«En redescendant, le cœur léger, je sifflote gaiement. Je viens de gagner le ticket pour le cap Horn, l’Amazonie… Ah ! Connaître l’enfer vert, la chaleur suffocante, les moustiques, les papillons aux ailes moirées, manger de la soupe de perroquet Ara, de la queue de caïman, avaler des larves gluantes, découvrir les mers du sud, entendre rugir le vent des quarantièmes, entendre hurler celui des cinquantièmes en doublant le cap Horn, siffler le dauphins qui dansent au clair de lune, apercevoir les glaciers qui brillent au fond des fjords ! Je veux vivre à en crever…»
JMB

domenica 15 novembre 2015

Magia dei cervi

Secondo me, si trattò di una strana forma di magia. La magia dei boschi umidi al crepuscolo. Si trattò di verde smeraldo e di profumo di terra bagnata.
Si trattò di righe di sudore su pelle polverosa.
Odocoileus Hemionus Californicus femmina, orecchie da mulo, punta della coda nera. Un manto dal colore spennellato per le sfumature più gentili e armoniose che si possano apprezzare. Un pelo alla volta per portare un flusso di umore. Il petto allargato e chiaro. Un ventre incavato, che la natura non fa ingrassare. Un torace sporgente, ma perfettamente proporzionato. Tra manto e muscoli una rete di vene. Al garrese, ciuffi di pelo potevano sembrare cavalli e pensieri in corsa per radure desolate.
Occhi prominenti e brillanti avevano già capito tutto quel che avevo addosso.
La testa si allargava alla fronte e poi stringeva e poi si allargava di nuovo alle narici sottili, che sembravano delicate quanto delle palpebre.
In tutta la sua figura, un'espressione di forza e tenerezza. E la solenne immobilità di un morto.
Me la ritrovai a pochi passi e la guardai per un periodo indefinito.
Sembrò come se il bosco intero si fosse incurvato su se stesso riducendo ad un cerchio tutta la sua intera vita. Spazio e tempo si strinsero, il battito e il respiro della natura rallentarono fino a fermarsi.
Sentivo chiaramente con tutto me stesso lo scorrere del sangue nel mio cuore. Atri e ventricoli. E una pulsazione che faceva da se. E poi via a risucchiare nei polmoni l'aria della sera. E poi giù di nuovo per gambe mani e braccia fino all'ultimo capillare avido d'ossigeno. Quasi potessi sentire la viscosità di quella linfa e potessi apprezzarne il suo flusso vitale. Mi accorsero invadendomi e avvolgendomi e infine conquistandomi, quella voglia infinita di mordere e muoversi, quel timore, quell'allegria, e quella strana voglia di una corsa selvaggia.
Non ero mai stato così lontano dal volere un momento intellettuale. Le mie parole finirono nel fiume. Restai immobile, né morto né vivo, in bilico a guardarla. Ogni ragionamento sarebbe stato superfluo e la logica mi sembrò talmente nulla e talmente tutto allo stesso istante, che la tensione di queste due forze opposte mi fece paura. Sicché l'equilibrio può essere ottenuto per infinite combinazioni di azioni contrapposte, ecco che la tensione generata dal momento presente mi faceva crescere all'interno un turbamento e un'inquietudine pesante. Stavo pensando col cuore.  
Appoggiai la mia mano sul tasto di accensione della mia telecamera. Vidi il dorso della mia mano e la pelle bruciata dal sole californiano. Vidi alcuni peli scorticati e le chiazze bianche come lacrime delle cicatrici da arrampicata in fessura.
"No, non farlo. Se tu vuoi scrivere."- Disse. -"A che ti serve farmi una fotografia e poi condividerla? Se proprio volevi condividerla con qualcun non saresti qui da solo. Ma se è la crescita che sei venuto a cercare, un punto di vista diverso per il mondo e per te stesso, allora resta qui con me, ma resta in silenzio. Se è stato un tuo ragionamento che ti ha portato fin qui e se è per questi posti che attendi la dimostrazione che una vita più alta è possibile, allora non farlo. Avrai la tua redenzione per questi boschi. Per fatica e contemplazione e riflessione. Con calma e ritmi naturali. Come nasce e cresce e muore un albero. Che tutti guardano un albero, piuttosto che pensare al seme morto. Non c'è albero senza seme. Avrai assorbito da te questo momento e lo racconterai come meglio saprai fare. E allora trasparirà chiarissimo. E se non lo farà, allora giudicare la sua pochezza, la sua scarsa portata o l'inefficacia, sarà comunque un affare non tuo ma di chi leggerà il tuo racconto. Tu sarai nel frattempo da altre parti, a fare delle altre cose, a vivere esperienze diverse. "
Ma l'obiettivo della camera si era già svolto e stava tornado alla posizione prima dell'ultimo spegnimeto. L'obiettivo era rimasto alla foto precedente: un gruppo di uccelli che volavano alti nel cielo. Gli ingranaggi e il motorino elettrico ruppero un stato di quiete con un ronzio. Lei mosse i suoi occhi sporgenti, li ritrasse e li spense. Poi mosse il suo fare e il suo essere fuori dal cerchio di luce che l'aveva avvolta e sparì nel verde ombroso. Non maledissi affatto il mio sbadato e ingenuo movimeto di dito che aveva spento l'incanto. Sarebbe finito comunque, che gli equilibri sono veramente rari e fragili; che poi la bellezza è tanto effimera e il suo cucuzzolo talmente scivoloso che starvi in cima è ambizione assurda.
Gli insetti che si erano fermati ripresero il volo. Altri ripresero a mordicchiare le parti morbide ammorbidite di saliva delle punte affilate dei fili d'erba illuminati su cui avevano trovato pace. Il vento riprese a soffiare, le foglie ripresero a muoversi. Poi ricominciarono i rumori e poi ricominciarono i profumi. L'aria che si tingeva d'oro riprese a muoversi. Il tramonto riprese a rosseggiare con tutto se stesso. Sembrò stessero tramontando duecento soli. La foresta riprese a respirare e a muovere la polvere di terra e pollini, facendola entrare e uscire dai suoi polmoni verdi. Sentii l'aria passare tra i tronchi e mi arrivarono lontani rumori di acqua intrappolata tra sassi di fiumiciattoli. Mi tornò la sete. Il ricordo della sete. Mi giunse di nuovo il profumo di terra bagnata e rugiadosa. Ripresi a pensare, mi tornarono le parole e la capacità di distinzione delle mie sensazioni. I sensi funzionarono di nuovo in modo separato. Il cuore della foresta cominciò a pulsare di nuovo. Ed io, che ero cellula nel suo sangue e ne facevo parte, dovevo riprendere come tutti il mio sentiero.

Di questo e di quello riempio le mie giornate più belle.

JMBReRe

mercoledì 21 ottobre 2015

Certe volte

Certe volte, certe notti, su certi sentieri, durante certi allenamenti, accendere la frontale è un insulto alla luna.
Non vorrei mai...

JMBReRe

sabato 26 settembre 2015

Luglio e agosto 2015

Che mi sono anche dimenticato di aggiornare il diario:

Settimana 27 luglio - 02 Agosto
  • Secco: Mar;
  • Boulder: Mer, Gio;
  • Nuoto: Gio;
Ora accorpo le tre settimane 03-09 e 10-16 e 17-23 perché ero a girovagare per i fatti miei... magari se riesco butto giù qualche tracciato.
  • Boulder: 3 all (Bishop);
  • Esc: 7 gg (Yosemite);
  • Corsa: 3 all, 15k (saltuario);
  • Secco: 1;
Settimana 24-30 Agosto:
  • Secco: 5 all mar mer sabx2 dom;
  • Boulder: 2 gio ven;
Settimana 31 Agosto - 06 Sett:
  • Secco: 2 all lun mar;
  • Boulder: 2 All gio ven;
Settimana 07-13 sett:
  • Secco: sab dom;
  • Boulder: Mer, Gio, Ven;
Settimana 14-20 Settembre:
  • Boulder: mar, mer, gio;
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Con questo, luglio 2015 conta:
  • Secco: 7 All;       :-/
  • Boulder: 13 All;  :-)
  • Arr: 1;                  :-(
  • Nuoto: 2;             :-(
Vediamo gli anni passati cosa avevamo prodotto.
2014
  • Corsa: 12 all, 143 km;                           :-)
  • Bici: 6 all, 425 km;                                :-)
  • Nuoto: 9 all;                                          :-)
  • Escursione: 1 da 400-500 d+ forse;       :-(
2013
  • Corsa: 14 All, 173 km;
  • Bici: 9 All, 415 km;
  • Falesia 1 uscita :-(
  • Nuoto: 5 all, 5000 mt... che schifo
Luglio 2012 avevamo fatto:
  • Corsa: 11 All, 123 km;
  • Bici da corsa: 9 All, 350 km;
  • Mtb: 2 All, 70 km;
  • Via di Roccia 1;
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Ora Agosto 2015

  • Esc: 7gg trekking;
  • Secco: 7 all;
  • Boulder: 4 uscite;
Agosto è sempre un mese un po' così. Di solito si viaggia quindi è difficile chiamare allenamento ciò che si fa. Infatti anche l'anno scorso dicevo:
"Allora agosto è sempre un mese un po strano. Diciamo che è sempre un po' un casino fare il conto di agosto...proviamoci...quindi approssimativamente agosto 2014 consta di":
  • Corsa: 12 uscite (8000 d+ più o meno) :-)
  • Bici: 50 km :-(
  • Mtb: 2x140 km :-(
  • Via di roccia :-( 
  • Falesia 1 volta che schifo :-(
  • Escursioni: svariate...mettiamo in tot 6 x 6000.... so di essere conservativo...
Agosto degli anni passati??
Tutto agosto 2013 insomma conta:
  • Falesia: 2;
  • Via alp: 1;
  • Corsa: 142 km in 13 all;
  • Bici: 445 km in 8 all;
  • Nuoto 1500 m (che schifo...)
Agosto 2012 ha visto fare:
  • Corsa: 10 All: 89 km (sotto media)
  • Mtb: 4 All: 102 km;
  • Esc: 4: 6000+;
  • Falesia: 2;
  • Via lunga;
  • Nuoto 1 All...ah ah,potevo anche non metterlo...(non ho detto non farlo, ho detto non metterlo!)
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Ok, finalmente, diario aggiornato! Che fatica!

JMBReRe

"In un mondo di pesci strani" o "Un paio di scarpe, un sentiero e un sogno di un viaggio in America"

La scuola dei pesci non è per nulla così semplice come molti credono. Alla scuola dei pesci i professori si dimenticano spesso quello che spiegano e gli alunni dimenticano ciò che studiano. Il fatto che i pesci non abbiano pensato ad un modo per scrivere per ricordarsi le cose mi fa pensare che di scrivere le cose per ricordarsele non ne hanno bisogno. Forse l'hanno fatto ma forse si sono dimenticati di averlo fatto. A che scopo imparare a scrivere se poi ci si dimentica come si fa a leggere?
Gli alunni si dimenticano spesso di andare a lezione e quando accade prendono delle note cattive,
ma poi il professore si dimentica chi fosse chi non c'era, e chi fosse chi c'era. Ma il dimenticamento progressivo, ciò che rende magica la mente dei pesci strani, mangia tutto ciò che precede il momento presente. Parlare è l'unico modo di srotolare il passato all'indietro dal momento presente. L'unico metodo per fermare il mangiaricordi e di salvare la sua mente e se stesso. Il disastro completo sarebbe dimenticare tutto e far avanzare l'oblio fino al momento presente. Capita a volte di dimenticarsi di se stesso medesimo.
La scuola dei pesci è un po' strana, io lo so, ve lo dico, una volta ci sono stato...
Ricordo, c'era una vasca piena d'acqua blu. Un vetro immenso e una scuola dei pesci.
Quella volta non c'erano mica tanti studenti a lezione (forse si erano dimenticati di andare). Il professore attaccò a parlare e a parlare, veramente senza sosta. [Per rendere bene quanto era borioso il suo monologo lo riporto così, senza andare mai a capo]. Ma il discorso era così lungo che il professore verso la fine cominciava già a dimenticare ciò che aveva detto all'inizio. Attaccò col suo blabla: -"Se qualcuno accettasse le premesse e decidesse di condiscendere ai processi logici facendomi un favore senza sentirsi imbarazzato, potrebbe capire il mio concetto di società moderna: i suoi tratti, le sue forze risultanti, i comportamenti conformi, le stesse idee convenzionali (convenienti). Tutto quello che da parte mia può essere detto e non detto a riguardo era in principio impossibile da presentare, poi qualcosa mi ha spinto a pensare che fosse almeno presentabile. Orbene alcune cose sono da chiarire: i miei concetti di romanticismo e poi esotismo, il mio concetto di illuminismo (di ragione, di mente o letteratura illuminata). Parto al rovescio. Io parlo di illuminista ogni processo in cui esercizi di logica applicata vengono svolti nel pensiero astratto per sbobinarlo (dipanare i fili) e giungere a conclusioni sensate. L'illuminismo usa e promuove l'uso della lente razionale, oggettiva, scientifica, per la descrizione di qualsiasi questione, e protrae l'utilizzo delle sequenze e delle forme logiche anche fino alle estreme conclusioni del ragionamento: ovvero la dichiarazione di incomprensibilita'. Questo, generando autocritica per il metodo adottato, ma riducendo le scelte per le elaborazioni successive e quindi aumentando la conoscenza. Ogni processo romantico dal canto suo, in punti arbitrari durante il processo di logico (anche all'inizio), decide di adottare la procedura dell'abbandono della lente ed e' cosi' che l'inesplorato e l'indiscusso trova vie totalmente nuove, soggettive, con sfumature indescrivibili da processi logici razionali, ma tuttavia alle estreme conseguenze di irrisolvibilita' ci si giunge!, e sono sempre vortici voluttuosi in cui il pensiero si annida e genera nuove idee, e compiacimento per se stesso, dimenticando la conclusione e inebetendosi, crogiolandosi beato nel calore della sensazione di poter avere la capacita' di arrivare a celebrare la vita inseguendo il tentativo di descrivere cio' che e' bello, infferrabile, effimero; ovvero cio' che ci guida. L'attrattiva verso uno stile piuttosto che l'altro, di un processo piuttosto che l'altro, di una via, di un indirizzo, non preclude la simultaneita' nei ragionamenti e neanche esclusione. La preferenza di un'idea rispetto ad un'altra e' del tutto personale e basata sulle nostre preferenze, attitudini. Nel processo di estrinsecazione del razionabile va da se che l'illuminista vede nel romantico una via semplice per poter tagliare corto e smettere di usare la ragione (che richiede conoscenza scientifica e nozionistica) per quindi appoggiarsi a sensazioni personali piu' facili da estrapolare perche' sempre relative e mai assolute, svolgendo tutti gli sforzi ad un esercizio di stile, ad un'irrorazione eccessiva dell'immaginazione, con conclusioni inapplicabili al mondo reale: l'aria illuminista non ha profumo e snobba chi sniffa l'aria ordunque. Va da se che il romantico vede nell'illuminista colui che sceglie di tagliare corto perche' incapace di introspezione e che perde la possibilita' di esplorare la condizione piu' profonda del genere umano perche' ogni suo processo logico di elaborazione e' vincolato, come detto, alle sue nozioni, che non sono mai totali ma in progressivo aumento con il progresso dell'umanita' in genere e con l'evoluzione della societa' (invero, la ricerca e' guidata dalle esigenze della societa'). Perciò propone soluzioni e conclusioni inarrivabili a livello logico-razionale che mostrano profondita' recondite e che imbalsamano l'aria in cui ruotano i pensieri. L'esotista e' una sottospecie di romantico....blablabla"-

Non potevo credere a quello che stavo ascoltando [a parte che era noiosissimo]. A quanto pare i pesci hanno molti pensieri che sono anche i nostri! Tolsi lo sguardo dall'acqua della vasca in cui c'era l'acqua blu della scuola dei pesci strani. Poi misi a fuoco la superficie vetrosa e poi misi a fuoco il riflesso della mia immagine. Nel vedermi riflessi su quanto segue: -"il moto dell'animo che privilegia la sfera mentale dell'esotista e' una specie di deriva: un incessante tendere all'altra riva che e' alimentato dal fervido apprezzamento -solitamente spirituale, sempre idealizzato (percio' effuso), a volte inconfessato (percio' torbido)-per qualcosa di non posseduto ma infinitamente desiderabile, come una vita piu' appassionata, che resta magico solamente nella sua assenza e che quindi esercita attrattiva solamente se rimane elusivo. Pensieri positivi di questo atteggiamento che porta ad affezionarsi al diverso, sono accompagnati da pensieri paralleli negativi che provocano un graduale disprezzo per la propria condizione, che viene svilita pessimisticamente e che e' criticata come troppo convenzionale. L'esotista per definizione e' percio' colui che non si sente appagato quando ottiene cio' che brama, ma colui che idoleggia perennemente cio' che non ha. Le convenzioni di cui si autodota l'esotista, in termini di gesti e gusti, sono fondamentalmente e irrimediabilmente periture, ne consegue che la felicita' e' dolce, effusa o torbida, malinconica, nostalgica: piena della poesia della distanza. Se accade che l'esotista ottiene cio' che vuole non passera' molto tempo prima di trovarsi scontento, e non perderebbe tempo per etichettare la sua nuova condizione come banale, corrotta, convenzionale o, semplicemente, demode'. Se l'esotista si trovasse felice nell'ottenere cio' che ha voluto, smetterebbe di essere esotista per definizione sicche', come detto, il moto del suo animo e' associato al insoddisfacimento della condizione di vita agognata. L'esotismo e' del tutto innato nella natura e nel genere umano e infatti, se ci si pensa, puo' essere associato all'idea di curiosita' mai estinta che ci spinge a indagare il mondo che ci circonda, ma secondo me l'associazione e' addirittura piu' innata e incontrollata. Se cogliamo il fiore che tanto ci piace, questo avra' smesso all'istante di
emanare la magia che ci ha spinto a coglierlo. L'amore per la natura e' fondamentalmente realizzato solamente nella contemplazione, e non prevede appropriazione. Il fiore e' solo uno degli esempi citabili, ma possiamo pensare anche all'orizzonte, semplicemente, o all'arcobaleno, al tramonto. Sono tutte cose che per definizione sono inafferrabili, perche' irraggiungibili per definizione. L'orizzonte e' un punto che possiamo guardare, ma a cui non possiamo andare. La nostra attrazione e' diretta per natura verso il bello, talvolta il selvaggio, l'inafferrabile, l'effimero ma, sfortunatamente, la societa' moderna non se ne fa niente di cio' di cui non ci si puo' appropriare, perche' non puo' essere venduto. Va da se che concorrono due differenti filoni concettuali (e non materiali) a sostegno del consumismo interessato e della liberta' fatta di vuoto tipica della nostra societa' sviluppata e moderna:
il primo e' che nella definizione di qualita' della vita si ha un punto in cui si dichiara esplicitamente che la qualita' della vita percepita e' legata a quanto ci si sente all'altezza degli individui che ci circondano;  il secondo filone e' una progressiva scarsita' di definizione dell'individuo che necessita quindi di uno specchio che gli rimandi un'immagine di sé in cui riconoscersi. E' stato accertato che gli individui tendono a confrontarsi meno con coloro i quali hanno opinioni e abilita' e possibilita' divergenti, che li possono mettere in discussione soprattutto quando il proprio sé è così labile. "-

Non potevo credere a quello che stavo pensando. E quando il tutto si fece troppo complicato non riuscii più a trattenere l'attenzione sull'immagine riflessa. Così guardai più a fondo e finii per entrarmi dentro e mi sussurrai: -"Sai, nel secolo della televisione si preferisce rinunciare al confronto adagiandosi sul credere di dover desiderare ciò che i media ci fanno pensare di dover desiderare, o a ciò che pensiamo di doverci dotare. Questo e' ben noto!, basta guardare ai personaggi della pubblicita': non sono personaggi reali ma corrispondono a cio' che noi vorremmo essere (nella media ovviamente). Questo e' vero perlomeno per i media e per le indagini di mercato che, a giudicare dal livello raggiunto devo dire che possono essere accuratissime, visto che le aziende delle vendite si dotano di psicologi e sociologi in grado di analizzare e ricreare l'idea del mondo in cui vorremmo vivere. Percio' ecco creato quello che noi vorremmo essere e, a volte, a nostra insaputa. Va da se che un individuo che è ancora alla ricerca di se stesso allora e' facile che tenda a confrontarsi con i personaggi televisivi (NB: per il punto 1) e quindi desiderare cio' che manca per sentirsi alla loro altezza (NB: in base al punto 2). Se l'esotismo di cui siamo afflitti gia' di natura e' volto verso qualcosa di materiale, allora non smettiamo mai di comprare cio' che pensiamo ci serva (orbene, quello che ci hanno indotto a pensare che ci serva) per raggiungere la nostra presunta riva felice. Ma è quindi evidente che, e qui chiudo il mio ragionamento, visto che non paghiamo mai col denaro ma col il nostro tempo speso per guadagnarlo, buttiamo via un sacco di tempo per cose che non ci servono, o che ci dimentichiamo a cosa servono, o che non ci danno quello di cui realmente avremmo bisogno, o che addirittura sono quello che gli altri ci inducono a pensare ci debba servire. E quindi tra milioni di esotisti materiali, senza mai essere felici perche' sempre in debito di felicità, pensiamo di pagare domani morendo insolventi oggi."-

Mi sono svegliato e mi sono detto: -"non la farei così tragica"-.
Ero in un letto in un ostello di San Diego....c'era caldo e un ventilatore cigolava appeso al soffitto. L'aria polverosa era illuminata a strisce dal sole attraverso le finestre socchiuse.

Io vi dico....
Se ci volete provare a capirmi fate così:

Nel dormiveglia mischiate l'idea di un paio di scarpe nuove con la vostra idea di tramonto assoluto. Poi prendete la distanza nella vostra mente che c'è tra voi e l'ultimo vostro segreto. Riempitela di perché e poi di poiché. Poi odore di resina e cortecce ruvide. Suoni: il picchio sull'albero, tamburi del mondo primitivo, lo scroscio dell'acqua che sciacqua la pelliccia di un cervo che esce fradicio da un lago che non esiste. Lo so, senza che ve lo abbia detto ci avete aggiunto qualche albero. Perché ogni lago che non esiste, esige alberi. Esige blu e verde. Forse anche bianco: il bianco di una nuvola che passa.

Se lo dovreste scrivere sarebbe immagini pallide, immagini fosche, immagini indefinite. Sarebbe atmosfera onirica. Forse scrivereste di un viaggio nel nuovo mondo. La penna andrebbe da sola, ma vi dico, non lo fate. Perché per scrivere vi dovreste svegliare. Non tornate indietro per scrivere di una luna pallida che avete visto quando non c'eravate. Seguite i suoni e addormentatevi che qualcosa di più bello vi aspetta.

Sognerete un sentiero. Poi ci aggiungerete un bosco, o una pietraia o una duna di sabbia, e quel sentiero diventerà una traccia nell'erba o orme nella sabbia, senza che io ve lo dica perché tanto fate sempre come vi pare. E un sentiero esige di essere libero di andare dove vuole anche nella testa.

Succede che quel sentiero esiste, ed è in Canada. Lo avete già percorso. Quando, prima di addormentarvi, eravate cervo nell'acqua o lupo nell'erba, o indiano che suona il tamburo o mercante di suoni e colori della foresta o pittore di cieli. Ma quel sentiero aspetta voi per intero...il vero di voi...

Voi, invece, cosa state aspettando?

JMBReRe

sabato 1 agosto 2015

All'avventura (+Giugno 2015)

Allora tanto per fare io aggiornerei il diario.
Da quel che ho capito manca giugno e luglio addirittura :/

La notizia sorprendente e' che con luglio e' tornato il boulder. Si, non sto scherzando...
Ad agosto saremo in cerca di avventure tra lo Yosemite, il Sequoia National Park, Bishop, la Death Valley e il Grand Canyon...cercando il massimo fair means possibile. Tutto e' pronto.
Ci risentiamo al ritorno per qualche altro post sconnesso.

All'avventuraaaaa!!!

PS:
Vediamo un po' il diario...

Settimana  1-7 Giugno
  • Secco: lun, mar, mer, gio, ven, sab;
  • Esc: 600 Dom;
  • Nuoto: mar;
 Settimana 8-14 Giugno
  • Secco: lun, mar, mer, gio, ven, sab, dom; 
Settimana  15-21 Giugno
  • Secco: lun, mar, mer, gio, ven;
  • Nuoto: mar;
Settimana  22-28 Giugno
  • Secco: lun, mar, mer, gio, ven, sab, dom;
  • Nuoto: mar;
Settimana  29 Giu-5 Luglio
  • Secco: lun, mar x2, mer, sab;
  • Boulder: Gio, Ven;
  • Arrampicata: Dom;
Settimana  6-12 Luglio
  • Secco: ven;
  • Boulder: Lun, Mar, Mer, Gio, Sab;
Settimana  13-19 Luglio
  • Secco: ven;
  • Boulder: Lun, Mer, Gio, Sab;
  • Nuoto: Gio;
Settimana  20-26 Luglio
  • Secco: ven;
  • Boulder: Lun, Mer, Gio, Ven, Sab;
  • Nuoto: Gio;
La conclusione e' che giugno 2015 si chiude con:
  • Secco: 28 allenamenti     :-D
  • Nuoto: 3 allenamenti;     :-(
  • Esc: 1x600 D+;               :-(
Finalmente torno ad allenarmi con una media di piu' di un allenamento al giorno, seppur di poco...ora il confronto con i miei alterego del passato sara' impietoso.
Giugno 2014 era epoca d'oro...un 70.30 alle spalle...e un IM in arrivo...eh va beh...:
  • Corsa: 18 all, 174 km; :-)
  • Bici: 11 all, 605 km; :-)
  • Nuoto: 10 all; :-)
  • Secco: 2 all; :-(
Giugno 2013 avevamo fatto:
  • Corsa: 14 all, 141 km;
  • Bici da c: 500 km in 9 allenamenti;
  • Nuoto: 1000 m;
  • Mtb 105 km, 3 all;
  • 2 esc: 1400 mt;
  • Scialp: 1100 D+;
Giugno 2012 avevamo prodotto:
  • Corsa: 15 All, 156 km, buono, in media.....
  • Bici corsa: 10 All, 380 km, ok...
  • Mtb: 2 All, 46 km, con catena rotta nell'ultimo giro...ah ah...
  • Escursione: 1 1000D+
  • 2 vie di roccia
Buon viaggio JMBReRe
(il mese di luglio non c'avevo voglia di farlo...ahaha)

giovedì 16 luglio 2015

Tanto per...

"Prima si comincia, prima si finisce"....
Non mi piace.
Direi piuttosto: "Prima si comincia, piu' tempo si ha a disposizione per fare un bel lavoro".

Non c'ho un cavolo di voglia di fare l'aggiornamento diario, ad esempio.

JMBReRe

domenica 12 luglio 2015

Salva la speranza: non mescolare quel caffe'

Ossessionato dal passare del tempo e dalla divisione di un numero infinito scrissi quanto segue.
"Credo essenzialmente che la nostra capacita' di indagine sia limitata mentre la nostra capacita' di concepire qualcosa che poi non riusciamo a capire non lo e'. Per dare un senso ai nostri pensieri (in questo contesto leggasi "capire") abbiamo bisogno di bordi ai quali appoggiarci. In altre parole abbiamo bisogno dell'acqua per galleggiare, altrimenti cadremmo per sempre.
Ora, dato un caffe', abbiamo tre scelte: a) bere il caffe' amaro, b) bere il caffe' dolce, c) bere il caffe' meta' dolce meta' amaro. Nel caso la scelta sia "a" allora e' necessario non aggiungere zucchero alla mistura. Nel caso la scelta sia "b" si rende necessaria l'aggiunta di un dolcificante, ma non solo. Se volete qui il collegamento e' facile con una citazione di A. Zanardi che dice piu' o meno: ''la vita e' come un caffe', per renderla dolce non basta lo zucchero, bisogna mescolare". Ecco. Quindi e' necessario mescolare. La terza opzione "c" se volete e' la piu' stravagante, ma consiglia di aggiungere zucchero senza mescolare. Il risultato e' un caffe' che e' amaro all'inizio e dolce alla fine. Un'opzione solamente teorica "d", per la quale sarebbe possibile bere lo stesso caffe' prima dolce e poi amaro, sarebbe possibile con una fisica diversa (frecce del tempo e dell'entropia rovesciate forse? Leggasi "Una breve storia del tempo"), ma il concetto non cambierebbe. Il post sarebbe del tutto uguale, solo che ipotesi "c" e "d" sarebbero invertite di posto (credo).
Le opzioni "c" e "d" sono le mie preferite, perche' sono un esempio di bordi: quelle che fanno del mondo un posto che conosciamo. O, meglio, un posto che crediamo di conoscere.  Ad ogni modo, che sia questo o quello, sono opzioni che svelano la nostra natura. Mi spiego meglio.
Immaginiamo di non poter avere una quantita' infinita di caffe', ovvero ammettiamo l'insensatezza di una tazzina e di una quantita' di zucchero finite. Alla quantita' infinta' di caffe' sarebbe solamente possibile aggiungere una quantita' infinita di zucchero. Ora ci sono (almeno) due filoni di pensiero: taluni dicono che il caffe' diventerebbe dolce (mantenendo le dovute proporzioni questo e' il filone dei matematici ma aiutati solo da convenzioni perche di fatto teoria vuole che lo zucchero si distribuisca uniformemente etc etc...), talatri dicono che resterebbe amaro (essendo il caffe' comunque in quantita' superiore per definizione, e questi sono i filosofi). Non importa di quale filone facciate parte -o meglio, a me non importa-, il fatto e' che entrambi i risultati (amaro o dolce) non consentono soluzioni intermedie come "c" e "d". E' la tazzina, con la sua sensata finitezza (fatta per noi) che consente allo zucchero di decantare e alla nostra mente di concepire la speranza, che a questo punto va annoverata tra le abberrazioni del concetto di infinito (infatti ci fa aspettare cose che non arriveranno mai). Ma di fatto se cosi' non fosse assisteremmo all'abbattimento totale delle situazioni intermedie aldila' del quale sarebbero solamente possibili (come condizioni mentali): i) le situazioni di disinteresse (naturale) passivo; ii) l'abitudine di operazioni ripetute che han donato automaticita' a gesti e gusti; iii) gli stati di veglia attivi, ovvero di reattivita' agli stimoli); iv) stati in cui l'attivita' di pensiero principale sarebbe la creazione di forme, immagini e suggestioni di natura negativa allo scopo di eliminare anticipatamente dei possibili eventi catastrofici concettuali, come dolore o delusione.
Di contro non esisterebbero: v) gli stati di tranquilla beatitudine e bassa tensione liberi dalle ansieta'; vi) quegli stati di completa immersione nelle attivita' concentrate in emozioni che donano sensazioni di esistenza immediata; vii) stati di svillimento pessimistico dati da turbamenti emotivi interni;viii)  stati di carenza o anche assenza di emozione (ricerca dei vuoti, anche) ed indifferenza emotiva.
Con questo e quello, visto che la tazza e' finita e abbiamo tutte le 8 (i-viii) condizioni, allo stato attuale delle cose mi sento di poter affermare che: a) abbiamo la possibilita' di essere proiettati al di fuori della nostra concezione, b) abbiamo a disposizione un lasso di tempo finito (di dimensione 2), c) non e' possibile affermare il contrario, d) che ne valga la pena o no e' scelta di ognuno (in certi casi libera, in altri no), e) aldila' dell'immaginazione ci si va con un processo iterativo che spinge pensiero astratto ed indagine a sussulti, f) ogni volta che si va oltre si creano nuovi bordi (di cui ho tentato di spiegare la necessita') e abbiamo nuovi limiti e cosi' via dicendo.
Si, insomma, si nasce e si muore."
 
Persi nei nostri pensieri o persi in una amabile conversazione mentre beviamo il nostro caffe' zuccherato ma non mescolato, saliamo lungo il gradiente di concentrazione della sostanza dolcificante e realizziamo ad un certo istante che il caffe' sta per diventare dolce. Riabbracciamo la felicita' di uno stato di trasporto e la perdiamo ogni volta. Salvo poi ritrovarla il giorno dopo per 1 dollaro e 70 centesimi.
Pare proprio che abbiamo ricevuto in dono l'infinito (possiamo concepire cose che non capiamo), infatti respiriamo. "Ma il segreto (forse, ndr) va nel ridere e nel piangere".

NB: astenersi dal commentare "a me il caffe' piace amaro" (o simile). Sarebbe un commento fuori luogo.

JMBReRe