«En redescendant, le cœur léger, je sifflote gaiement. Je viens de gagner le ticket pour le cap Horn, l’Amazonie… Ah ! Connaître l’enfer vert, la chaleur suffocante, les moustiques, les papillons aux ailes moirées, manger de la soupe de perroquet Ara, de la queue de caïman, avaler des larves gluantes, découvrir les mers du sud, entendre rugir le vent des quarantièmes, entendre hurler celui des cinquantièmes en doublant le cap Horn, siffler le dauphins qui dansent au clair de lune, apercevoir les glaciers qui brillent au fond des fjords ! Je veux vivre à en crever…»
JMB

lunedì 6 aprile 2015

"Mi han detto che verso il weekend arriva brutto tempo" [Cit. Noè]

Anche chi non segue questa specie di blog si accorgerà che non sto aggiornando un cavolo...
Infatti ora vorrei correre ai ripari, ma invero non ho molto da caricare. Mi trovo ad attraversare uno de periodi più bui della storia recente e meno recente di pseudo atleta della domenica. Infatti uno stop simile penso di non averlo mai registrato in vita. In particolare, le sacre pergamene (ovvero i miei diari di allenamento) non documentano degli stop più lunghi di due settimane in qualsiasi attività. Mi ritrovo a camminare su di un terreno nuovo. Non ne conosco le regole, ma posso solo sperare che le cose andranno meglio e che il ginocchio si aggiusti. Seguo con istinto e appagata attitudine ottimista la mia fiducia nel riposo. Ripenso a Noè...al contrario di lui probabilmente accetto la mia umanità sia intellettualmente che emozionalmente. Ma la sua vicenda non può che colpire la mia immaginazione....
C'erano almeno 3 motivi che avrebbero potuto portare Noè a dubitare.
1) Noè non aveva mai visto piovere: perché prima del diluvio la terra veniva irrigata da sotto (da quel che ho capito).
2) Noè viveva a miglia e miglia dal primo oceano disponibile...il che rendeva difficile logisticamente mettere in acqua la nave insomma (senza elicotteri, etc...). Quindi, anche avesse saputo costruire e progettare una nave (perché aveva una laurea on-line in ingegneria navale)...come avrebbe potuto portare la nave in acqua?
3) Come avrebbe fatto a caricare la nave con tutto il carico di animali (7 coppie per ogni specie di striscianti, gli alati, etc...).
Ma Noè, non inventò scuse. C'è chi dice: "io dormo solo nel mio letto...". Ma forse sono coloro i quali non sono abbastanza stanchi o non sono abbastanza allenati per dormire per terra. Chi avanza qualcosa nel piatto non ha abbastanza fame. Allo stesso modo Noè aveva troppa fede per smettere di crederci....ci mise 120 anni a costruire la barca... (aveva 600 anni lui). Poi un giorno, guardando il cielo, si sentì il viso rigato da una goccia di pioggia.
Picchiettio, poi il rovescio, poi lo scolo senza fine di 40 giorni e 40 notti di pioggia.
L'acqua sopra la terra durò 150 giorni...
La vera sicurezza si può solo trovare nelle cose che non ti possono essere tolte.
... a volte bisogna aver fiducia... L'ho sparata troppo grossa? Andiamo al diario va la!

Settimana 23feb-01 Mar:
  • Secco: lun, mar, gio, ven;
  • Nuoto: Mar, gio;
  • Scialp: 1000 sab, 1000 dom;
Settimana 02-08 Mar:
  • Secco: mar, mer, gio, ven;
  • Bici: 50 dom;
  • Scialp: 1000 Dom;
  • Nuoto: Gio;
Settimana 09-15 Ma:
  • Secco: mar, gio;
  • Nuoto: gio;
  • Bici: 60 dom;
Settimane 16-22 Mar e 23-29 Mar, un cazzo di niente...

Settimana 30 Mar - 05 Apr:
  • Secco: mar (2), mer, gio, sab (2)->Rower, cicloergometro, stretching, posture...(ripartire da zero...ripenso a Noè...).
Ecco, ora saranno impietosi i confronti con gli anni scorsi. Li guardo con timore, orgoglio e con speranza di poter tornare la fuori a correre...

Febbraio 2015:
  • Secco: 13 All              :-)   metto il sorriso, come il 6 di fiducia che ci davano alle superiori! 
  • Nuoto: 9 All                :-) 
  • Skiroll: 4x1000 D+;    :-)
  • Scialp: 2x1000 D+;     :-(
  • Bici: 50 km                 :-(
Febbraio 2014:
  • Nuoto: 16 all; :-)
  • Secco: 11 all; :-/
  • Corsa: 10 All, 70 km :-) finalmente!
  • Scialp: 3 uscite 2500 D+ :-/
Che dire: l'anno scorso ero super avanti di corsa. quest'anno arranco: complici le infiammazioni e il nuoto soprattutto...

Febbraio 2013
  • Corsa: 18 all, 274 km; :-) 
  • Scialp: 1 da 1000 D+ -> :-( Che pena 
Il febbraio 2012 mi aveva visto fare:
  • Corsa: 17 all -> 159 km ...uhm de dum....può andare bene dai...
  • Bici da corsa: 0 all ...molto bene direi, sono un asino!
  • Mtb: 1 all...come non averlo fatto...35 km
  • SnowAlp: 1 da 700 :-(
  • Arrampicata: 2 all
  • Trave: 7 all
Ma ora ciò che mi farà scottare sarà il confronto con marzo. Nessuna paura, nessuna scusa, nessuna malattia, nessuna guarigione, nessuna occasione persa, ma una lezione in più imparata. Come ogni giorno, so più di ieri e meno di domani. Forza!

Marzo 2015:
  • Secco: 8 all;
  • Nuoto: 2 all;
  • Bici: 60 km;
Cioè... un niente..........sospiro...ripenso alla 100 km in Namibia...all'ironman di Nizza...all'Embrun...rischio di perderli per sempre?

Rullo di tamburi...Marzo 2014:
  • Scialp: 2, 1800 D+ :-/
  • Corsa: 16 all, 132 km :-) (si torna a sorridere, non sono tanti, ma il trend è cambiato finalmente)
  • Secco: 9 all :-/
  • Nuoto: 12 all :-) 
  • Bici: 3, 130 km :-( (siamo sotto un treno, ritardo nella preparazione preoccupante)
  • Mtb: 1 da 30 :-( (bah estemporanea...quest'anno le due ruote sono fiacche)
Marzo 2013 invece ?? Direi un volume allenamenti decisamente ridotto...bene!!:
  • Corsa: 18 sessioni, 191 km; (tanto per capirsi)
  • Secco/Pesi: 4 All;
  • Scialpinistica: 4 tot 3000 m disl.
Marzo 2012 cosa mi aveva visto fare? (ero preso duro con l'arrampicata!)
  • Corsa 18 all e in tot 159 km...ok sopra media e sono soddisfatto
  • Bici da corsa 4  all in tot 220...insomma :-/
  • Mtb 2 all e 55 km
  • Trave 7 all
  • Boulder 3 all
  • Arrampicata 4 all
Speriamo questo diluvio duri meno di 150 giorni :-)

JMBReRe



martedì 3 marzo 2015

Tanto per...

Credo che a volte non ci impegniamo a fondo per raggiungere un obiettivo per la paura di scoprire quante sono le cose che non facciamo che in realtà sono alla portata del nostro impegno.

Ciao

JMBReRe

martedì 24 febbraio 2015

L'occhio inquisitore della regina del cielo (+gennaio 2015)

Chi si troverà a leggere questo blog, spero non si aspetterà di trovare tabelle di allenamento, o resoconti del tipo 10WU+4x(4:4)4:30-5:30+10CD o 200 stile, 200 palettine, 200 gambe o 10xSFR ripetute CP, etc...niente contro chi parla il linguaggio delle tabelle. Io adoro le tabelle, i numeri...ma questo non è il posto :-)
Chi si ritroverà a leggere queste righe sarà un poco come colui che cammina sulla neve nella nebbia, senza riferimenti. Per chi lo ha provato sa che è facile perdere la bussola, perché, si dice, ognuno ha una gamba più forte dell'altra e così si finisce per girare in tondo. Chi ha provato questa sensazione di smarrimento sa di cosa sto parlando :-)
Quindi magari uno si legge queste pagine e si rende conto che alla fine è tornato proprio dove era partito. Senza averne nulla...o forse si? Anche l'alpinista sale in cima e torna giù. Cosa ne ha avuto? Niente direste? Un attimo di smarrimento può valere una gita? Una giornata? Cinque minuti?
Scriviamo e pensiamo da alpinisti...conquistatori dell'inutile...

Valle d'Aosta, un pomeriggio umido di un agosto piovoso agosto.
"Andiamo a farci una sgambata?"
"Accordato!".
Siamo in quattro ad imboccare quella strada ciottolosa e ripida che si muove dentro al bosco. La strada delle mosche. Si! Delle mosche e dei funghi. Degli aghi di pino e dell'erba bagnata che si asciuga sulle gambe. Terriccio grigio di roccia spaccata e odore acre di terra bagnata. Verde, marrone.
Dopo un'ora la maglia comincia ad appiccicarsi alle scapole, il bosco si dirada, a noi si apre il cielo grigio che ha ombre di nero. Il barometro segna il completamento dei primi 600 metri di dislivello. Ci fermiamo a bere ad una fontana accanto ad una baita: tutt'intorno nessuno, solo il silenzio di una bava di vento che accarezza l'orecchio.
La baita volge a sud est e un piccolo prato diventa poi, venti metri più in giù, prima un pendio e poi un dirupo. Per riposare faccio due passi verso il ciglio, metto le mani sui fianchi e guardo verso il basso: una nebbia sale a vortici verso di noi tutti e basta poco perché un getto di aria tiepida ci arrivi in faccia. Laggiù, persa tra i vortici di aria, un'aquila guadagna il cielo. Ci vola sempre più vicina, ma allontanandosi e poi riavvicinandosi nei suoi continui avvolgimenti. Ecco che è alla nostra altezza: conclude l'ennesimo giro e ci passa accanto. Non saprei dire quanto vicino, ma non avevo mai sentito il rumore delle sue ali prima d'ora. Il rumore era un sussurro. Niente di dolce, niente di cattivo, niente di pauroso. Ma tutto vero. Dannatamente puro e semplice. Chi ha visto Donnie Darko forse può capire ciò che intendo quando parlo del sussurro di Nonna Morte nell'orecchio di Donnie: "Ogni creatura sulla terra quando muore è sola".
La seguo con lo sguardo attentamente. La vicinanza con il vuoto mi fa perdere la condizione di equilibrio. Vacillo, come se mi stesse portando con se. Poi non saprei dire di preciso cosa accadde, ma ad oggi resto convinto di aver visto il suo occhio guardarmi.
Il brivido che ne è conseguito, non l'ho più riprovato. La regina del cielo aveva posato il suo occhio su di me. Vedere il suo occhio è stato un brivido unico. Magico.
Chi avrebbe il coraggio di alzare la palpebra e di guardare l'occhio di un gatto che sembra morto accanto alla strada, abbattuto sotto la furia di una macchina come un rullo compressore e con il pelo bruciato da una marmitta rovente? Immaginatevi la pelle rosa e nera a strisce ancora fumante. Poi dite, che ne sarebbe di voi se mentre tendete la mano per aprirgli gli occhi questo gatto di scatto si torcesse nel dolore?
Sarebbe come guardare negli occhi l'impossibile. O piuttosto ciò che è non è possibile essere. Non ci è dato di essere. "Diverso" perché impossibile, non "diverso" perché sconosciuto. Oscuro come il male che si è capace solo di infliggere a se stessi. Buio come uno scantinato. Vuoto. Ma non vuoto come un sacchetto vuoto. Non l'assenza di sostanza. Ma come l'assenza di immagine per rappresentare, come l'assenza di ragione per confrontare, come l'assenza di giudizio per decidere.
Il nero di quella pupilla attaccata ad un corpo senza vita era il simbolo dell'ombra, il mantello dell'ignoto. Un cerchio di morte per l'occhio che tutto vede. La verità che nessuno accetta. Un sonno senza sogni.
Una strana sensazione. La paura era l'ambito, ma più il turbamento era la faccia. Non una cosa certa, ma un brontolio. Quasi fosse il vortice di una colata lavica che sbuffa. Un rigurgito. Una vita senza vita. L'immobilità appesa al vento. L'incorruttibile e maligna imperturbabilità della certezza. Il ghigno di chi tutto sa e tutto sa aspettare. Crudo come la selezione della specie. Senza dolore, senza credo, senza peso. Senza dio. Senza paura di soffrire. Senza domande da fare, perché dotata di un'intelligenza per ragione e di un coraggio per passione coincidenti nella natura stessa, la Natura delle cose: una legge che niente lascia decidere, accettabile solamente da quelle creature che sanno lasciarsi morire senza commiserazione per se stesse.
Come un ricordo incancellabile. Come un passato che non cambia. Così, da li a poco ci spariva alla vista, nel grigio delle nuvole, misteriosa come un segreto, maestosa come il destino, la regina del cielo valdostano.
Siamo ripartiti, io un po' turbato, ancora più in alto, verso il cielo. Lassù, una piccola sagoma a forma di croce, due ali che giravano in tondo ad una colonna di vapore: una breccia in un muro leggendario.

Io, ecco, JMBReRe periodo senza post. Senza corsa. Senza scrivere. Niente flow.
Sono un marinaio sulla barca senza vele e senza remi.
Sono un passeggero, e aspetto il primo treno.
Sono un naufrago e aspetto una bottiglia con un messaggio.
Sono un assonnato e attendo la culla del sonno.
Attendo il flow. Il flusso, il vento. Il ritorno del battito accelerato.
Nella testa una musica, una melodia.
Questo falco continua a pulirsi le piume accovacciato su di un cartello stradale.
Sul cartello c'è scritto: "tutte le direzioni".
Perché neanche alla regina del cielo valdostano, è dato di poter volare senza aria.

JMBReRe (in stop dalla corsa)
Stasera nuoto: 10'WU,6x(1:35,25")100mt,4x33rematine,10'CD...ahah...che belli i numeri però!

Diario:
Settimana 19-25 gennaio
  • Scialp: Sab: 1000+;
  • Bici: Sab 60;
Settimana 26 gen-01 feb:
  • Secco: lun, mar, mer, gio, ven, sab, dom;
  • Nuoto: lun, mar, mer, gio, ven, sab, dom;
Settimana 02-08 feb
  • Skiroll: Gio, ven, sab, dom 1000 D+x4
Settimana 9-15 feb
  • Secco: mar, mer, gio;
  • Nuoto: mar, mer, gio;
Settimana 16-22 feb
  • Secco: lun, mar, mer, gio, ven;
  • Nuoto: lun, mer, sab;
  • Scialp: 1000D+ dom;
Gennaio 2015 conta:

  • Corsa: 4 all, 39               :"-( (fermi per infiammazione)
  • Secco: 8 all;                    :-/
  • Nuoto: 7 all;                    :-/
  • Trail: 3 all: 2200 D+;      :-/
  • Scialp: 1, 1000D+;          :-(
  • Bici: 1, 60k;                     :-(
Gennaio 2014 allora: 
  • Corsa: 6 all: 65 km (fermi per infiammazioni) :"-(
  • Secco: 16 All; Mi pare.... :-)
  • Nuoto: 18 All; ?? boh :-)
  • Bici: 50 km; :-(
Gennaio 2013 conta:
  • Corsa: 22 all, 212 km;         :-)
  • Bici da corsa: 2 all, 70 km;  :-/
  • Nuoto: 1 All;                       :-(
  • Scialp: 2 (1700 D+)            :-/
  • Fondo: 15 km;                    :-O
Gennaio 2012
  • CORSA Sessioni: 18, Km: 145 -> Va bene, siamo nella media....
  • BICI da CORSA Sessioni: 3, Km: 160 ...beh va beh, uno schifo...
  • MtB Sessioni: 2, Km: 60
  • ARRAMPICATA Uscite: 1
  • BOULDER Uscite: 1
  • SNOWBORDALP Gite: 1
  • ESC-ALP Gite: 1
  • SECCO-PESI Allenamenti: 9
  • ROLLER Allenamenti: 1, km: 15
Che dire. anche l'anno scorso ero fermo per infiammazioni. Ricordo era il ginocchio dx. Quest'anno cervello in pappa e stop forzato di due settimane in cerca della motivazione vera reale e giusta per muoversi. Pare l'abbiamo ritrovata, ma la corsa dice sempre no. Meglio pazientare questa volta.
Come mese di transizione mi pare che comunque qualcosa abbiamo fatto. Abbiamo fiducia in questo...nel secco ci buttiamo senza pietà esercizi posturali e stretching. Ma ogni volta che entriamo abbiamo voglia di fare volare un bilanciere dentro al soffitto. Non caricare è praticamente impossibile. Ormai superati gli 80 kili di peso.

martedì 20 gennaio 2015

Auguri

In realtà però mi spiace lasciare il mio futuro alterego senza gli auguri per un'ottima annata.
Il fatto è che scrivo in questo momento dopo una settimana di stop completo da ogni attività causa infiammazione rotuleo ginocchio sx. EH, perché stop da tutta l'attività se il male è al ginocchio? Beh sai, ci sono anche dei momenti di depressione nella motivazione. Tu vorresti sprofondare. Anzi, meglio...mettere la testa sotto il terreno per sbucare nel mondo rovescio e poter cambiare prospettiva. Senza cercare più l'approvazione di nessuno.
Ma la motivazione interna, sebbene a volte è ridotta ai minimi termini, trova sempre la forza di rinascere...vediamo come...

Per l'anno in arrivo ricorda alcune piccole cosucce. Sai, processi mentali che hai imparato ad usare durante gli anni, e da utilizzare nei momenti belli e nei momenti brutti. Nei momenti così così, nei momenti così cosà....un piccolo vademecum.

Gli obiettivi devono essere perfettamente commisurati, ovvero: datti obiettivi raggiungibili, ma mai obiettivi così grossi che sai di non poter superare ma mai così piccoli che sai di poter superare.

E non puoi confinare la felicità nel weekend. Devi trovarla sempre. E non preoccuparti di fallire. Perché magari si può vincere come hanno vinto in altri cento, o perdere come tu non hai mai pensato di poter fare.
Ricordati dei cambi di prospettiva, fondamentali per la ripartenza, la crescita, l'arrivo. Guarda in alto quando vuoi crescere, guarda sopra: perché quel che sta sotto non sa cosa sta sopra, ma quel che sta sopra sa cosa c'è sotto. Nei momenti buoni coltiva l'umiltà. Punta in alto, alla vetta, sentiti piccolo. Parti dalle piccole cose, giorno dopo giorno. Ape, formica...Tuc...tuc...tuc...
Se davvero meriti meglio o più di ciò che ti viene offerto dimostralo sempre e una volta in più, se necessario. Basta con le scuse. Doping, raccomandazioni, sotterfugi, difficoltà, mancanza di tempo, perdite, talento, sfortuna. Sono palline di carta con lo sputo. Armi non adatte al posto in cui stai andando.

Fa ciò che ami. E, se non puoi, ama ciò che fai. Facilmente qualcuno ama ciò che non può fare, perché difficilmente si può fare ciò che si vuole. E uno ama sempre ciò che non possiede. Ma tienilo sempre presente e vivo nella tua mente accanto a te. Tutto guadagnerà dignità: il tuo lavoro e il tuo stesso io che per guadagnarsi il diritto di vivere fino a sera sta facendo qualcosa che in principio odierebbe. A valle di molti giorni, il tempo sarà la lente giusta per vedere ciò che il tuo disegno ti ha portato a fare, e quel tuo stesso io che si arrabattava in qualche maniera per guadagnare un giorno di speranza in più ti sembrerà meno ingenuo, meno piccolo, meno stupido di quanto credi: ti vorrai più bene. Perché ti sembrerà ti abbia regalato il suo tempo e che ti abbia pulito da un odio. Il tuo stesso io di allora ti illuminerà il viso per un attimo, come la fiammella di un fuoco non assopito. Stella sul tuo cammino di domani.

Ci saranno momenti un po' più difficili. Per atterrare bisogna prima rallentare e questo tu non lo sai fare.Spingi fino alla rottura, ma queste sono lezioni da imparare.
Se per caso cadi, hai i mezzi per poter risalire la china. Ora la cima prende l'altro magnifico significato. Ricordati che in cima non ci si arriva mai. Ricordati che arrivato in cima non puoi far altro che scendere. Tu, conquistatore dell'inutile.
Ricorda che il punto fondamentale è che lo fai perché ami farlo. E allora funziona tutto, anche nel momento dell'abbandono. "Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato" dice Steve Jobs nel suo famoso discorso agli studenti di Stanford.
Guarda in basso se devi ripartire: vedrai tutti i gradini della tua scala percorsa. Ritrova le cose che avevi perso nei momenti in cui l'impegno, la foga, la smania, la frenesia, l'abitudine, i preconcetti della società, il giudizio altrui, ti toglievano lo sguardo dalle piccole cose che fanno grande la tua vita. Se te le portano via non smettere di amarle per questo. Perché in te hanno vissuto e in te rivivranno, ogni volta che vorrai. Il modo lo troverai. Perché tu sei ciò che ami, non ciò che ama te.
Non costruire la tua motivazione con l'odio, il rancore, la rivalsa, la rivincita, l'invidia. L'odio che proviamo ci sopravvive sempre. Fa quello che ami, ama quello che fai e la tua motivazione non si spegnerà mai.

Sarà la lanterna di un rifugio nella nebbia. Una pepita nel setaccio. Il sorriso di una Gioconda sulla vernice screpolata. La brace a riposo, che aspetta la prima bavetta di vento per ridestarsi e tornare a scaldare, illuminare, bruciare, arrossare la notte. Sarà una stella sempre presente che brillerà sul cammino e che ti guiderà nei momenti di sconforto. E tu, a piedi nudi sulla roccia, abbattuto dall'impeto della tempesta, avvolto nella coperta fradicio di pioggia e gobbo sotto la fatica che preme e sull'abbandono senza fine, inarcherai le spalle e chinatoti sulla tua ultima brace rossa, tenderai le labbra come per baciarla. E lei, protetta dalla tua coperta, divenuta mantello, saprà rinascere per sempre dal tuo soffio speranzoso; vedrà il tuo viso arrossire del suo stesso calore e farà nascere una stilla, che serpeggerà nel piccolo vuoto di quell'ora e che traccerà due cornici arancioni sul bordo delle tue pupille. Allora la stilla si farà seme e le tue pupille ovuli, nel grembo gravido della nuova speranza nascente.

E nessuno rinchiude una speranza, perché la mente è più ampia del cielo. La nuova speranza dilaterà tempo e spazio: quell'ora buia diventerà una vita intera, poi un millennio; quella piccola stilla diventerà lapillo e poi la roccia si farà vulcano, fino a diventare l'orizzonte per un tramonto. Fino ad espandersi fino ai confini della concezione: ossia fino ai limiti della gelatina agglomerata in cui si sono fermati i "perché?" della tua stessa esistenza, della tua stessa presenza, della tua stessa coscienza, dove in tempi immemori hanno proseguito soltanto i miracoli, le chiacchiere, l'illogicità,
le suggestioni, i sogni, i ricordi sfalsati, le speranze. Dove nessuna forza di gravità terrà mai in orbita i pensieri.
Tu! uomo, padre, naufrago, scopri che la vita non viene da te. Tu! donna, madre, brace, Gioconda, scopri che la vita non viene a te. E' la brama che la vita ha di se stessa che spinge la speranza a riprodursi.
Non ti scaldi senza di lei. E non sai dove andare senza di lei.
Fiammella sempre accesa. Stella tra le nuvole.



Bivacco a Punta di Furmiguli, Corsica

E, per quanto sia possibile, ti prego...Vivi all'altezza dei tuoi sogni, più che puoi.

Qualcuno mi dirà che questo è un esercizio di stile ;-)
Buon anno

JMBReRe

PS: diario
Settimana 12-18 Gen:

  • Un cazzo di niente



sabato 17 gennaio 2015

Dicembre 2014 + anno 2014

Qualcuno potrebbe pensare che sono sparito dalla circolazione.
Questo è un post di passaggio, metto il diario e me ne vado a fare un giro...

Settimana 15-21 dic:
  • Corsa: 10 mar, 8 ven, 8 sab, 16 dom (1200up)
  • Bici: 30 sab;
  • Nuoto: lun;
Settimana 22-28 dic:
  • Corsa: mar 12, mer 8, ven 8;
  • Bici: 30 ven;
  • Nuoto: ven, sab, dom;
  • secco: ven, sab;
  • Scialp: 800 Dom;
Settimana 29 Dic-04 Gen
  • Corsa: 8 lun, 12 mar, 8 gio, 10 ven;
  • Trail: Mer 13k 440 d+, Dom 10k 600d+;
  • Esc: 600 d+ sab;
  • Secco: lun;
  • Nuoto: lun;
Settimana 05-11 Gen
  • Bici: 70 lun, 60 mar;
  • Corsa: 10 lun, 12 sab;
  • Trail: Mar 9 km, 1000D+;
  • Nuoto: sab;
  • Secco: gio, ven;
Dicembre 2014 conta:
  • Corsa: 125 km, 12 sessioni;     :-/
  • Bici: 60 km, 2 sessioni             :-(
  • Scialp: 4, 2800 up                    :-/
  • Nuoto: 10 all;                           :-)
  • Secco: 7 all                               :-/
Dicembre 2013 contò:
  • Corsa: 20 all, 232 km ?? 
  • Via alp: 2; 
  • Secco: 7 all; 
  • Nuoto 7 all; 
Dicembre 2012 contò:
  • Corsa: 20 all: 214 km; 
  • Mtb: 1 all, 40 km; 
  • Scialp: 2: 1000 e 1100 D+; 
  • Secco: 1; (che merda!) 
Dicembre 2011 contò:
  • Corsa: 15 (148 km)
  • Bici: 3 (140 km ah ah! Una barzelletta...che pena :-/ )
  • Trave: 10 (Parole dell'esperto Trip: "O la fai male, o appena vedi la trave ti vien da vomitare ormai..." ehm...un po' tutte e due...forse meglio cambiare e mettere mooolto più tappetino ed esercizi a corpo libero e/o pesi?)
  • Outsiders: Mtb (2), Arrampicata falesia 1, Trekking 1
Però dicembre non è solo mese di rendicontazione mensile. Bensì di rendicontazione annuale.
Aspetto prima andando a rileggere ciò che il mio alterego dell'anno scorso scriveva:

"Cosa proclamiamo per il 2014? Venghino signori venghino...allora: corsa bene 2000 km possono andare, ma vorrei molto curare di più il dislivello, quest'anno nel calendario lo metto oltre al chilometraggio. Bici: ormai è anni che lo dico: 5000 km minimo! Seh va beh. Nuoto: 2 allenamenti a settimana minimo + acque libere da aprile (non vedo l'ora). Gare: 70.3 di Jona, IM di Zurigo, Maratona di Vienna, Trail dell'Orsa. Gare non in calendario ma che ci piacerebbe fare: Transvulcania, IM di Nizza, KIMA. Capacità da raggiungere: 7a a vista (AHAHHAHAHAHA! Che ridere), 4 passi dolomitici prima in bici e poi a piedi, saper correre + di 100 km di fila, saper correre + di 100 km di fila con 5000 mt di dislivello, nord della marmolada, nord della presanella, nord del GP.... il resto sono sogni proibiti....
Oppure può anche essere che non faremo nulla di tutto ciò. Forse cuoceremo broccoli e stiveremo barattoli di marmellate e salse fatte in casa. Sarà ugualmente fantastico. "

CORSA
Sessioni: 158
Km: 1545
NUOTO
Sessioni: 112
SECCO-PESI
Allenamenti: 70
SNOWBORDALP
Gite: 9
Dislivello attivo: 7300
BICI-CORSA
Sessioni: 47
Km: 2425
BICI-MtB
Sessioni: 4
Km: 215
ARRAMPICATA
Uscite falesia: 1
Uscite vie alp: 2
ESC-ALP
Gite: 22
Dislivello attivo: 23500

Allora il primo numero che mi balza all'occhio è il totale dei 425 allenamenti...quindi sono contento perché abbiamo passato il limite di 365, il che mi pare positivo. Quest'anno vorrei introdurre il numero dei giorni di riposo anche e differenziare la corsa su strada dalla corsa in montagna.
Allora nella corsa NON abbiamo superato i 2000 annuali. Secondo me è complice l'infiammazione al ginocchio dx che ci ha tenuti fermi nei primi mesi dell'anno. Neanche in bici superati i 5000 annuali che rimangono difficili. Per quanto riguarda la partecipazione alle manifestazioni diciamo 70.3 di Jona SI, IM di Zurigo SI, maratona di Vienna NO (abbiamo corso Verona, instead). Gli obiettivi alpinistici sono stati cannati tutti. Le 3 nord (Marmolada, Presanella, GranParadiso), rimangono nel cassetto dei desideri.

"Sperate sempre in ciò che aspettate, ma non aspettate mai ciò in cui sperate.
Credete solo in ciò che vi convince, ma lasciatevi convincere solo da ciò in cui credete."
(Paul Preuss)

Buon 2105

JMBReRe





lunedì 15 dicembre 2014

Storiella + Novembre 2014

Il racconto che segue non ha riferimento a fatti realmente accaduti. E' frutto della fantasia.
Chiaro che leggendolo ognuno non potrà fare a meno di ricreare nella propria testa immagini di situazioni conosciute. Io l'ho fatto.
A me il racconto che segue lascia un po' di amaro in bocca e un po' di freddo nello stomaco.
Sarebbe bello, e in questo sta il mio tentativo, direte voi se fallimentare o meno, di far soffiare un po' di vento. Vorrei fissare per un attimo le immagini che seguono nel posto recondito dove i pensieri diventano ricordi e dove i ricordi diventano morali, fino ad influenzare il nostro agire. Questo flusso di ricordi, pensieri, idee, immagini è quello che io chiamo vento, in questo contesto. Il vento che soffia in montagna porta il timore del freddo e ci fa rabbrividire e noi reagiamo magari tremando e sfregandoci le mani. Allo stesso modo vorrei creare una piccola folata sulle cime delle montagne che ognuno di noi porta dentro per rabbrividire un attimo dall'interno: uno di quei brividi che ci fa scaldare, amare, agire per poter sperare un poco di più in una vita da uomini.

Girano molte storie di montagna. Spesso si tramandano di bocca in bocca e non si riesce mai a fissarle. Sfuggono, rimbalzano, si appiccicano. Le storie di montagna sono appiccicaticce.
La storia della montagna Rossa una di queste. Il protagonista di cui si narra potrei essere io, potresti essere tu, potrebbe essere lui. Potrebbero essere tutti. La montagna, potrebbe essere una strada. La valanga, quella, potrebbe essere una macchina. Insomma...La montagna è un pretesto. Giusto per dare al testo un contesto. 
Si racconta di un ragazzo che venne investito da una valanga sulla cima Rossa, sulle propaggini del monte Calendo, nella Verbania est. Accadde in marzo: mese autunnale nell'emisfero Australe. Lui aveva l'abitudine di avventurarsi in alta montagna da solo.
Alla vista di quel gigantesco fronte di valanga che si staccava e che veniva a lui presso, si sarebbe ricordato di quel giorno in cui, molti anni prima, aveva visto picchiare una ragazza, e dei nodi nel legno delle assi del soffitto del bivacco sotto cui si riposava solamente un mese prima e dove aveva pronunziato una tremenda profezia.
Se solo avesse avuto il tempo, di fronte a quel pezzo bianco di geologia glaciale che gli si abbatteva contro con una furia titanica, avrebbe maledetto tutte le scelte da uomo che non aveva fatto nel corso della sua vita. L'ultima, la più fatale –la pronuncia della profezia- non era diversa dalle altre. La realtà è che ormai da tempo aveva cominciato a seppellire da solo l’uomo che c’era in lui.
Il setto nasale se l'era rotto -ma più correttamente, per essere più gentile nei suoi confronti, dovrei dire che se lo fece rompere- una mattina grigia di dicembre di molti anni prima della caduta della valanga. (Ecco, io lo racconto così, e in effetti scrivo così, perché, come detto, vorrei essere gentile con lui. La realtà è che non si sa bene se quel setto nasale lui non se l'era rotto per una gomitata. A dire il vero non so neppure se se lo fosse rotto. Questa storia però è diventata parte di lui, e forse anche lui aveva finito per crederci. Aveva finito per avere un setto nasale rotto dalle sue fantasie, dai suoi rimorsi. In ogni caso, non voglio essere cattivo, dirò solo che il suo setto nasale si ruppe). Non so se si ruppe nelle circostanza in cui lui raccontava che si ruppe. Ecco però io credo che se è vero che il suo setto nasale si ruppe veramente nel modo che è solito raccontare, non sarebbe vissuto tutti quegli anni nei suoi bui rimorsi fino al giorno della valanga. Bui rimorsi. Si, perché è da quel triste mattino che la sua vita poco a poco cambiò. E fu da quel mattino che cominciò ad andare da solo per le montagne. In quel triste mattino della sua adolescenza camminava incappucciato nelle nebbie e nei vapori di una ferrovia. Quello che vide, sarebbe rimasto a lungo nella sua memoria: due figure scure, di un uomo e una donna si fronteggiavano. Sentiva le voci dei due che si alzavano sempre di più e percepiva una strana elettricità nell'aria. Ad un tratto la figura dell'uomo mosse un braccio e spalmò con violenza il suo polso sullo zigomo e poi sulla guancia e sulle labbra della figura della donna, che precipitò a sul fianco sinistro sorreggendosi a malapena con ginocchia e mani. Il ragazzo sentì un violento calore salirgli il collo e poi la testa e il cuoio capelluto. Fino a dargli la sensazione di potersi esfoliare come un serpente. Una parte di lui agì di istinto e avvolse le sue braccia attorno alla figura dell'uomo cercando di immobilizzarla. Fare a botte non era il suo mestiere. Tanto che, la sua azione tanto cavalleresca dal piglio eroico e dall'impeto coraggioso, prese i connotati incoerenti quando finì per biascicare: "ma che cosa fa?, si contenga!". Sentì le braccia disserrarsi e le costole piegarsi una ad una come i tasti di una pianola. La figura dell'uomo, in cui, finalmente riconobbe (che sorpresa) un uomo!, si dimenò e si liberò dalla presa. Quando fu libero di muoversi ruotò spalla e braccio all'indietro facendo fermare il suo gomito sul naso del ragazzo che, impreparato a tanta violenza, cadde supino sul sedere come se gli avessero sfilato il tappeto da sotto i piedi.
Ma l'uomo, che probabilmente di violenza e di mattinate fredde nelle ferrovie aveva vissuto, non si curò neppure di quel naso rotto, ma fece rialzare la figura della donna –nel quale si riconobbe, che sorpresa! una donna!- e con uno strattone la portò via nel buio. Mentre la strattonava e cercava di farla camminare impedendole di lamentarsi, passò davanti all'altra parte del ragazzo che nel frattempo se ne era stato immobile, con le mani in tasca, senza far nulla, sulla soglia di quella scena. Il ragazzo con le mani in tasca guardava sbigottito il ragazzo che, a terra, si teneva il naso e che gemeva per il dolore. Questi si mise una mano in tasca per cercare un fazzoletto con cui fermare il flusso di sangue vermiglio che sgorgava dalle narici. Orribilmente viola, una macchia di sangue si accumulava sotto la sua pelle, fino al di sotto degli occhi lucidi. Il ragazzo con le mani in tasca rimase con le mani in tasca. Non provò nessuna pena, ma al contrario, provò commiserazione. Tra sè e sè ripeteva: "ecco, hai visto che succede a non farsi gli affari propri...ed ecco...ciò che rimane di un uomo ora...una pettola insanguinata per terra. Uno sputo di catarro rosso...".
Quell'immagine, ma soprattutto quel pensiero, non lo avrebbero mai più abbandonato. Gli anni passarono e agli anni si aggiunsero ad altri anni. Quella commiserazione per l'altro si trasformò in commiserazione per se stesso. Perché aveva capito che di quel ragazzo maldestro che si era fatto rompere il naso non rimaneva molto, una volta che lo si guardava con le mai in tasca dall'alto in basso; ma di quel che rimaneva, almeno c'era qualcosa di essenziale, qualcosa che lo faceva rimanere uomo. Ecco cosa rimaneva di un uomo: qualcosa. Mentre a lui, al ragazzo con le mani in tasca, non rimaneva neppure quello. Quella macchia di sangue, non sarebbe mai andata via. Si sarebbe per sempre odiato per la commiserazione che aveva provato. Giurava di esser stato il ragazzo colpito da quel folle gomito, ma forse avrebbe solo voluto esserlo.
Ma ora, ora, era di fronte ad una montagna che cadeva. Un respiro gelido lo investì con l'urto di una tempesta. I suoi piedi si fecero molli e le gambe non rispondevano. Avesse dovuto descrivere quel vento, avrebbe detto che quello era l'alito di Giove. Si trovava di fronte allo scatenarsi della forza più grande che avesse mai immaginato: che annunciava il crollo del mondo e delle cattedrali della terra. Un boato immenso, di un ingombrante e assordante spessore, lo raggiunse e lo sorpassò; e con esso, un urlo straziante. Il grido di un cavallo bianco che veniva ammazzato dentro di lui cavalcava un’ondata il brivido: era il grido senza fiato della paura. Era il terrore.
All'alito fecero seguito, nell'ordine: il getto di cristalli, la raffica di schegge e la l'ondata di polvere. Ma fu dopo l'ondata di polvere che lui smise di distinguere. Distinguere colori, distinguere pensieri. Distinguere sensazioni, distinguere dove e come, fosse posizionato ogni pezzo del suo corpo. Fu allora che quel vomito bianco lo colpì, lo avvolse, lo abbracciò e lo trascinò per sempre con se. La neve polverosa si infilava nella giacca e nei pantaloni. Poi su per le narici e per ogni condotto che nel mondo dei vivi quel corpo  adoperava per nutrirsi d'aria. Neve fino alla gola. Polvere d'acqua e ghiaccio fino ai polmoni. Perse conoscenza. Poi perse la possibilità di riprendere conoscenza. Poi più nulla, ovvero, la sua conoscenza sparì, le cellule cerebrali che si erano spente a milioni in quel folle rimescolamento erano all'estinzione. Dal corpo senza più vibrazioni e tremori quella tempesta bianca aveva preso ciò che rimaneva dell'uomo: l'essenziale. Era diventato ghiaccio, quell'uomo diventato montagna.
Poi, silenzio. E ancora silenzio. Perché la montagna fa rumore ed esige silenzio. Senza appelli. Ore dopo, una folata di vento sollevò un turbine di neve e ghiaccio dalla cima, proprio sopra al pendio, dove, in quel primo pomeriggio, si era staccato un cornicione carico di neve. Ci fu uno sfarfallio di brillanti faville bianche e azzurre che poi si fecero trasportare giù per i pendii innevati. Nell'ultimo chiarore del crepuscolo, che colorava di rosa e di oro ora solamente le cime, fischiarono nelle serrature dei crepacci e sfilarono attraverso dei torrioni di roccia monumentali. Scesero ancora, intatte nel loro splendore. Sembravano la scia di una cometa. Si abbassarono ancora fino alla porta del bivacco, baluginarono intorno alla lampada accesa all'esterno e quando capitarono di fronte alla finestra chiusa, si spensero e caddero nel buio della bassa quota. In quel bivacco ci aveva dormito solamente un mese prima. Quella volta in cui aveva aspettato per un giorno intero il bel tempo. Quella volta, mentre si riposava nel caldo del sacco a pelo con le braccia incrociate dietro la testa, osservava le nodosità del legno chiaro di cui erano composte le assi del soffitto. Quei nodi sembravano delle lacrime. Sembrava che ci fossero solo dal momento che l'albero dalle quali erano state estratte aveva pianto per il dolore. Accanto ai nodi: strisce scure, serpeggiavano eleganti. Fissandosi sulle strisce non erano più i nodi ad essere gocce immobili, ma erano le strisce ad essere scie ferme delle lacrime sui loro volti polverosi. Ora invece i nodi erano immobili pilastri a cui l'acqua di quel fiume di dolore fluiva accanto. Dal tavolo, una candela faceva luce senza convinzione e metteva in movimento ogni cosa con le sue ombre rossastre e gialle e arancioni. Sembrava che il soffitto potesse prendere fuoco, ma che, sorprendentemente, ci si sarebbe potuti rimanere avvolti come in un caldo abbraccio. Riguardò il legno del soffitto: i nodi come gocce e le strisce come filamenti che se le contendevano. Poi riguardò ai nodi come noccioli immobili e vide di uovo le strisce muoversi. E poi pensò al gusto fruttato del vino, alle botti di rovere, all'immobilità del legno senza vita. "Che bello il nome Amaranta", sospirò. "Sembra un nome da legno, da albero. Ah! Potessi vivere in un albero". Lo sguardo finì poi sulla finestra. Poi attraverso la finestra fino alla nebbia azzurra e pallida che avvolgeva e premeva sul rifugio. C'era un pallore speciale. La luna piena non aveva forza per bucare le nuvole basse, ma le riempiva con talmente tanta smania di quel suo colore di perla che se qualcuno avesse detto: "ancora un po' e le nuvole scoppiano" nessuno avrebbe detto niente per deridere la sua eccessiva esclamazione. E la pressione della nebbia piena di luce fu talmente forte che compresse tutti i pensieri dell’abitante del bivacco fino all'immobilità totale. Scese la pace del sonno nel caldo delle coperte e nell'immobilità dei pensieri: persino le ombre proiettate dalla luce della candela sembravano fermarsi. Nodi e strisce che fino a quel momento aveva fatto muovere a suo piacimento solo con un semplice cambio di prospettiva, erano ferme immobili a pochi centimetri dal suo naso.
"Sai....", disse: "se ci trovassimo la fuori, investiti da una valanga e dovesse restare sotto solo uno di noi due, e si potesse scegliere tra i due chi potesse essere il travolto e chi potesse essere quello salvo con in mano l'ARTVA*...beh, io sceglierei di essere quello sotto."
Non stava parlando da solo. Stava parlando a quel ragazzo che, anni prima, aveva visto farsi rompere il naso da una gomitata. Insomma … Non aveva smesso di non essere uomo, nelle sue scelte.


E nessuno sopravvive a se stesso. 


(* l'ARTVA, ovvero il dispositivo per la ricerca dei travolti da valanga)

JMBReRe

Allora il diario invece:
Settimana 24-30 Nov
  • corsa: 8 mar, 10 mer, 10 dom;
  • bici: 50 sab;
  • secco: gio, ven, dom;
  • nuoto: gio, ven, dom;
Settimana 1-7 Dicembre:
  • Secco: mar, gio;
  • Nuoto: mar, mer, gio;
  • Scialp: 600 sab, 700 dom;
Settimana 8-14 Dicembre:
  • Scialp: 700 lun;
  • Secco: mar, gio, sab;
  • nuoto: mar, mer, sab;
  • corsa: 8 ven, 14 dom;
Quindi novembre 2014 conta:
  • Corsa: 13 all, 130 km;  :-)
  • Bici: 6 all, 245 km;       :-/
  • Nuoto: 8 all;                  :-/
  • Secco: 11 all;                 :-)
Nel complesso, direi ->   :-)

Cosa avevo fatto negli scorsi anni a novembre???

2013 
  • Corsa: 161 km per 14 all;
  • Bici: 130 km in 3 sedute;
  • Nuoto: 7 all;
  • Secco: 8 all;
  • Scialp: 2 1000 e 600 D+;
  • Esc: 1 da 500 D+ easy;
2012 invece? Novembre:
  • Corsa: 12 All, 146 km :-\ 
  • Bici corsa: 1 da 25 :-(
  • Secco-Pesi: 8 all ;-P
Nel 2011 cosa avevo fatto??
  • Corsa: 13 tot 115 km;
  • Mtb: 5 tot 120 circa....molto circa;
  • Bici da corsa: 1...cosa???? :-0 che schifo...
  • Nuoto: 1...cosa???? :-0 che schifo...
  • Trave: 6, ok...
  • Arrampicata: 2, ok...
Fate i bravi...

lunedì 24 novembre 2014

"Elogio della tecnica" o "Pezzi d'anima" o "Morire alle Azzorre" (+ Ottobre 2014)

Ecco.Non so se è troppo.
Però questo è quello.

Armando è uno dei tizi che il mercoledì sera viene a fare il corso di apnea in piscina. L'ho conosciuto mesi fa, perché si stava allenando nella corsia accanto alla mia.
Ecco lui è stato operato da poco ai ventricoli. Che io neanche sapevo che esistessero i ventricoli. Ad ogni modo il medico gli ha detto di andarci piano ad allenarsi.
L'apnea è uno sport (posso chiamarlo sport?) di notevole impegno fisico e mentale. A me fa paura l'apnea. Armando mi dice che è fondamentale la concentrazione e il rilassamento.
Ed è per questo che lui pratica. Per rilassarsi, per star meglio, perché gli piace...perché...eh. Vediamo....Passione, talento, arte, sono parole abusatissime. A dire la verità secondo me
quando si fa una cosa ripetutamente senza che nessuno la chieda e non si sa dire perché la si fa, beh allora siamo molto vicini ad aver centrato il mezzo con cui ci esprimiamo.
E molte volte lo facciamo da soli. Una volta ho sentito dire che "passione è ciò che fai quando nessuno ti guarda...". Mah, chissà...ma non divaghiamo...
Armando, ecco.
Vederlo il mercoledì sera alle 21 e 20 entrare in acqua dopo una lunga giornata di lavoro mi ricorda proprio questo concetto.
Dopo l'operazione ai ventricoli, va piano. Fa due vasche in apnea invece che tre. Perché il medico gli ha detto di calmarsi un po'. Ha la pancetta, Armando...e una muta nera e blu un po' bruttina ecco...
E poi una maschera. Che gli da proprio un aspetto strano. Una barba spesso incolta. A dire il vero ha anche dei denti storti. Ma un sorriso fantastico. Si perché
quando si riposa tra una serie e l'altra e magari si mette a chiacchierare con te e ti spiega tutte queste cose, lui ride. Quando ti parla dell'operazione, delle lunghe giornate di lavoro
, delle due vasche invece che tre...ride. Contento.
Io ci vedo il suo modo di voler bene ai suoi cari. Il suo modo di ricambiare ciò che ha avuto. E' il suo modo di esprimersi.
Non so, io credo nella forza di queste cose.

Nessuno può dirti in cosa o come devi esprimerti.

Per favore la libertà d'espressione. Che poi oggi è attraversare con il rosso. O attraversare i binari davanti al cartello "vietato attraversare i binari". Libertà oggi è il fumarsi lo spinello proibito.
Fare le 4 di notte in discoteca e poi venirsene fuori con frasi "ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità"..."vivi come se dovessi morire domani"...ma perché hai bevuto 10 gin tonic e sei splendido?" ma vaffanculo...
Questo è peggio di un surrogato della libertà d'espressione.
La libertà d'espressione, intesa come naturale esternazione della propria individualità è "pino nella nebbia". Si sta rinchiudendo in un barattolo di conformismo. Tutto tracciato e recintato.
Riprendersi il diritto di esercitare la propria individualità parte anche nell'esprimersi in ciò in cui ci si sente di riuscire a farlo.
Ma Saviano aveva ragione. Chiunque abbia voglia di mettere il proprio ramo fuori dalla nebbia viene rimesso a posto.
Ci provano a rimetterti a posto. Ma non accade sempre. Perché fuori dalla nebbia c'è il sole, e la vita trova sempre la strada per rinnovarsi.

Per diventare ciò che si è nati per diventare passa senz'altro per il fare le cose come libere scelte. Riprendere e pretendere il diritto di avere i propri mezzi, per esprimersi.

Solo che serve la tecnica per esprimersi.
L'apprendimento della tecnica può sembrare freddo. Metodico. Troppo razionale per esprimere qualcosa che, in realtà, verrebbe meglio se espresso naturalmente. Ecco perché la tecnica deve essere
assorbita. Perché deve diventare parte del proprio movimento nello strato più recondito e legato, dei fasci muscolari.

"This is a guitar, not a fucking bike. Not a piece of steel."
Il mio vicino è inglese, beninteso. Lui è musicista. Mi sprona a prendere in mano la chitarra. "Perché la chitarra è un pezzo d'anima".
Non devo imparare meccanicamente la tecnica. "Just....you know...play it...".
Cavoli...questo non riesco a farlo...non con la chitarra perlomeno. "Non ho la tecnica adeguata", mi giustifico io.
Tento di spiegare l'utilità di imparare la tecnica, no? L'esercizio meccanico, l'attenzione, il metodo, il rigore che di solito delinea schematizza, inquadra la mia settimana d'allenamento.

Tento di spiegare invano che anche uno che va in bici può metterci l'anima mentre lo fa. Lui replica che non può sentirmi mentre vado in bici. Non riesco a comunicare.

Totalmente vero, penso in prima istanza.

Rientro a casa. Non mi va di seppellire la cosa con un "totalmente vero". Soprattutto quando entrando dalla porta, vedo la mia bici. La tengo in salotto perché la casa è angusta.
Non distante c'è la tavola da snow. Li accanto attrezzi di ogni tipo. Legna da ardere. Scarponi da scialpinismo. Scarpe da running e scarpe da trail. La muta, che è meglio
stenderla quando non la si usa. Chiodi da ghiaccio che penzolano attaccati a moschettoni arrugginiti. Calzettoni usati e non. Cronometro. Vecchi pettorali di gare passate. Cinturini riflettenti. Frontali. Pantaloni lunghi o corti. Caschi: da bici, da snow, da roccia...
Non c'è fine a tutta questa schiera di strumenti.
Li guardo con malinconica rassegnazione.
Esco dalla discussione un po' scosso. Ma non desolato. Ancora una volta, mi dico, è questione di equilibrio.
Come fa uno a "suonare e basta"? Da qualche parte, nella sua vita, il suo corpo ha assorbito la tecnica necessaria.
Se lo si fa senza pensarci o con metodica dedizione poco cambia. Quello che serve è la tecnica da utilizzare sul mezzo che si usa per esprimersi. La tecnica è il "mezzo per giungere al mezzo". Con il mezzo, facciamo uscire definitivamente ciò che arriva da dentro.

Guardo la sbarra della Lat Machine oscillare sopra la mia testa. Guardo l'acqua della mia corsia che si acquieta e che aspetta il mio arrivo.
Io dico: Un pezzo d'anima è tutto ciò con cui riusciamo ad esprimerci.

Mi sono arrivate le foto di una maratona fatta di recente. Ce n'è una fatta al 41mo chilometro. Ho una faccia bruttissima (non che di solito sia meglio). Una postura pessima.
Il ginocchio sinistro traversa e, in basso, il piede letteralmente schiaccia e deforma la tomaia delle mie vecchie scarpe.
Non sono scarpe. Sono parte di me. Fanculo a dei pezzi di gomma e tela. Sono le mie scarpe.
"E' la mia rosa", diceva il piccolo principe.

Non so, io comincio a pedalare, una mattina di novembre. Ho dormito poco, ho un vago mal di testa. L'aria frizzante si infila su per le narici. Sento il fresco delle gambe ancora scoperte, prima dell'arrivo dell'inverno definitivo.
La mia bici me l'ha regalata mio papà.
La inforco il sabato mattina. A volte sembra di essere in due a pedalare. Ricordo i suoi racconti. Di passi dolomitici. Di deserti del Marocco.
Penso ai nomi mitici. Allo Zoncolan, al Gavia, al Giau, al Tirolo....sento quasi il profumo degli aghi di pino dello Stelvio...la polvere rossa del deserto.
Fanculo ad "un pezzo di metallo".
Cos'è questo, se non un pezzo d'anima?

Io, forse, ma devo ancora scegliere bene, se dovessi morire domani, probabilmente prenderei un aereo per Lisbona. Arrivato al porto, comincerei a nuotare. Così, verso il tramonto.
Verso l'oceano sconfinato.
Magari prima di mattina arrivo alle Azzorre.

La tecnica è fondamentale. Ma concentrarsi sulla tecnica è come concentrarsi sul modo in cui è scritto un racconto. Os ugli erorri che ci sono detnro :-)
La cosa più bella è leggere senza accorgersi di leggere. Idee, pensieri, saltano dentro senza che ci sia bisogno di masticare.
Lo stesso vale per la tecnica. In corsa, in bici, sugli sci, con la chitarra. Se lasci andare la tavola e riesci a goderti il momento...
lasci andare le dita e riesci a sentire gli accordi. Come quando hai sete e bevi. Ecco, non ti concentri sul bere, senti quella meravigliosa sostanza che scorre in gola e ti raffredda lo stomaco.
Robe così...

Ricordandoci che anche forzarsi a fare allenamento è una libera scelta.
Armando è uno che suona bene.

Ciao...
JMBReRe

Basta ora...

Allora qui c'è un casino che metà avanza. Mettiamo a posto il diario:
eravamo mi pare a:

Settimana 13-19 Ottobre:
  • Corsa: 8 mar;
  • Bici: 60 sab;
  • Nuoto: lun, mer, gio, sab;
  • Secco: sab;
Settimana 20-26 Ottobre:
  • Nuoto: lun, mar, mer, gio;
  • Secco: mar, mer;
  • corsa: 8 ven; 20 dom;
  • Bici: 60 sab;
Settimana 27 Ottobre 2 Novembre:
  • Secco: lun, gio;
  • Nuoto: mer, gio;
  • corsa: 8 mar, 8 ven, 12 sab, 16 dom;
  • Bici: 25 sab, 30 dom;
Settimana 3-9 novembre:
  • Secco: lun, sab;
  • Nuoto: mer, sab;
  • corsa: mer 11, ven 8, sab 8;
  • Bici: 60 dom;
Settimana 10 - 16 Nov:
  • Secco: lun, sab;
  • corsa: 9 mar, 8 ven, 8 dom;
  • Bici: 30 sab;
  • nuoto: lun, sab;
Settimana 17-23 nov:
  • Corsa: mar 12, 8 gio, 10 ven;
  • bici: 50 dom;
  • secco: mer, gio;
  • nuoto: mer;

Ottobre 2014 così conta:

  • Esc: 500 D+...va beh...          :-(
  • Corsa: 11 all, tot: 134 km;    :-/
  • Bici: 4 all; 220 km;               :-/
  • Secco: 5;                               :-/
  • Nuoto: 11;                            :-)
Ma ora ecco il solito confronto con gli alter-ego degli anni scorsi...mi pare che l'anno scorso ci avevo dato dentro di più! Ma ricordo che avevo le due maratone in una settimana in ballo. e successivamente mi ero infiammato il ginocchio destro e mi ero costretto ad un inverno paurosamente povero di km su terra. Quest'anno spero di fare meglio. 


Ottobre 2013 così contava:
  • Corsa: 18 all, 268 km;
  • Bici: 5 all: 290 km;
  • Nuoto: 9 all;
  • Secco: 5 all;
  • Mtb: 1 da 50...
Ottobre 2012 invece?? non avevo ancora cominciato a nuotare forse...
  • Corsa: 16 All, 245 km ... ehm... ok....; 
  • Bici: 8 All, 427 km;