«En redescendant, le cœur léger, je sifflote gaiement. Je viens de gagner le ticket pour le cap Horn, l’Amazonie… Ah ! Connaître l’enfer vert, la chaleur suffocante, les moustiques, les papillons aux ailes moirées, manger de la soupe de perroquet Ara, de la queue de caïman, avaler des larves gluantes, découvrir les mers du sud, entendre rugir le vent des quarantièmes, entendre hurler celui des cinquantièmes en doublant le cap Horn, siffler le dauphins qui dansent au clair de lune, apercevoir les glaciers qui brillent au fond des fjords ! Je veux vivre à en crever…»
JMB

mercoledì 9 luglio 2014

Ehi, ciao (+ giugno '14)

Qui vicino c'è una stradina bianca che fiancheggia il verde reticolato del giardino di una casa vecchia.
Il verde reticolato corre parallelo a due filari di vigne: questi vanno tutti ad attaccarsi, infine, ad un muro a secco.

La casa offre, con una piccola scala color cemento, il suo lato più dolce a questo bel giardino.
Ogni volta che passo correndo accanto a quel giardino spero sempre che ci sia quel cagnolino simpatico che mi viene incontro facendo le feste.

Appena sente il rumore dei passi che sia avvicinano parte a tutta forza dal pergolato, supera con un solo passo tutti i gradini della scala color cemento e si mette a correre sotto i filari e mi viene incontro. Non riesce mai a fermarsi in tempo e quindi lo supero nell'altro senso. Così lui frena subito e riparte a rincorrermi sollevando la morbida erba tagliata con l'affanno di un ritardatario.
Rapidamente il giardino volge al suo termine e il simpatico cagnetto riprende le scale e se ne scompare.
Non ho mai capito dove va a finire e perché non resta con me fino alla fine. "Tornerà alla sua cuccia li sotto il pergolato", mi dico...Sempre la stessa scena. Ad ogni mio passaggio...

Oggi ho volto controllare dove va a finire... ho guardato bene. Come da copione spunto dalla curva che da accesso alla stradina bianca e quel cane mi viene di corsa incontro. Mi viene incontro... abbaia, scuote la coda, sembra rimbalzare su quelle sue zampette.
Non rallento, ma ormai il giardino è quasi superato, il cane ripercorre le scale e sparisce. Mi avvicino un attimo di più e getto lo sguardo aldilà della rete e noto che la sua cuccia è vuota..

Avanzo. Oltre la casa c'è una corte. Una di quelle classiche corti da cantina vinicola. Dei vòlti, la ghiaia, i sassi a vista, un trattore fermo. Sui balconcini, davanti alle finestre coperte da tendine bianche, ci sono gerani rosa, rossi. Tetti amaranto, tegole scomposte. Filtra un sole color ambra, che illumina le grondaie bronzee. L'odore è di cantina, di polvere e di soffitta. Tutto assieme è riunito e persino quasi soffocato in quattro mura: in un unico quadro in cui nessun componente è stato disegnato per poter fuggire.

Sono già aldilà del problema quando qualcosa attira la mia attenzione. Giro la testa e lassù, dal balcone del secondo piano della casa grigia e vecchia, vedo la sagoma del cagnetto e le sua coda inquieta. Io non ci vedo benissimo con gli occhi, ma qualcosa mi fa capire che mi sta guardando. Qualcosa mi fa pensare che ogni volta che lui spariva era per salire lassù e guardarmi correre via.

Io, non so perché, ecco, si, non saprei perché, ma alzo la mano per salutarlo.
E poi contino a correre, pensando alla differenza che c'è tra tra un amico e un vero amico.

Subito mi sono sentito un po' stupido ad aver salutato un cane...ora a ripensarci, un po' meno.

Cos'è essere amici se non questo?
Attendere, proseguire assieme, staccarsi, salire le scale di casa, andare sul balcone senza che nessun altro (neanche l'amico) lo sappia e dare inizio ad una nuova attesa?

Grazie, caro cagnetto...ricordamelo sempre che sognare conviene...

Chi? Assieme, intendi? Loro? Noi?
"Cosa vuol dire per sempre?"
Boh.... pensavo a questo e ad altre faccende simili...

Arrivato e passato anche questo giugno...Che dire? beh sicuramente giugno si riconferma mese propizio per gli allenamenti, complice il clima mite e le giornate più lunghe. Statisticamente quindi si conferma essere uno dei mesi più produttivi, ora vedremo luglio. Luglio arriva con la prima settimana con stop forzato causa lavoro. Arriva l'ironman a fine mese. Con i suoi passi pesanti sulla ghiaia. Nessun problema: lo aspetto. Gli andrò incontro festante, lo supererò, lo perderò e lo ritroverò. Poi lo guarderò andarsene....Seguo i miei sogni come un cagnetto dal balcone.

Ora diariooooooo
Settimana 2 - 8 giu:
  • Corsa: 5 all: 8 Lun, 8 mer, 10 gio, 6 ven, 8 sab;
  • Bici: 40 lun, 40 sab, 50 dom;
  • Nuoto: sab e dom (acque libere)
Settimana 9 - 15 giu:
  • Corsa: 2 all: 8 mer, 11 dom;
  • Bici: 50 mar, 45 sab, 50 dom;
  • Nuoto: Lun, Mar, Gio, Dom;
Settimana 16-22 giu:
  • Corsa: 10 mar, 8 mer, 10 gio, 8 sab;
  • Bici: 25 sab, 100 dom;
  • Nuoto: lun;
Settimana 23-29 giu:
  • Corsa: 8 lun, 9 mer, 8 gio, 10 sab, 15 dom (400 D+);
  • Bici: 35 mar, 80 dom;
  • Nuoto: Mar, Mer;
Settimana 30 giu- 06 lug:
  • Corsa: lun 8, mar 8; sab 8, Dom 8;
  • Escursione: Dom;
Giugno 2014:
  • Corsa: 18 all, 174 km; :-)
  • Bici: 11 all, 605 km; :-)
  • Nuoto: 10 all; :-)
  • Secco: 2 all; :-(
Ma ora facciamo un piccolo confronto con i miei alter ego del passato...
Giugno 2013 avevamo fatto:
  • Corsa: 14 all, 141 km;
  • Bici da c: 500 km in 9 allenamenti;
  • Nuoto: 1000 m;
  • Mtb 105 km, 3 all;
  • 2 esc: 1400 mt;
  • Scialp: 1100 D+;
Giugno 2012 avevamo prodotto:
  • Corsa: 15 All, 156 km, buono, in media.....
  • Bici corsa: 10 All, 380 km, ok...
  • Mtb: 2 All, 46 km, con catena rotta nell'ultimo giro...ah ah...
  • Escursione: 1 1000D+
  • 2 vie di roccia
JMBReRe

martedì 10 giugno 2014

Appena dietro l'angolo (+ Maggio 2014)


In generale, secondo me, la felicità è dietro l'angolo delle nostre aspettative. Cosa significa questo?
Nella testa ho una città. La mia testa è una città. Una città in continua evoluzione.
Ed io, io passo la vita a costruire: pensare, immaginare, sognare, dedurre, calcolare.
Ed io, io passo la vita a passeggiare: percepire, sentire, assaporare, toccare, indagare.
Ponti, parchi, case, scuole, uffici, supermercati, stazioni. Attraverso, passeggio, abito, frequento, visito.
Tanto per fugare subito le aspettative dei miei lettori, si! ci corro anche ogni tanto per la mia città. Ma mi piace correre un po' fuori dal casino, in campagna.
Dove non è raro trovare il cipresso scosso dal vento, l'olivo contorto, il ciliegio in fiore illuminato dalla luna, le lucciole lampeggianti in un roveto, il ramo della vigna verde e arrotolato che cresce fino al bordo strada.
Strano a dirsi, ma non conosco proprio tutte tutte le viuzze di questa città. Sapete, ci sono quegli angolini nascosti di cui ignoro l'esistenza. Quelli che, quando si visita una città straniera, si è tanto contenti di fotografare perché si pensa di essere gli unici ad aver visto. Un balconcino con sopra dei gerani. Una pianta di limone. Un piccola seggiolina blu appoggiata vicino ad una porta rossa. Un gatto che riposa su delle tegole arancioni. Ed allora si torna a casa intitolando l'album di foto tipo: "la mia Parigi", "la nostra Londra"...si, perché entrando a conoscenza della particolarità, si sente di conquistare il possesso della generalità. Il particolare assume un connotato quasi intimo e perciò confidenziale. Quasi la città si sia messa in contatto con solo noi e noi soli. Come una ragazza che pensiamo possa guardar solo noi in quel modo... con quegli occhi di cui pensiamo essere gli unici a saper descriverne il colore.
Beh, dicevo, che non conosco tutti i particolari di questa città, come non conosco tutte le rughe della mia mano! Ed è ancora più sorprendente perciò, a volte, prendere una viuzza sperduta e ritrovarsi in una grande piazza che si riconosce subito ed esclamare: "toh, guarda dove siamo finiti". Mi sembra normale percorrere spesso la stessa strada quando giro per una città. La mia città non fa eccezione.
Se nella mia città le strade sono pensieri e le case sono aspettative, la felicità è proprio dietro l'angolo.
Nella mia città i ponti sono deduzioni e i palazzi i desideri. La serenità, la bellezza, la tranquillità, la soddisfazione, non sono mica dove uno se lo aspetta.
Sono appena li dietro.
Sono appena li dietro, dove quel gatto si sta stiracchiando sulle tegoli arancioni, proprio sul tetto di quella casina dalla porta rossa, con un balconcino pieno di gerani e una vecchina che si appresta ricurva a sedersi su una seggiolina blu. 
Ma perché dico questo? Dico questo perché mi domando in continuazione se sia il caso di farsi delle aspettative. Le aspettative generano molte volte delusione, perché il più delle volte non si riesce ad andare oltre. Ma semplicemente perché hanno preso spazialmente il posto alla nostra idea di felicità, o comunque di soddisfazione, emozione, brivido. Se abbiamo molte aspettative dobbiamo solo essere un pochino più bravi e più curiosi, perché magari, dove ci aspettavamo un bell'angolino, troviamo il retro disastrato di un supermercato.
Il fatto fortunato è che la realtà va già di per se, spesso, oltre le nostre aspettative. In tempi e modi che noi non immaginiamo, ovviamente.
Ecco, io la settimana scorsa ho fatto il mio primo 70.3 (nb: gara di triathlon) e me lo sono preparato così tanto mentalmente che dove mi aspettavo di emozionarmi sono rimasto proprio indifferente. Prendiamo l'esempio della partenza in acqua: ecco io mi aspettavo di cagarmi addosso. Invece zero, partivo come parto per un allenamento. La cosa, magari, in questo caso ha giocato a favore, abbassando il mio livello di tensione. Fattostà però che ho vissuto una cosa stra-ordinaria (nel senso, fuori dall'ordinario) come una cosa qualsiasi.
Prendiamo l'esempio del tappeto blu, che c'è alla fine della gara, prima del traguardo. Gente, fotografie, urla, battiti di mani... tutto normale, perché, forse, aspettato. 
Io, ecco, sono quasi convito che queste foto rimarranno, ma con gli anni e con le altre gare passeranno. 
Invece sarà difficile dimenticare ciò che non sapevo immaginare. Non dimenticherò mai quello che ho provato nel modo che non mi aspettavo. Ogni volta era un colpo: la realtà sembrava dirmi "toh, tieni questa!" mentre mi colpiva in pancia con l'immagine delle vette Svizzere innevate, e con la sensazione calorosa e bellissima di essere da sempre in viaggio e in viaggio per sempre. La bellezza di metter il braccio fuori dal finestrino quando si guida una macchina non è nulla al confronto di sentirsi in grado di volare. Nudi e soli per i prati. Mentre la propria bici, sospinta non si sa più neanche da chi, scollina una volta in più, di nuovo, per ricominciare a planare nell'azzurro di un lago che luccica.
E poi, c'è lui. Tra il pubblico che si accalca verso la fine del tracciato della corsa c'è il bambino piccolo e occhialuto che tende la mano attraverso le gambe dei genitori e la transenna. Tende la mano come potrebbe tenderla un detenuto che cerca di rubare le chiavi allo sceriffo che sta passando a controllare le celle. Per far arrivare la mano più vicino ancora a me che sto passando. Vuole toccare con mano la libertà che quel corridore rappresenta..il privilegio che rappresenta. Leggero, assoluto e incredibile privilegio, di chi sa di poter permettersi di delegare e relegare in un'attività sportiva la propria felicità. Leggera, assoluta e incredibile sensazione. Che è il parallelo di chi si può permettere di disperare per cose banali. Penso che chi si può permettere di disperarsi per cose banali può considerarsi altrettanto privilegiato (ma ne parleremo la prossima volta...sarò categorico, ma credo che chi possa gioire e fare dello sport la propria felicità, tanto quanto colui che può permettersi di disperare per un telefono rotto, possa considerarsi privilegiato, considerando lo standard umano).
La città allora si mette in contatto con me. Sembra di essere di corsa per le strade della mia città. Con i ciliegi in fiore appesi alla luna. Dove le lucciole brillano nei roveti. Dove i cipressi sono scossi dai venti tiepidi. Dove scollinando e risalendo sembra di poter far sorgere e tramontare il sole a proprio piacimento. Li ci sentiamo di scattare una foto che ci portiamo a casa.
"La mia città" è il titolo dell'album. "è li che ci siamo parlati per la prima volta...", è il sapore dei nostri racconti. Faccio foto che non dimentico. 
Non posso fare altro che tendere la mano di rimando.
Sembra di poter "fare come l'acqua che cade laggiù in fondo", creare bellezza, toccare felicità. Sembra di toccare un ramo di vigna verde che, nella notte, è cresciuto apposta per poter arrivarci vicino, a portata di mano, e farsi toccare.
Settimana 28 Apr - 05 Mag:
  • Nuoto: Lun, Mer, Sab;
  • Bici: Gio 40, Sab 60;
  • Corsa: 8 Mar, 8 Gio, 8 Sab;
Settimana 05 - 11 Mag:
  • Nuoto: Lun, Gio, Dom;
  • Bici: Sab 40, Dom 25;
  • Corsa: 8 Mar, 8 Ven, 8 Dom;
  • Secco: Lun, Gio;
Settimana 12 Apr - 18 Mag:
  • Nuoto: Lun, Gio;
  • Bici: Sab 45, Dom 25;
  • Corsa: 8 Mar, 8 Ven, 8 Sab, 21 Dom;
  • Secco: Lun, Gio;
Settimana 19 Mag - 25 Mag:
  • Nuoto: Mar, Dom;
  • Bici: Sab 60, Dom 40;
  • Corsa: 4 Mar, 8 Mer, 8 Gio, 12 Sab;
Settimana 26 Mag - 01 Giu:
  • Nuoto: Mer, Dom (70.3 Rapperswil);
  • Bici: 90 Dom (70.3 Rapperswil);
  • Corsa: 8 Mar, 8 Ven, 21 Dom (70.3 Rapperswil);
  • Secco: Mer;
Settimana 2 - 8 giu:
  • Corsa: 5 all: 8 Lun, 8 mer, 10 gio, 6 ven, 8 sab;
  • Bici: 40 lun, 40 sab, 50 dom;
  • Nuoto: sab e dom (acque libere)
Indi per cui maggio 2014 conta:
  • Corsa: 16 All: 143 km :-) (mancano i lunghi!!)
  • Bici: 9 All: 375 km :-)
  • Nuoto: 10 All; :-)
  • Secco: 5 All :-(
Ricordo la legenda faccine: 
  • :-D  Benissimo (allenamenti sopra media)
  • :-)   Bene (allenamenti nella media, o comunque c'è motivo per star su di morale)
  • :-/   Senza infamia ne gloria (allenamenti pochino sotto media)
  • :-(   Male (allenamenti pochi, scarsi e fatti male)
  • :-<  Malissimo, sciagura, disastro, cataclisma (impossibile allenarsi)
Ma torniamo al diario: Maggio 2012 e 2013 cosa mi aveva visto fare?
Maggio 2013:
  • Corsa: 18 All 166 km;
  • Bici da corsa: 4 All 155 km;
  • Mtb: 5 All, 140 km;
  • Falesia: 1;
  • Via Alp: 1;
Maggio 2012 avevamo fatto invece:
  • Corsa:  9 All: 89 km, minimo storico credo :-(
  • Bici: 183 km in 4 sessioni :-(
  • Mtb: 230 km in 7 sessioni :-/
Storicamente quindi ho una media di uscita in bici da corsa di 40 km. Dopo dipende dal lavoro necessario (fondo oppure ripetute, ritmo, etc...). 2012 45 km ad uscita, 2013 38 km ad uscita, 2014 41 km ad uscita, ma con 9 allenamenti. Bene. Assolutamente necessario inserire i lunghi in questi due mesi in vista dell'IM di fine luglio...

Alé alé

JMBReRe


martedì 13 maggio 2014

Altimetria Lake Garda Marathon 2013 e 2014?

Altimetria maratona lago di Garda....Allora, da quel che forse ho capito sul sito ufficiale della Lake Garda Marathon non compare l'altimetria del percorso modificato l'anno scorso. Infatti se nel 2010 2011 e 2012 etc si correva da Limone fino a Riva e poi Arco, Torbole e Malcesine, l'anno scorso si è fatto un percorso un attimo diverso, con arrivo a Riva e partenza da Malcesine. Mi pare che anche quest'anno facciano così...boh...
Allora l'altimetria la metto come immagine...ma chi vuole la traccia gps mi può sempre scrivere che gliela mando....

Se ci sono km in meno è perché alla Garda Lake ci sono delle gallerie e il gps perde il segnale. In più missà che mi si era spento il Garmin e quindi non sono segnati gli ultimi 5 km, che però non erano a dislivello eccessivo...anzi...se uno volesse si guarda quella degli anni scorsi e studia l'altimetria della ciclabile che dalla zona industriale alle porte di Arco arriva a riva lungo il Sarca. Il percorso è quello. Cioè, la parte che l'anno scorso era al 25mo km ora è alla fine...la parte incasinata del percorso nuovo è proprio il lungo lago sotto Brenzone...quelle zone li...


Ecco tutto...
Ciao

JMBReRe

sabato 3 maggio 2014

Le paradis est là-haut

Corsica. Aprile. Mercoledì. Primo pomeriggio. La signora Carla scende da una macchina accesa e si incammina per la stradina che dalla chiesa serpeggia verso monte attraverso le ultime case del paesino di Soccia. Ha una pagnotta sottobraccio, come si confà e, banale a dirsi, come ci si aspetta faccia una signora che passeggia all'ora di pranzo sotto casa in territorio francese. Caracolla e cammina. Una macchina, una jeep con a bordo tre persone, le passa accanto. Lei saluta sorridente il conducente ma getta uno stesso sguardo curioso per tentare di dare un volto alle altre due figure che sobbalzano sui sedili lisci. La macchina ha il bagagliaio pieno. La signora Carla non sa cosa c'è nel bagagliaio. Non sa chi siano le altre due figure.
Al signor Mario piace la musica classica. Parcheggia e spegne la sua jeep e poi scende. Dopo esser sceso lascia la portiera aperta. Come un profumo di paste fuori da una pasticceria, il suono di una musica dolce si spande e prende a veleggiare nell'aria. Qualcosa lo attira, lo distrae. Lui è un uomo di montagna. Di boschi, di legna, di fatica e di mattoni. Lo si capisce dal fatto che se viene distratto lascia tutto com'è, tanta è la tranquillità a cui ci si abitua se si vive da pensionati in un paesino della Corsica. La tranquillità con la quale lascia aperta la porta della macchina, che finisce perciò per occupare gran parte della larghezza della carreggiata, e con la quale prende a conversare con un tizio che se ne sta seduto dalla parte opposta della strada, infatti, è evidente. Si mette a parlare di montagna, credo, e di una chiesa e una croce.
Francesco parla molto bene il francese. Con un tizio francese sa intavolare tutti i discorsi che vuole: dai consigli su come affrontare un sentiero, a quanti minuti deve cuocere un minestrone. Quando attacca a parlare o a camminare, potrebbe farlo per tutta la giornata. Ed è un bla bla bla in una lingua a me incomprensibile, fino a quando non si nominano o neige, o église, o croix, o piolet, o crampons, o pradis... cose così.... io mi fermo qui.
Io mi guardo i piedi, seduto su una panchina di pietra calda e liscia. Ho la mente confusa e annebbiata dallo sforzo e dal sole insistente. Sento sete, e bevo. Nella testa mi risuona come un mantra il verso di Byron che recita: "There is a pleasure in the pathless wood" (Childe Harold, Canto iv, Verse 178). Rimbomba...Non so perché ho in mente quello. Sento a stento i rumori della piazzetta. Bambini giocano vicino, lungo la stradella che conduce alla chiesa. Qualcuno sta parlando francese accanto a me. Non capisco nulla. Sento nominare una chiesa. Poi una croce. La neve, la montagna... il paradiso, forse? Mah, devo aver capito male...
Poi qualcosa attira la mia attenzione, come una eco, una voce che mi chiama da lontano. Come se stessi passeggiando accanto alla vetrina di una pasticceria, venendo preso dal profumo di paste caldo e morbido dell'aria. Una pace si impossessa di me e le chiacchiere in francese si diradano. Volgo lo sguardo verso la chiesa e i bambini non ci sono più. Al loro posto delle foglie secche vengono risucchiate in piccoli vortici assieme alla polvere. Da dove viene questa pace? Questa pace è il suono di una musica, che esce da un auto parcheggiata a qualche passo da me.
Non passa molto tempo che mi ritrovo inondato da questa musica: sono come una foglia secca, sono come polvere che vortica. Dietro di me un botto, uno schianto: si è chiuso un portellone, sono a bordo di un auto e mi ritrovo a scandire sorridente spontaneamente il mio nome. "Mario", sento rispondermi! "Ah ma sei italiano", sento dirmi!

Ora Mario chiacchiera in italiano. E guida la sua jeep su per una stradina. Pochi metri dopo esser partito, si volta e, attraverso il finestrino, con la mano, saluta la signora Carla che le sorride di rimando. Viene fuori che Mario è del Friuli, ma vive in Corsica da trent'anni, con sua moglie Carla, appunto. E' figlio di quella generazione che per lavorare 8 mesi all'anno viaggiava 2 mesi fino in Russia e poi tornava a casa in altri 2 mesi.... si... 2 mesi di viaggio, 8 mesi di lavoro, 2 mesi di viaggio. Si, giusto, fa 12 mesi. Di che? Lavorava come muratore. Ora è in pensione. Figlio, quindi, della generazione figlia della guerra, che nella prima metà del secolo vedeva la vita come sacrificio. O il sacrificio come orgoglio per la vita. O se non altro, almeno, non il sacrificio come sfortunata condizione o imposizione dall'alto. Nipote lui stesso degli stenti di un paese che riparte, è amante della condivisione e della realizzazione della collettività. Del Duomo o del Colosseo costruiti per tutti e più preziosi della ricchezza non condivisa del singolo. Capisce la corrente secessionistica delle zone economicamente più sviluppate. La comprende ma non la giustifica. Perché quel che era ricco prima ora è povero. E nella storia quanti ce ne sono di viceversa... Allora parla con piacere della Ruhr e del meridione dell'Italia, ma anche della Corsica stessa, che è passata dalla pastorizia al turismo con l'orgoglio e la cura necessari a non perdere la dignità. La stessa dignità che forse troppe mete turistiche di tirreno e di mediterraneo hanno perso nei grandi alberghi di lusso che si specchiano nel mare, spegnendo l'acqua turchese e le foreste verdi come fa un cielo nuvoloso. Inoltre Mario parla di cinghiali e, con il termine troia, penso, lui intende la scrofa. Le troie le usano in Corsica per riprodurre i cinghiali. Quindi il cinghiale perde la sua innata capacità di limitare la sua riproduzione. Risultato: boschi invasi da cinghiali mezzi maiali. Per noi, un argomento di conversazione in più.
Nella mia vaga sonnolenza mi ritrovo seduto ad un chioschetto su una di quelle sedie di plastica che fanno tanto estate. Dai quelle che si ti appoggi pesante all'indietro si piegano. Quelle che, se le impili, ne puoi portare anche 6 o 7 in braccio...  Ora sono più sveglio e osservo con più attenzione.
Mario parla ancora. E mentre parla, tratti della sua persona vanno e vengono dentro di lui con diversi ritmi. In primis ci vedo il suo fare montanaro che va e viene e si alterna col suo fare da muratore. Appare evidente questo scambio quando ci dice con malinconia, guardando sul fondo di un bicchierino da caffè, che la montagna l'ha rapito, ma non da bambino. 
Un secondo ritmo che vedo, alterna il suo fare curioso al suo fare paterno, lui che ascolta e lui che parla. E anche questo è un andare e venire continuo. Quando parla non lesina raccomandazioni conservative, è cauto e preoccupato. Quando racconta, non sembra riuscire ad arginare questo flusso: è il suo voler spronare i giovani ad un cambio di mentalità mischiato al suo voler avere per se qualcuno piccolo da accudire che possa fare tesoro dei suoi consigli. Di giovani, non gliene capitano a tiro tanto spesso. 
Un altro ritmo ancora è sovrapposto su di un piano diverso, ma altrettanto evidente: è un altorilievo. Ma è su un piano diverso perché è di natura fisiognomica se così si può dire: ha a che fare, cioè, con la nostra capacità di associare stati d'animo diversi ad espressioni del viso diverse. Zigomi alti e orbite incassate, ma niente mento sfuggente, anzi. Faccia  e testa tonde. I capelli sembrano i cespugli di una radura e le sopracciglia hanno il colore della calce viva che si sparge sui binari per limitare il crescere della vegetazione.
L'occhio è azzurro come un cielo spento e la pelle è fatta di argilla screpolata al sole. Il ritmo appare quando ride, ma non solo. Appare anche in contemporanea al suo chiudersi il naso tra pollice e indice per pulirsi dal muco. Con questo gesto richiama così tante diverse espressioni del viso che non lo si riconosce per quel breve momento. La pinza di due dita nella sua mano proietta il naso così distante da quella faccia che si teme non possa farlo mai più tornare indietro. Invece accade che lo fa: il naso torna da solo e rapido al suo posto, cioè al centro, a questo punto gravitazionale, tra orbite e zigomi.
Non so se abbia figli. Ma, anche se così fosse, qualcuno è padre anche senza avere figli. O non lo so. Fattostà che sembrava ci fosse un padre li a parlare. E un muratore sacrificato lontano in qualche steppa russa. E un boscaiolo di montagna che beve al mattino l'acqua dai ruscelli e si asciuga la bocca con la manica di una camicia a quadri. E questi personaggi vanno e vengono e, quando si incontrano per darsi il cambio prima di presentarsi sul fronte del palco ai bordi degli occhi di Mario, si danno la mano e si salutano da cari amici. Vanno e vengono come le onde del mare. E, come le onde del mare portano a riva gli alberi, costoro portano con loro i ricordi. 
Il suo viso sembra aprirsi e chiudersi sull'onda di una risata. Si apre e si chiude anche quando, come l'acqua della risacca che stagna per un istante tra gli scogli e viene prosciugata dalla corrente, un po' di muco stagna tra le narici del suo naso e Mario lo toglie con la mano. 
Ora Mario se ne va. Quasi come un nibbio che vada a cercare una corrente in una vallata vicino. Viene salutato calorosamente.
Ripenso al ritmo con il quale sa mostrare le sue diverse sfaccettature.Questo ritmo, è lo stesso ritmo che ha fatto la storia dell'isola. Il timore paterno di perdere ciò che ha reso bella la vita ha il suo sfogo negli attacchi minatori delle frange più violente dei conservatori. E la capacità di crescere dignitosamente la si vede ogni volta che spunta un giorno nuovo. Giorno in cui gli isolani stanno convertendo un economia pastorale ad una turistica. 
Ecco perché parlare con Mario e guardare Mario è stato come percorrere la Corsica a piedi. Proprio la Corsica stessa, nel suo essere isola, ha nel suo passato un momento nel quale è stata strappata al marino grembo materno per essere donata al regno delle terre emerse e, percorrendo i suoi sentieri, si va incontro al mare, al monte, alla neve che da l'acqua al ruscello. 

E, se si alza lo sguardo, c'è il nibbio reale che volteggia.

Cerco di ricomporre i pezzi: ne ho perso qualcuno. In sintesi io e Francesco stavamo prendendo un po' di respiro dopo una mattinata di camminata micidiale, in una piazzetta del paesino di Soccia. Eravamo a 6 ore di cammino per arrivare alla nostra meta giornaliera. Un pezzo iniziale infimo è una strada asfaltata che ha uno sviluppo esagerato a fronte di un dislivello minimo. Francesco con la sua parlantina facile ha cominciato a parlare e a chiedere informazioni ad un anzianotto che è appena smontato da una macchina con sua moglie. Finisce che costui ci da uno strappo per toglierci dai piedi quei 300 metri di dislivello di strada asfaltata. Non è nel nostro stile, ma siamo cotti. Io più di tutti. 
Poi mi vengono in mente altre cose. E chiedo:
"Ma, ascolta...avete discusso mezz'ora in francese senza capire che eravate due italiani?" 
"Si"
"Benone insomma!...Ho capito...  Ma ho sentito una roba... una parola tipo: église, o croix....?"
"Si. Perché mi ha detto della strada che passa accanto alla chiesa e sale fino alla croce, dove c'è un chioschetto alla partenza dei sentieri...cioè questo 'sto qui, il chioschetto...."
"Ma ho sentito anche les paradis....?? O una cosa del genere....?...che ti ha detto??"
"Bravo! Si!!! ...... Ha detto bon pour vous...les paradis est là-haut....cioè....io gli avevo detto che proseguivamo verso lassù, verso le montagne. E lui mi ha risposto: buon per voi...cioè...beati voi...! Il paradiso è lassù...."


Les paradis est là-haut.... già....e dove sennò...

Fine del mini racconto....

Allora adesso mettiamo un po' di ordine.
Settimana 14-20 Aprile:

  • Secco: lun, Gio;
  • Nuoto: Lun, Mar, Gio
  • Bici: 60 km;
Settimana 21-27 Aprile:
Trekking Corsica (cominciato il 19). Cosa mettiamo? Bah, non perdiamoci in dettagli...facciamo una escursione al giorno e mettiamo 1500 D+ di media...anche se...boh...

Quindi Aprile conta:
  • Secco: 6 :-/ 
  • Nuoto: 12 :-)
  • Corsa: 45 km in 5 allenamenti :-( che schifezza
  • Bici: 160 km in 3 uscite :-(
  • Mtb: 45 km (che cazzo è?)
  • Escursione: 8-9 uscite...mettiamole va....
Aprile 2013 cosa avevo combinato? Cosa scriveva il mio alterego un anno fa? Ecco:
Allora aprile 2013 mi ha visto fare:
  • Corsa: 16 all, 181 km, ok, nella media;
  • Bici da corsa: 2 tot 76;
  • Arrampicata: 2 falesia, 2 vie lunghe;
  • Scialp: 1 da 300... se non la mettevo facevo più bella figura :-(
Aprile 2012 cosa mi aveva visto fare?
  • Corsa: 10 all (direi sotto media...) 126 km (direi sotto media....)
  • Mtb: 3/4 all e in tot 130 km circa...boh...
  • Bici corsa: 2 e in tot 50 km...direi che abbiamo fatto pena...
  • Trave: 6 all, ok ci stà se scarichiamo l'ultima sett
  • Snow alp: 2 da 700 l'una...che goduria...
La bilancia si equilibria alla fine di questo mese rispetto all'inizio arrembante del 2012. Il task dei 2000 km annuali di corsa sembra che sia raggiungibile (essendo vicini a quota 900 a fine aprile), il task dei 10000 in bici sembra impossibile; il task dei 100'000 metri di dislivello in montagna sembra impossibile. 

Aprile è un mese di flessione e lo dicono le statistiche, mie. Si cambia. 
Dentro aria calda e fuori aria fredda. Via i giubbini, si corre in maniche corte. Arriva maggio col suo carico di  pollini nell'aria, con le sue serate temperate. Arrivano i primi doppi e le prime uscite in falesia. Profuma di magnesio questo inizio di maggio. Profuma di lavanda ed erba bagnata dalla pioggia. Di corde lasciate negli zaini troppo a lungo.

Diciamo che il mio alterego era fucilato...arrampicava già in questo periodo. Ma io sono alle prese con dell'altro ora. Bene. Mi fa piacere leggere i segni dell'evoluzione, del cambiamento.

Ad maiora

JMBReRe

venerdì 18 aprile 2014

In cerca di un attimo di pace

Dal pomeriggio di sabato 19 aprile fino al pomeriggio di domenica 27 ci potrete trovare in Corsica lungo il Gr20. La traccia GPS sarà registrata da questo dispositivo: findmespot.eu ...

Non è tanto comune farlo ad aprile. Quindi magari al ritorno scriverò qualcosa circa l'organizzazione/materiale, etc...magari a qualcuno può interessare...boh...

Volevo mettere una bella citazione sui viaggi. Ma mi è venuto in mente di dire un'altra cosa. Una delle citazioni più usate in questi casi è:  “Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.” (MP). L'ho letta persino stampata fuori da alcune agenzie di viaggio.
Fatemi un favore. Voi non usatela quando siete in partenza dai. Perché Proust non stava parlando di viaggi in questo caso...tanto quanto Nietzsche nella sua -"Da quando ho imparato a camminare mi piace correre"- non stava parlando di attività sportiva.

Oggi siamo polemici insomma....forse perché domenica scorsa non son riuscito a fare il doppio che avevo in programma..."Me tapino!"...


Infatti...
Settimana 7-13 Aprile

  • Secco: 1 lun, 1 Mer;
  • Nuoto: lun, mer, gio;
  • Corsa: 10 Mar, 8 sab;
Buoni allenamenti a tutti...
Dall'alto della sua dabbenaggine

JMBReRe

martedì 8 aprile 2014

L'allenamento innaturale (+marzo 2014)

L'incoerenza e il disallineamento mentale che possono trasparire dalle seguenti righe possono essere da attribuire a pesanti dosi di endorfine rilasciate in seguito ad attività fisica prolungata e reiterata. Oppure dovute al fatto che non ci pensavo mentre le scrivevo. La prima ipotesi mi piace di più perché può essere una facile giustificazione.

Allenantis allenandi...cioè, allenando ciò che bisogna allenare...

Ci pensavo l'altro giorno e mi son chiesto se l'uomo è l'unica specie animale che si allena. I effetti non ho mai visto ghepardi allenarsi facendo ripetute. Piero Angela non ne ha mai parlato. E neanche di gazzelle che fanno intermittente o intervallato, non ne ho mai viste.
Mettiamo caso che un ghepardo voglia allenarsi per avere più probabilità di prendere la gazzella. Se non lo fa è perché probabilmente lo sforzo necessario per l'allenamento non viene ripagato da un adeguato aumento di probabilità di poter prendere la gazzella, soprattutto nell'immediato. Infatti l'allenamento richiede dispendio di energie e richiede un adeguato numero di kilocalorie introdotte per il mantenimento dell'attività e per la costruzione della struttura necessaria all'adattamento generato dall'allenamento. Se il ghepardo non si allena è perché non ha a disposizione queste kilocalorie in più. O, perlomeno, non ce le ha a portata.
L'uomo si allena perché, una volta finito l'allenamento, ha delle riserve di cibo che gli permettono di recuperare e, alla fine, di rinvigorirsi. E qualcuno direbbe: si ma la gazzella perché non si allena visto che può trovare cibo ovunque? Beh, ma mettiamo caso che a fine allenamento lei debba sfuggire, stanca, dal predatore. Ne sarebbe certamente sopraffatta. Quindi alla gazzella non mancano le calorie necessarie al recupero e al rinvigorimento, ma manca il tempo e il luogo per riposare e recuperare. L'uomo questo ce l'ha. O nel corso della storia se l'è procurato.
Una volta capito di poter avere cibo stivato per poter rigenerarsi, e un luogo sicuro dove poter riposare, l'uomo ha capito che aveva la possibilità di migliorarsi a livello pratico, di allenarsi. Questo l'ha reso infallibile come predatore e l'ha reso invincibile come preda (o quasi, ammetteremo). L'automiglioramento, da questo punto di vista può essere visto, ed è diventato a tutti gli effetti, come un tratto dell'intelligenza. Salvo poi diventare, secoli dopo, degenerativo e definibile da alcuni come una forma di masturbazione, e assolutamente da rivedere in favore dell'autodistruzione (si veda Fight Club, per chi vuole...).
Allora diremo che i ghepardi e le gazzelle non si allenano. Perché per loro non ne vale la pena. L'uomo nel corso della storia lo ha fatto, perché se ne è costruito le possibilità e questo ha permesso alla sua intelligenza di sfogarsi e di svilupparsi. Anzi, la sua intelligenza è stato il veicolo stesso del suo miglioramento, ed è cresciuta insieme a lui. Ma oggi giorno, perché ci alleniamo? Perché corriamo, saltiamo, nuotiamo, pedaliamo, arrampichiamo? Cosa dobbiamo migliorare di noi che ci possa garantire una più alta probabilità di mangiare di più o di riposarci facendo fruttare di più la nostra capacità di adattamento? (Per carità, chi sta pensando che allenarsi garantisca un fisico migliore per poter aver più successo nel fare colpo sull'altro sesso meglio che lasci il post, che qui non se ne parla...credo che sia un tratto del tutto caratteristico dell'uomo moderno e niente di atavico che io voglia qui richiamare).
Allenamento, adattamento, intelligenza, capacità, speranza. Ed infine pure la morte. Cos'è che salva dall'insensatezza? Ci si arrabatta per capire cosa c'è in quello che vediamo, cosa vediamo di quello che c'è e come interpretiamo ciò che non si può spiegare. Giornate e vite intere a cercare il fiore perfetto, il pelo nell'uovo, l'ago nel pagliaio, la goccia nell'oceano, la mosca bianca. Non venendone a capo mai, ma riprovandoci di giorno in giorno. Passivamente o attivamente che sia.
Il mondo è tondo, il ghepardo che caccia la gazzella si morde la coda sul prato: un turbine che gira trascinando e inghiottendo se stesso. Un buco nero dall'altra parte dell'universo.
Poi c'è l'amore.
Che se ci si pensa non ha senso neppure lui al pari dell'allenamento innaturale. Come la presenza della vita, la simpatia, la speranza, le cime degli alberi verdi, la spumiglia bianca delle onde... i cirri... la luna... la buccia dell'arancia. Cioè come tutte le cose prese ad esse stanti e solo se non come se stesse, che non rivelano altro che la bellezza dell'essenza nella loro speranza, o la tristezza dell'ammanco nel loro desiderio.
Solo che ha la particolarità di poter riempire le cose per sempre, in modo simile, ma in modo trascendentalmente diverso, del concetto, che riempie le cose con il senso pratico di breve durata..Ha la particolarità di potersi spiegare in un brivido e da la sensazione di poter giustificare una vita; di poter sfuggire dal turbine e dal buco nero. E questo avviene nello sconcerto del rabbrividente, che è incapace di capacitarsi, di capire, di soffermarsi, di afferrare al volo e stringere al petto l'attimo che precede il palpito. Per migliorarsi non è necessario allenarsi, ma è il metterci l'amore, in qualsiasi sua forma, che salva dall'insensatezza, ed è il vero e ultimo, sebbene molto nascosto, tratto dell'intelligenza.
Quindi, di cosa stiamo parlando?

JMBReRe

Settimana 3-9 Mar
  • Corsa: 8 lun, 8 ven, 10 dom;
  • Nuoto: mer, gio;
  • Secco: gio;
  • Scialp: 1000 D+ sab;
Settimana 10-16 Mar
  • Corsa: 8 mar, 8 mer, 8 gio, 8 sab matt,8 sab pom, 8 dom;
  • Nuoto: gio;
  • Secco: gio;
  • Bici: 30 sab;
  • Mtb: 30 dom;
Settimana 17-23 Mar
  • Secco: lun, mer, gio, sab;
  • Nuoto: lun, mer, gio, sab, dom;
  • Corsa: 10 mar, 8 ven, 8 sab, 8 dom;
Settimana 24-30 Mar
  • Secco: Lun, Gio;
  • Nuoto: lun, gio;
  • Corsa: 8 mar, 8 sab, 8 400 D+ dom;
  • Bici: 50 dom;
Settimana 31 Mar- 6 Apr
  • Nuoto: mar, mer, gio, sab;
  • Secco: mar, gio;
  • Corsa: 8 ven, 11 dom;
  • Bici: 50 mer, 50 sab;
  • Mtb: 45 Dom;
Rullo di tamburi...Marzo 2014:
  • Scialp: 2, 1800 D+ :-/
  • Corsa: 16 all, 132 km :-) (si torna a sorridere, non sono tanti, ma il trend è cambiato finalmente)
  • Secco: 9 all :-/
  • Nuoto: 12 all :-) 
  • Bici: 3, 130 km :-( (siamo sotto un treno, ritardo nella preparazione preoccupante)
  • Mtb: 1 da 30 :-( (bah estemporanea...quest'anno le due ruote sono fiacche)
Marzo 2013 invece ?? Direi un volume allenamenti decisamente ridotto...bene!!:
  • Corsa: 18 sessioni, 191 km; (tanto per capirsi)
  • Secco/Pesi: 4 All;
  • Scialpinistica: 4 tot 3000 m disl.
Marzo 2012 cosa mi aveva visto fare? (ero preso duro con l'arrampicata!)
  • Corsa 18 all e in tot 159 km...ok sopra media e sono soddisfatto
  • Bici da corsa 4  all in tot 220...insomma :-/
  • Mtb 2 all e 55 km
  • Trave 7 all
  • Boulder 3 all
  • Arrampicata 4 all

mercoledì 19 marzo 2014

Festa del papà (+ febbraio)

Tempo fa, un mattino, ero ad una festa per il capodanno. non è che la festa era di mattina, il fatto è che era durata tanto.
Ricordo che prima di tornarmene a casa ero stato seduto per qualche istante vicino ad un ragazzo che cercava, senza tanto successo, di espellere dal suo corpo, vomitando, ciò che aveva troppo insistentemente bevuto nel corso delle ore precedenti. non stava proprio benone. anzi, stava abbastanza di merda
e, seduto, teneva tra le mani una scodella luccicante (sapete quelle che restano lucide perché le si è usate per l'insalata che nessuno mangia mai, in certe occasioni?). A fasi alterne si buttava in avanti abbassando la schiena e contorcendosi alzava il mento oppure si ritraeva all'indietro appoggiandosi.
La scodella luccicante faceva risuonare con delle piccole eco i conati.
La scena stava già andando avanti da tempo per quel che mi era dato di sapere e, gli organizzatori, o chi per essi, avevano già allertato la famiglia del ragazzo perché qualcuno lo potesse venire a prelevare e accudire per le ore successive.
Da li a poco sarebbe arrivato suo padre a prelevarlo.  
Entrò così nell'ampia taverna la figura di padre più stereotipata possibile. Non era solo l'unico adulto della sala, era contemporaneamente anche l'unica persona senza alcol in corpo, probabilmente. Sembrava venisse da un altro pianeta.
Colletto azzurrino sbiadito di polo abbottonata e maglioncino di taglia superiore. Pantalone in velluto chiaro.
Del resto non ricordo molto. I suoi tratti ora nella mia memoria sono come i primi scarabocchi di un pittore di strada che abbozza un ritratto.
Ricordo solo che non aveva un espressione cupa. Ricordo di aver quasi pensato che fosse stato contento di esser stato chiamato. Io credo avrei provato vergogna, fossi stato al suo posto.
Invece la sua espressione, la sua camminata e, poi, infine, la sua voce, dimostravano che di vergogna per suo figlio, forse, lui non sarebbe mai stato in grado di provarla. E ora, a proposito di vergogna, mi vergogno di averla anche solo pensata una cosa così.
A volte è bello aiutare. A volte è bello sapere che qualcuno si affida a te e a nessun altro. In questo caso non solo per necessità, ma addirittura per natura. Per discendenza. Come ci si potrebbe affidare per l'ultima chiamata della vita.
Del padre non ricordo le scarpe che indossava, ma ricordo che le stava usando per camminare sul pavimento sporco di birra rovesciata: quella che lascia i tacconi duri da pulire il giorno dopo della festa. Dopo aver raggiunto suo figlio lo ha guardato e gli ha appoggiato una mano sulla spalla più vicina.
Il ragazzo con la voce, ma prima ancora che con la voce, con lo sguardo, ha parlato.
Sollevando e torcendo in un solo colpo la testa dalla scodella, ha parlato.
Poiché uno sguardo non è solo occhi e luce ma anche deformazione del viso, postura e posizione della testa, lo sguardo è già di per se una voce: e lui ne parlava bene tramite.
Guardava dal basso verso l'alto e, gli occhi, che non erano affatto ne centrati, ne coerenti, ne attenti, mostravano una porzione bianca arrossata nella parte inferiore lasciata libera dall'iride e dalle pupille dilatate.
Le palpebre si sbattevano lente e irregolari ma sembravano da li a poco potersi chiudere definitivamente per il sonno. La bocca era piatta e si apriva di poco mentre mento e naso puntavano il pavimento. Con gli occhi cercava un viso conosciuto: questa era la voce del suo sguardo.
La lingua aderiva al palato superiore e la saliva impastava e legava tutto, persino le sillabe, che uscivano zoppicando invischiate le une con le altre, come può uscire contorcendosi un lombrico dal fango: questo era lo sguardo della sua voce.

-"Papà...andiamo a casa?-"
"Certo, adesso andiamo...-"

Auguri di cuore a tutti i papà.

Torniamo a noi...

Settimana 24 feb-2 mar:
  • Secco 4 all lun mar gio sab dom
  • Nuoto 5 all lun mar gio sab dom
  • Corsa: 6, 8, 8, 8 mar (matt) mer ven (matt + sera)
Febbraio 2014:
  • Nuoto: 16 all; :-)
  • Secco: 11 all; :-/
  • Corsa: 10 All, 70 km :-) finalmente!
  • Scialp: 3 uscite 2500 D+ :-/
Che dire: l'anno scorso ero super avanti di corsa. quest'anno arranco: complici le infiammazioni e il nuoto soprattutto...

Febbraio 2013
  • Corsa: 18 all, 274 km; :-) 
  • Scialp: 1 da 1000 D+ -> :-( Che pena 
Il febbraio 2012 mi aveva visto fare:
  • Corsa: 17 all -> 159 km ...uhm de dum....può andare bene dai...
  • Bici da corsa: 0 all ...molto bene direi, sono un asino!
  • Mtb: 1 all...come non averlo fatto...35 km
  • SnowAlp: 1 da 700 :-(
  • Arrampicata: 2 all
  • Trave: 7 all
Ultime da jmbrerelandia: le infiammazioni sono state metabolizzate. è ricominciata la corsa, e anche la bici, in posizione da crono e mtb.
badiamo ora alla bici da corsa però, cercando di trovare la posizione giusta per un costo energetico basso. fare la stessa cosa col nuoto.
andare andare andare, sentire l'acqua, sentire il vento. diventare acqua, diventare vento.
abbiamo bisogno di naturalizzare.
volevo scrivere un post sulla wheelie in snowboard o magari qualcosa di più tecnico che riguardasse la posizione in bici.
ne è uscito tutt'altro. ce ne faremo una ragione.

la biada è stata raccolta. i cavalli dei pensieri corrono liberi su terreni polverosi. preparate i moschettoni, le scarpe da trail.
bici lucide, caschetti allacciati.
pantaloni corti, spolverini leggeri per piogge leggere sotto ulivi in attesa. andate a cuor leggero.

fantasticherie volano.

la chiamano primavera....



JMBReRe