insieme, nel magnifico gioco che è l'attesa e l'immaginazione. Impreziosisci tutt'ora il mio tempo. 
Quando senti che ti basta un attimo per sentirti meglio vuol dire che stai diventando una farfalla, che la stai pensando come lei. Rendere il tempo prezioso è il più bel riconoscimento che dobbiamo alla vita stessa. Qualcuno mi ha detto: "Ciò che facciamo della vita è ciò che restituiamo a dio".... Beh, qualunque sia la verità,grazie per darmi l'illusione di poterlo fare, con il mio tempo.
Ora capisci cosa significa poter fare qualsiasi cosa, questa sera? Capisci cosa significa fare una cosa qualsiasi, questa sera?"

Sono al limite del ridicolo credo :-\ ah ah!! Che fissa! "Sbalordito il diavolo rimase, quando si accorse di quanto osceno fosse il bene..."

Ciao 

JMBReRe


domenica 12 maggio 2013

"Suonami una vecchia canzone Sam"

Ultimamente ho un rapporto conflittuale con la radio. Allora, la ascolto veramente poco, ma un poco ogni giorno, in macchina. Ci sono occasioni in cui la accendo e vorrei solo ascoltare una canzone già sentita: conosciuta. In generale mi piacciono i gruppi emergenti (perlopiù inglesi) e mi piacciono le novità, i suoni nuovi. Ma ci sono delle volte in cui vorrei solo ascoltare una canzone già sentita, per poterla riconoscere e ripercorrere. Una canzone per tirar fuori vecchie sensazioni, che sono rimaste su vecchi scaffali come vecchi spartiti. Ogni volta che cerco una stazione che passi una canzone di questo tipo succedono 3 cose: o si sente male, oppure si sente l'ultima parte e poi c'è pubblicita, oppure bisogna scendere perché si è arrivati nel posto in cui si doveva andare!

Perché, a volte, mi chiedo che ne è stato di espressioni bellissime che si sono perse perché sono state inglobate in concetti senza uscita ne seguito. E ho bisogno di sentirle di nuovo, all'occasione giusta, per poter riscoprire il vero significato e poter godere nuovamente del loro senso perduto. Mi spiego meglio...

Prendiamo ad esempio un paio di espressioni tipo: "bello come il sole", oppure "buono come il pane"... ecco!  Abbiamo la sfortuna di vivere in un'epoca nella quale, ormai, tali espressioni immediate e quasi banali sono diventate talmente vecchie che sono diventate senza impatto. Ora parlo per me, ma credo che pochi possano dire di pensare ad un tramonto infuocato o al sole di primavera dopo un temporale o ai raggi tra i pini impolverati, quando sente l'espressione: "bello come il sole". Un paragone più azzardato e più ragionato ci farebbe sicuramente riflettere di più e ci farebbe maggiormente pensare ai due termini di paragone. Ecco... "buono come il pane"... e chi ci pensa al pane affumicato su una stufa, o al pane fatto in casa la mattina di Natale, o al pane con le olive, alle noci? Al pane nero tedesco con una fetta di speck o una marmellata? Dire "buono" oppure "buono come il pane" credo che non abbia tanto un effetto differente. O almeno per me: la mia attenzione si attiverebbe magari con paragoni più arditi e "ragionati"? Ditelo di nuovo: ditemi qualcosa di banale per farmici riflettere nuovamente!

Ecco perché a volte vorrei solo che la radio passasse una canzone già conosciuta. Per farmela riassaggiare e per farmi capire di nuovo perché mi era già piaciuta. Facendomi allora percepire quelle inflessioni che solo chi l'ha già sentita parecchie volte può percepire: quelle sfumature del quadro che solo uno che lo ha osservato per molto tempo (oppure solo un esperto, ma non è il mio caso) riesce a distinguere.

Nella corsa ciò può sembrare banale, ma oltre a tutte le occasioni in cui vorrei prendere una strada sconosciuta per attivarmi ed esplorare ambienti diversi, ci sono alcune occasioni in cui mi sento solo predisposto a ripercorrere strade conosciute a memoria. In queste ultime occasioni mi piace vedere solo facce già conosciute in posti già noti. Persone che non se ne sono mai andate, in posti dai quali non mi sono mai staccato. E il tipo di scoperte che si fanno in luoghi già noti, non sono meno avventurose o degne di nota di quelle che si fanno in territori sconosciuti. La predisposizione del  nostro animo penso che sia il particolare fondamentale. Chi si pone all'ascolto sentirà sempre qualcosa: il più sordo è chi non vuole ascoltare... Si chiaro, condivido il punto di vista di chi si entusiasma per le cose nuove. Ma è impagabile scoprire qualcosa di nuovo lungo una strada che si pensava di conoscere a memoria. E' come intuire una melodia nuova in una canzone nota. Ma guarda caso, oggi l'abbiamo notata, ed oggi ci va a pennelo. Quasi fosse un vestito che fino a ieri non ci vedevamo bene addosso, mentre oggi ci sta benone!

Quando capita è così naturale che sembra un sasso che rotola. E mi viene in mente la frase del film Casablanca: "Suonala Sam. Suona: 'mentre il tempo passa'."
E mi ricordo di quando chiudo una serpentina sulla neve fresca. Mi giro a guardare la traccia. Di nuovo. Di nuovo. Mentre il battito e il respiro rallentano. Mi giro a guardarla di nuovo, coi miei nuovi occhi. E' sempre la stessa eppure è diversa dal minuto prima, dall'anno scorso, dalla prima volta. Abbiamo nuovi tasti, per nuove melodie. Abbiamo nuovi colori per nuove tonalità. Ci si gira ancora per rivevere la discesa mentalmente, internamente: per rendere meno doloroso il distacco, prima di tornare a fare dell'altro, da qualche altra parte, con qualcun altro..  
Come un pianista che, ha finito di suonare e appoggia delicatamente il coperchio sui tasti, mai con violenza.
Allo stesso modo in cui il bacio dell'arrivederci è quello più morbido di tutti. E poi ci si saluta a voce, e poi magari da lontano e poi solo con la mano.

Come quando, non appena si parcheggia la macchina, si aspetta a scendere perché in radio sta andando un bel pezzo. Ma è proprio mentre il tempo passa  che quella canzone sta andando avanti ed è necessario scendere.
E non si spegne allora la radio di botto.
Si abbassa piano il volume facendo sparire la canzone piano piano. Come per impedire di farle del male.
Come impedirsi di farsi del male.

PS: La settimana 29 Aprile - 5 maggio mi ha visto fare:

  • Corsa 5 all 45 km: 5 mar, 10 mer, 10 gio, 10 ven, 10 dom;
  • Bici da corsa: 1 da 30 sab;
  • Mtb: 1 da 30 dom;
  • Arrampicata: falesia dom;
La settimana 6 - 12 maggio mi ha visto fare:
  • Corsa 5 all 45 km: 7 mar, 10 mer, 10 gio, 9 ven, 15 dom;
  • Mtb: 1 da 20 dom;
Va bene....

JMBReRe

giovedì 2 maggio 2013

Aprile (dolce dormire): si cambia

Blog allo sbando, diario in confusione... mettiamo a posto le cose:
Settimana: 8-14

  • Corsa: 5 all: 55 km;
  • Bici da corsa: 1, 46 km;
Settimana: 15-21

  • Corsa: 4 all: 61 km;
  • Bici: 1, 30 km;
Settimana: 22-28

  • Corsa: 1 da 10 :-(
  • Falesia 2;
  • Vie alp: 2; 

Allora aprile 2013 mi ha visto fare:

  • Corsa: 16 all, 181 km, ok, nella media;
  • Bici da corsa: 2 tot 76;
  • Arrampicata: 2 falesia, 2 vie lunghe;
  • Scialp: 1 da 300... se non la mettevo facevo più bella figura :-(
Aprile 2012 cosa mi aveva visto fare?

  • Corsa: 10 all (direi sotto media...) 126 km (direi sotto media....)
  • Mtb: 3/4 all e in tot 130 km circa...boh...
  • Bici corsa: 2 e in tot 50 km...direi che abbiamo fatto pena...
  • Trave: 6 all, ok ci stà se scarichiamo l'ultima sett
  • Snow alp: 2 da 700 l'una...che goduria...
La bilancia si equilibria alla fine di questo mese rispetto all'inizio arrembante del 2012. Il task dei 2000 km annuali di corsa sembra che sia raggiungibile (essendo vicini a quota 900 a fine aprile), il task dei 10000 in bici sembra impossibile; il task dei 100'000 metri di dislivello in montagna sembra impossibile. 

Aprile è un mese di flessione e lo dicono le statistiche, mie. Si cambia. 
Dentro aria calda e fuori aria fredda. Via i giubbini, si corre in maniche corte. Arriva maggio col suo carico di  pollini nell'aria, con le sue serate temperate. Arrivano i primi doppi e le prime uscite in falesia. Profuma di magnesio questo inizio di maggio. Profuma di lavanda ed erba bagnata dalla pioggia. Di corde lasciate negli zaini troppo a lungo. E mi viene in mente questo passaggio di Walden di HDT ovvio  (che avevo postato tempo fa, ma in inglese):

"Mentre stavo lasciando la capanna dell'irlandese, sotto la
pioggia, drizzando ancora i miei passi verso il lago, la mia
fretta di prendere i lucci, aprendomi una via attraverso prati
deserti, paludi e pantani, in luoghi selvaggi e abbandonati,
apparve, per un istante, volgare, a me che ero stato mandato a
scuola e all'università; ma mentre scendevo di corsa la collina
verso il rosseggiante occidente, con l'arcobaleno sopra le spalle
e qualche debole suono tintinnante trasportatomi all'orecchio
attraverso l'aria purificata, non so da che parte il mio buon
Genio sembrò dirmi: "Va' a pescare e a cacciare in lungo e in
largo, giorno per giorno, sempre più in lungo e sempre più in
largo - e riposati presso molti ruscelli e molti focolari, senza
timore. Ricorda il tuo creatore nei giorni della tua gioventù.
Alzati libero da cure, prima dell'alba, e cerca l'avventura. Che
il mezzogiorno ti trovi presso altri laghi, e che la notte ti
sorprenda dovunque a tuo agio. Non esistono campi più ampi di
questi, né selvaggina più degna di quella che qui puoi godere"

il seguito è un po' più ardito e stento a trovarne un parallelo con questa flessione e di fine aprile e questa voglia di ripartire di primo maggio. Il suono tintinnante è quello dei moschettoni.... via, si cambia...aria...

Più o meno questi sono i JMBReRe pensieri più o meno realizzabili e più o meno realistici che hanno affollato la mia testa in questo fine aprile. Questi e molti altri.

sabato 13 aprile 2013

Marzo: padrone e schiavo nel "giro A"

Il "Giro A", per la mia nomenclatura, è il base-base e l'ho introdotto lo scorso autunno, come risultato della mia crescente voglia di trail. Il bello di questo giro è che si svolge qusi interamente lontano da strade trafficate: si snoda per i campi e serpeggia per le colline tra la vite, l'olivo e il cipresso. Essendo il giro standard l'ho percorso con ogni condizione di meteo e più o meno ad ogni ora del giorno. Ricordo bene che ad ottobre, quando sono cominciate le prime uscite al buio, ero uso a portare una frontale con me. La frontale è un rimasuglio del mio equipaggiamento da corsa sulle strade trafficate o sulle ciclabili.
Pensavo: "Beh, fondamentale la frontale per i percorsi un po' più accidentati, basta mettere male un piede, e...".
Ora, questo percorso è collinare, non ci sono grosse asperità da affrontare ed evitare: dopo un po' lo si impara...

Doveri e oneri sono compresi nel possesso. Ed ecco che, attraverso un percorso così, ripetuto e ripetuto, la frontale porta all'attivazione di uno strano meccanismo. Potrei dire che si finisce col credersi padroni della luce, che però per forza di cose ci porta a vedere solo ciò che rimane nel raggio d'azione della frontale. Ma per la strana sfaccettatura della realtà, per la quale si è padroni solo di ciò che non si possiede, una volta che si crede di possedere una cosa, se ne diventa schiavi senza crederci, o senza saperlo.
Padrone della luce e, quindi, schiavo della mia frontale.

Bello quindi, quando, quella sera, indebolito dal sonno carente, nel bel mezzo del giro A, mi immaginavo assalito da animali d'ogni sorta. Ero schiavo del mio frontale e, preso da una strana agitazione, ad ogni fruscio mi giravo cercando di scoprire la causa del rumore. Credevo di non poter veder niente se non avessi potuto illuminarlo con il mio frontalino e i gufi, le civette, i gatti selvatici e le volpi, diventavano spettri d'ogni sorta e cattiveria. Ad un certo punto, mammalucco come sono, sono inciampato in una radice e sono finito per terra. Che scena impietosa per tutti i miei spettatori immaginari... e che scena comica per tutti gli animali che nel buio sanno perfettamente come muoversi. Disteso per terra, col frontale rivolto verso il terreno e il mio ginocchio sbucciato mi sono sentito assalito da mille carnivori letali!
E' bastato aspettare, per rendersi conto di ciò che era la realtà: ero una cimice voltata a pancia in su, ero solo un omuncolo che credeva di possedere la luce e di poterci vedere perciò al buio. Un Prometeo dei poveri che si era autodotato di un fuoco, di cui non conosceva il segreto. Che ridicolo!
Al ritorno da quel giro ho utilizzato sempre meno il frontale, cominciando perciò a correre il mio giro A alla luce del buio. Ora non la prendo nemmeno più su. E penso che ora vedo molte più cose di quando avevo una frontale. Miglioro i sensi e la propriocezione. Vedo la cupola di luce rossa della città quando è nuvoloso, e la cupola stellata della notte quando c'è limpido. Distinguo la mia ombra quando è creata dalla luna, distinguo meglio gli animali e mi preoccupo meno dei rumori. Non sono padrone della luce, ma sono libero nel buio.

Almeno questo è quello che mi piace credere, ecco...

Rimettendo a posto il diario:
Settimana 25-31 Mar:
  • Corsa: Lun 10, Mar 10, Ven 10, Sab 9, Dom 11;
Settimana 1-7 Aprile:
  • Corsa: Mar 10, Mer 9, Gio 10, Sab 12, Dom 9;
  • Scialp: 300 D+ Ven;
Marzo allora mi ha visto fare:
  • Corsa: 18 sessioni, 191 km;
  • Secco/Pesi: 4 All;
  • Scialpinistica: 4 tot 3000 m disl.
Marzo 2012 cosa mi aveva visto fare?
  • Corsa 18 all e in tot 159 km...ok sopra media e sono soddisfatto
  • Bici da corsa 4  all in tot 220...insomma :-/
  • Mtb 2 all e 55 km
  • Trave 7 all
  • Boulder 3 all
  • Arrampicata 4 all
Si insomma... sessioni di corsa decisamente allungate per me! Bene! Ma ero molto messo meglio con l'arrampicata... :-( Come manca poi la bici :-( Arriverà con la primavera credo...

JMBReRe

venerdì 29 marzo 2013

Le gare, secondo me, sono come gli Oracoli

Ultimamente mi sono dovuto confrontare con l'argomento "gara" in diverse discussioni. Questo principalmente per via delle ultime notizie spiacevoli riguardo a gare di endurance che sono state comunque iniziate nonostante condizioni meteo critiche. Questo ha provocato spiacevolissime conseguenze sulla salute dei partecipanti che si sono comunque spinti verso il loro limite, come, secondo me, in una gara, è giusto aspettarsi. E' già successo, e succederà ancora. Non è questo il posto in cui io riesca a discutere di questo argomento. Non riporto link riguardanti queste notizie: penso che chi è dell'ambiente si sia già interessato e abbia in testa già diversi esempi, sia recenti che datati. Chi non è dell'ambiente può sicuramente interessarsi senza il mio aiuto.

Qui vorrei parlare di come la vedo io. Di come interpreto io la cosa: la possibilità di spingersi fino ad un limite che, se valicato, può portare a conseguenze estreme. La ricerca di questa possibilità. Regalarsi questa possibilità. Sia in allenamento, sia in gara. A fine giornata, di notte o all'alba. Di domenica o il lunedì di Pasqua. Di quanto sia coscente/incoscente lo spingersi fino a questo limite. Di quello che può essere il proprio tornaconto, se ce n'è uno. Capire perché questo tornaconto non possa essere spiegato, se non con la ricerca del tornaconto stesso. La ricerca della soluzione, sembra essere la soluzione stessa.

Secondo me, quindi.... assolutamente e candidamente solo secondo me. Da figlio minore dello sport.
Dico solo che raggiunti certi livelli di fatica, di coinvolgimento, di eccitazione, ci si stacca dalla realtà. Questo può accadere nella corsa, come nel boulder, come nell'arrampicata sportiva, come in quella alpinistica. Come nella bici. Quello che credo è che la facilità con la quale ci si stacca dalla realtà dipende dalle nostre naturali propensioni, e credo che rincorriamo ciò che più rapidamente ci fa trasportare. Dico che la ricerca di questo distacco, a qualcuno che lo ha provato, sia incentivata dal fatto che, fuori dalla realtà esista un proprio io felice e puro, selvaggio. Selvaggio nel senso che ci riporta ad affrontare i problemi più fondamentali della natura umana: sete, fame, affaticamento, necessità di calore e riparo. Libertà di poter pensare ad altro, a quello che si vuole: a qualunque cosa. Quell'io ha tutto ciò di cui ha bisogno perché è libero in tutti i modi in cui non lo siamo noi. Essersi trovati di fronte a questo io può aver fatto piacere e non si può fare a meno di cercare di nuovo di riuscirci.

Quante volte capita di chiedere a persone o canzoni o libri di portarci via dalla realtà? E' uno stato mentale e fisico che ci fa volare via come può farlo alla pari il sonno. L'ambiente circostante e il contesto d'altra parte agiscono  accelerando o decelerando questo processo: sempre a seconda delle propensioni personali. Uno può volare via in fretta in mezzo ad una folla prima della partenza, oppure uno vola via più facilmente da solo mentre corre in un bosco. Dipende da ognuno. Uno magari vola via leggendo il suo libro preferito in treno. Oppure ascoltando un pezzo con l'ipod in metropolitana.
La gara, secondo me, accelera questo processo: è eccitante e narcotizza. Ci fa raggiungere prima quello stato. Quello stato muta nel tempo e può passare dallo stato di grazia iniziale a stati via via più confusionali o incoscenti o di eccitazione o deprimenti. Per me, anche l'arrampicata è così: il fatto che il pericolo percepito sia maggiore, ci fa subito dimenticare il resto e ci porta via. Con diversi tempi e diverse intensità, le attività agiscono su di noi. E siamo noi stessi somministratori e somministrati di questa medicina. Registi e attori. Siamo anche sceneggiatori? Con che grado di libertà possiamo scrivere il copione? Quanto coscientemente? Quanto arbitrariamente? Quanto è già scritto?

Una sorta di ricerca di quell che siamo e delle personalità che incarniamo a seconda delle situazioni.


Per questo dico che l'attività sportiva è la ricerca di se stessi. Da qui, il parallelo con l'Oracolo di Delfi.

Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.
Oracolo di Delfi


Attività sportiva...Sia quella indiviuale che quella di squadra. La gara offre la possibilità di essere spinti da un vento favorevole verso l'isola dove incontreremo il nostro io selvaggio. E non è uguale per nessuno in assoluto, è sempre relativo e soggettivo, anche a parità di prestazione. Anche a parità di tutto ciò che è l'esterno, perché dipende fortemente dalle attitudini personali ed è legato alle percezioni, ai propri feedback che confrontano lo stato attuale con la condizione che vorremmo percepire. Dico solo che la gara o l'allenamento più estremo porta questi feedback a funzionare male, ci porta fuori controllo e, in altre parole: ci mette nelle mani di questo nostro IO che agirà in base alle più pure leggi che sono scritte dentro di noi. Qualcuno può aver paura di scoprire ciò che è scritto dentro di ognuno: se ci fosse scritto di agire in modo sbagliato? Incoscente? O, peggio, vile? E che dire se ce ne fosse scritto qualcosa di buono? Che ci piace? Che ci fa pensare che il nostro IO sia meglio di noi stessi? Non cercherei di rincorrere per sempre quello stato?

Nella Storia Infinita dicevano: "Le sfingi sanno vedere fin dentro al tuo cuore".


Non si mente a se stessi.

E ancora:

"-Tu non capisci un bel niente! Il peggio deve ancora affrontarlo.
La porta dello Specchio Magico: si troverà faccia a faccia con il proprio io.
- E con questo? Che vuoi che sia per lui?
- Eeh, tutti sono convinti che sia facile...
Ma sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi.
Posti di fronte al loro vero io pressochè tutti gli uomoni fuggono urlando! "

Esopo ci insegna anche che, se è questo a cui ci si vuole sottoporre, alla purità del giudizio non ci si sottrae. Perché è la realtà delle cose a giudicarci a prescindere dallo stato in cui ci troviamo. Come dice la favola di Esopo, la decisione è nelle nostre mani, come un passerotto. Qualunque personalità si stia incarnando nel momento dell'attività si deve tenere ben presente che il passerotto è nelle nostre mani. Nelle mani del nostro IO: incoscente, selvaggio, delirante, eccitato, depresso. Spingersi al limite e cercare questo limite è procurarsi l'occasione di presentarsi alle nostre diverse persone. Prendere il rischio di presentarsi a queste persone. Vale la pena, non ne vale la pena? Fino a che conseguenze accettabili? Con che grado di rischio? Le risposte sono tutte personali, come un passerotto nele nostre mani. La ricerca della risposta, sembra essere la risposta stessa.

Io dico.... Conosciamo noi stessi, che dentro di noi c'è una folla.

"Conosci te stesso" ... 

Vi lascio alla favola...

Esopo - L'imbroglione
Un imbroglione s’era impegnato con un tale a dimostrare che l’oracolo di Delfi mentiva. Nel giorno stabilito, prese in mano un passerotto e, copertolo col mantello, andò al tempio, si fermò in faccia all’oracolo, e gli chiese se quel che teneva tra le mani respirava o no. Se gli fosse stato risposto di no, egli intendeva mostrare il passero vivo: se invece gli fosse stato detto che respirava, l’avrebbe strozzato prima di tirarlo fuori. Ma il dio, comprendendo il suo malizioso proposito, rispose: “Smettila, uomo, perché sta in te far sì che ciò che hai in mano vivo oppure morto”.

NB: la morale che si trova scritta è un tantino diversa. Come disse Doc in Rotorno al Fuutro: "Ho pensato: chi se ne frega?" La mia interpretazione è questa. Credo che nessuno riporterà qui Esopo per dirmi che sono un c******e che non ci capisce na cippa della sue favole.... Mi prendo tutto il vantaggio di essere distante secoli da lui...

Tag per tirarsi il trip mentale

Settimana 4-10 Mar
  • Corsa: 4 all: lun mar mer 10 10 10 e dom 20;
  • Trave: 1 All;
Settimana  11-17 Mar
  • Corsa: 4 all: 11 Mar 10 Merc  10 Sab  10 Dom;
  • Trave: 2 All;
Settimana 18-24 Mar
  • Corsa: 4 all: Mar 10 Mer 10 Gio 10 Dom 11;
  • Trave: 1 All;
  • Scialp: 700 D+ Mar, 1000 D+ Sab;
"...alcune persone che inalarono quei fumi furono invasi da furore profetico..."

JMBReRe

venerdì 15 marzo 2013

Naufragio sull'AltaVia: perdonami Wilson

Ieri sera ho rivisto una delle scene che io reputo una di quelle con la potenza cinematografica maggiore di tutti i film che ho visto.

Altrochè se è bella. Bella in tanti sensi. Commovente.
Mi ha fatto ripensare a quel giorno in cui un temporale mi ha fatto ritirare dopo solo due giorni dall'inizio della mia AltaVia n°1 valdostana (altavia), tentativo in autonomia e in solitaria. Per farla breve: avevo bivaccato con una tendina talmente vecchia che dopo due minuti di pioggia, l'acqua cominciava già ad entrare. Era notte, nei pressi del Lac de Barme. Il vento era forte, almeno questa era la sensazione. Lo sballottamento del telo leggero della tenda me lo lasciavano intuire. Ricordo solo di come stavo attaccato ai paletti perché il vento non strappasse via tutto. Ricordo le gocce d'acqua che scorrevano all'interno della tenda sopra la mia testa. E il fiato illuminato dalla frontale. Ma quello che mi ricordo è il pensiero che mi trapanava: dover rientrare anzitempo senza proseguire. Mi attaccavo ai paletti sperando che il temporale passasse in fretta, che non facesse troppo danno. Speravo che Qualcuno la facesse smettere - la montagna forse, ti rende agnostico-. Fattosta che mi sono addormentato e, senza vestiti nel mio sacco a pelo, ho atteso mattina...

Non è rimasto nulla di asciutto. Proprio come nel film, mi sono risvegliato e ho trovato il mio amico immaginario mentre galleggiava tra le onde: irraggiungibile... Il rientro è stato forzato dalla pioggia incessante del mattino, e dalla rottura della macchina fotografica, che è stata una batosta, moralmente parlando. Ingenuità forse? Si poteva fare diversamente? Certo, si poteva fare anche a meno di andare, quindi  non è questo il punto. Non è stato difficile rivestirsi con i vestiti inzuppati e gelidi. Il difficile è stato decidere di rientrare a casa. E' stato li, che ho ripreso la corda della zattera e ho lasciato andare Wilson.

Nel caso di Cast Away, Chuck Noland si era affezionato ad un amico immaginario fisico. Io mi ero affezionato a quello che stavo facendo. Che era diventato un tutt'uno: a modo suo, un amico immaginario in cui deporre e con il quale condividere sentimenti per non svuotarsi con la solitudine. Un amico insomma: qualcuno in cui si depone qualcosa di prezioso. D'altraparte il trekking in autonomo è una di quelle cose "che ti sottraggono dalla solitudine senza dare il conforto della compagnia".

La scena che ho rivisto mi ha ricordato come può essere paradossale il fatto che l'attaccamento a qualcosa che esiste solo nel mondo ideale ci possa spingere fino a rischiare di farci affogare, nella vita reale. Se lo perdi, perdi qualcosa di ideale, ma l'amarezza la si sente nel mondo reale. Un amico che se ne va e te che resti, o viceversa. Fattosta che è una parte di te che si allontana e che non percepisci più che nell'ora del ricordo...

Tristezza, amarezza, quindi, nel ricordo. Una parte di me resterà attaccata a quel paletto in quella tendina, boccheggiando e per sempre galleggiando, tra quella corda che sfugge e quel pallone che naufraga.
Perdonami Wilson.

JMBReRe

venerdì 8 marzo 2013

Febbraio

Allora rimettiamo a posto questo diario:

Settimana 25 feb-3 mar:
  • Corsa: 4 all: Mar 10, Mer 10, Gio 10, Ven 8; 
  • Scialp: 1 Sab 1000D+, 1 Dom 300 D+?; 
In definitiva febbraio conta:
  • Corsa: 18 all, 274 km; :-) 
  • Scialp: 1 da 1000 D+ -> :-( Che pena 
Il febbraio 2012 mi aveva visto fare:
  • Corsa: 17 all -> 159 km ...uhm de dum....può andare bene dai...
  • Bici da corsa: 0 all ...molto bene direi, sono un asino!
  • Mtb: 1 all...come non averlo fatto...35 km
  • SnowAlp: 1 da 700 :-(
  • Arrampicata: 2 all
  • Trave: 7 all
In pratica allora confermo che nel 2013 gli allenamenti di corsa sono più lunghi (nel 2012 si ha la media di 9.57 km a sessione, nel 2013 si ha 15.2km a sessione, quindi va bene così...). Di quest'anno devo ancora toccare bici, devo ancora cominciare trave (tranne ieri sera, una capatina), devo ancora uscire fuori per arrampicare. Molto male!

Va bene, questo è un post di passaggio! Stringato, in attesa di nuove idee.

Buon allenamento a tutti...

JMBReRe