«En redescendant, le cœur léger, je sifflote gaiement. Je viens de gagner le ticket pour le cap Horn, l’Amazonie… Ah ! Connaître l’enfer vert, la chaleur suffocante, les moustiques, les papillons aux ailes moirées, manger de la soupe de perroquet Ara, de la queue de caïman, avaler des larves gluantes, découvrir les mers du sud, entendre rugir le vent des quarantièmes, entendre hurler celui des cinquantièmes en doublant le cap Horn, siffler le dauphins qui dansent au clair de lune, apercevoir les glaciers qui brillent au fond des fjords ! Je veux vivre à en crever…»
JMB

martedì 14 ottobre 2014

Vita vissuta (+settembre)

Prima di tutto diario! Tiè!

Settimana 15-21 Sett
  • Corsa: 6 all: 8 lun, 8 mar, 8 mer, 8 gio, 11 ven, 22 dom;
  • Bibi: 60 Sab;
Settimana 22-28 Sett:
  • Corsa: 3 all: 8 mar, 8 mer, 8 gio..... che schifo...
Settimana 29 Sett-5 ott:
  • Corsa: lun 20, mar 8, mer 7, gio 8, sab 8, dom 42;
Settimana 6 ott-12 ott:
  • Corsa: mar 8, ven 8;
  • Bici: Sab 40, Dom 60;
  • Escursione: 500 Mer;
Quindi eccoci al mese di settembre 2014:
  • Corsa: 20 sessioni, 217 km;  :-)  va bene, ci sta per la maratona di ottobre....
  • Esc: 3 uscite in tot: 2800 mdsl   :-/ no comment
  • Bici: 1 da 60;      :-(   (che schifo)
Un applauso al mio alterego di settembre che è riuscito a fare una sola uscita di bici in tutto settembre!!! Bravoooo....biiiiis!! Imbecille!

Anyway .... Il mese di Settembre 2013 si concludeva con:
  • Corsa: 17 All, 208 km; 
  • Bici: 10 All, 471 km; 
  • Nuoto: 3 allenamenti (che schifo...però non ho contato le nuotate in acque libere in effetti...); 
Settembre 2012??
  • Corsa: 15 All; 178 km; 
  • Bici: 8 All; 280 km; 
  • Mtb: 1 All; 16 km; 
Ecco cosa scriveva il mio alterego un anno fa: Benone: chilometraggio medio aumentato per le sessioni di corsa ma anche per quelle in bici. E più alto il numero delle sessioni. Ma settembre è sempre stato propizio per l'aumento dei volumi di carico e questo è dovuto al fatto che ottobre è il mese delle maratone :-) Quindi, promemoria per una gara nel primo fine settimana di ottobre: buono l'aumento di volume nelle prime 3 settimane di settembre, poi dopo l'ultimo lungo tagliare il volume nella 4a settimana e lasciare la qualità. Poi nella prima settimana di ottobre fare prove di ritmo gara e poi presentarsi alla gara e finirla...

Troniamo al 2014: Allora direi che queste ultime settimane fanno pietà. Allenamenti frammentati, testa altrove. Ottobre arriva e porta con se la ripresa del nuoto (ieri sera insomma). Segnali positivi.

Ora propongo qualche scemata...magari farà sorridere qualcuno...che magari si è trovato nelle stesse situazioni qualche volta...ecco qui....

Quando ti dicono che la bici non si può tenere in salotto:


Il venerdì sera quando scopri che è sceso un metro di neve fresca sulla montagna dietro casa:


Come ti senti buttandoti giù per un canalino di neve polverosa:


Quando vedi roccette sporgenti che potrebbero rigarti la tavola:


Quando ti viene una vescica sul mignolino del piede durante la salita:


Quando ti togli lo scarpone a fine gita:


Quando scopri che qualcuno ha già battuto traccia:


Quando i tuoi compagni decidono di scendere per il bosco giocando a schivare gli alberi:


Quando vedi una ragazza che fa scialpinismo:


La prima nevicata della stagione:


Quando cercano di spiegarti che troppa attività fisica fa male alla salute:


Quando chiedono chi potrebbe essere disponibile per un lavoro extra domenica pomeriggio:


Dopo il primo allenamento di nuoto della stagione:


Sei ancora in ufficio alle sette di sera invece di essere in giro in bici:


In generale quando senti discorsi del tipo: "non è uno sport, ma uno stile di vita"


Quando ti dicono: "facciamo un fuoco da bivacco così grande che lo possono vedere anche dalla stazione MIR":


Alle due di notte quando prepari i panini per la gita della mattina dopo:


Quando provi un 360° e ti cappotti rovinosamente:


Quando i tuoi amici ti comunicano che rinunciano alla gita per andare in centro a far compere con la morosa:


Quando bevi due birre di troppo la sera prima di un allenamento lungo:


Quando cambi le scarpe con cui hai corso due maratone e l'Ironman:


Al ristoro a fine gara:


Il lunedì mattina generalmente:


Quando scopri che il reintegro di carboidrati ha preso una brutta piega:


Quando cominci a scendere sciando e saluti quelli che vanno giù a piedi:


Triathlon: quando vedi che la scia non è consentita ma ti passano in trenino dieci uno dietro l'altro:


Localismo:


Quando circostanze fortuite e non propizie ti fanno saltare un allenamento:


Tante care cose ... a presto...

JMBReRe

lunedì 15 settembre 2014

La ruota panoramica (+ agosto 2014)

L'altra sera riflettevo su una cosa. La vita è una ruota panoramica? Il chiacchiericcio di sottofondo del locale mi aiutava a rendere fluidi i pensieri. Sorseggiavo dal mio bicchiere e pensavo. Poi mi hanno distratto. 

Procedo in macchina. Nel baule gli sci. Salgo per una stradina di montagna asfaltata e rallento perché la corsia è invasa da una mandria di mucche che procedono a rilento. Rumore di zoccoli ovattato.
Apro il finestrino per sentire temperatura e umidità dell'aria. Il rumore degli zoccoli da sommesso si fa più chiaro. Osservo il vibrare dei corpi delle bestie che pesano ogni colpo sull'asfalto. Il ciondolare delle loro teste è accompagnato da uno sbuffo d'aria calda che esce dalle loro narici e si condensa nell'aria. Vapori bianchi nel cielo azzurro, l'attesa dell'alba e la brina che copre, a tratti, l'asfalto nero. Stanchezza e sonnolenza. Fatica. Logorio. 
La vita non è una ruota panoramica. Non si ferma mai per farti scendere. Non si ferma mai per farti salire. La vita è un sacrificio: è il procedere di una mandria di mucche che sorpassi quella mattina che vai a sciare. Ci si rassegna accettando che è così: il tuo labbro si spacca dopo che cadi sulla una lastra ghiacciata a tre curve dalla fine. A pensare a queste cose ti viene in mente che le macchie di sangue sulla neve sembrano le bacche di un sorbo selvatico. Pensi ai romanzi russi. Al ciclo delle stagioni. Alle esistenze ritmate dagli inverni. Mentre quelle teste di ruminante dondolano senti un gong lontano. Ripetuto, come il suono dei campanacci che si infila nei valloni dei torrenti. E quella figura umana che ti aspetta nel punto più alto a braccia aperte, è la croce della cima che ti aspetta per abbracciarti. Per trattenerti. Per strapparti per un minuto dal mondo. Per rubare un minuto alla tua vita. Per moltiplicarlo e restituirtelo ingigantito, decorato, affrescato, reso magnifico. 
E corri e corri e corri. Senza fretta, ma senza sosta, una mattina.
Mi ritrovo a camminare su una roccia bagnata e fangosa. Ho una strana paura di cadere, non so cosa sia. Ho le gambe deboli e la roccia mi appare scivolosa. I piedi sono rannicchiati nelle scarpe bagnate. Sono ore che si cammina. Nella testa ho un leggero brusio. Come se i miei pensieri fossero api. 
Api che se ne vanno non appena mi ritrovo ad un balzo di roccia. Il ronzio sale, esplode, sparisce. Il mio corpo si gira faccia a monte e scende una piccola scaletta d'acciaio composta da cambre fissate alla roccia. Questa scala mi fa atterrare in posto strano. Sembra di camminare su una nuvola. Qualche passo e riesco ad alzare lo sguardo. La cortina fumosa si alza e la paura di cadere se ne va. Arriva la solitudine bellissima e chiarissima. Quello che vedo è l'arrivo di un carosello. Il sole cala la sua falce d'oro e fa srotolare un lago ai miei piedi. 
"Buttati", mi dice una voce nella mia testa, di un'ultima ape rimasta. Resta qui per sempre. Sarà notte e giorno allo stesso tempo. E sarai ovunque ad ogni istante. Le stelle saranno gocce di miele, perché le tue idee avranno impollinato i cieli. 
La mia cabina comincia a dondolare. No. Non ora. Non qui. Non adesso. Quale cabina? Beh, la vita è una ruota panoramica, no? Ti fa salire, ti fa scendere. Perciò se per quell'attimo smette di ruotare, la tua cabina prende ad oscillare. Ebbene si. Si ferma in tutti i punti. Anche nel punto più alto. Dondola lassù, tra terra e cielo. Sotto, un lago immenso o, altre volte, i riflessi multicolore della città illuminata. Sopra, la luna gigante e sfacciata. Pensi ai romanzi sudamericani. Alle chiacchierate all'ombra dei manghi. Alla vita vissuta con ironica accettazione. Alla cachaca.
Allora si, o no? 
Non so, come detto, mentre ci pensavo, mi hanno distratto. 

A me piacciono i vini liquorosi. Il porto, il brachetto, il passito, il vin santo. Ma se non ce l'hai va bene anche una birretta. O un sorso di acqua fresca versata nel palmo della mia mano. Va bene qualsiasi cosa, purché facciamo un altro giro. Fatemi fare un altro giro, vi prego. Su questa sorta di giostra che a volte sembra proprio una ruota panoramica.

Settimana 4-10 Ago:
  • corsa: 8 lun, 11 mar, 8 gio, 8 sab (400 D+), 10 dom (1000 D+)
  • Nuoto: Mer
Settimana 11-17 Ago:
  • Corsa: lun 16 km 2000 d+, sab 20 km 2000 d+;
  • Mtb: 110 km;
  • Via di roccia mar;
Settimana 18-24 Ago:
  • corsa: 8 lun;
  • escursionismo: 4 giornate full immersion (tot 4000 d+ stima);
Settimana 25-31 Ago:
  • escursioni lun boh (700 d+ stima) + sab 400 d+?;
  • corsa: gio 8, ven 8, 20 km dom 2000 d+;
  • bici: 50 dom;
Settimana 1-7 Sett:
  •  escursioni: 2200 dom;
  • corsa: 8 lun, 8 mar, 8 mer, 15 ven, 8 sab;
Settimana 8-14 Sett:
  • esc: 400 d+ gio, 200 d+ sab;
  • corsa: 8 lun 700 d+, 8 mar 400 d+, mer 15 400 d+, ven 11;
Allora agosto è sempre un mese un po strano. Diciamo che è sempre un po' un casino fare il conto di agosto...proviamoci...quindi approssimativamente agosto consta di:
  • Corsa: 12 uscite (8000 d+ più o meno) :-)
  • Bici: 50 km :-(
  • Mtb: 2x140 km :-(
  • Via di roccia :-( 
  • Falesia 1 volta che schifo :-(
  • Escursioni: svariate...mettiamo in tot 6 x 6000.... so di essere conservativo...
Agosto degli anni passati??
Tutto agosto 2013 insomma conta:
  • Falesia: 2;
  • Via alp: 1;
  • Corsa: 142 km in 13 all;
  • Bici: 445 km in 8 all;
  • Nuoto 1500 m (che schifo...)
Agosto 2012 ha visto fare:
  • Corsa: 10 All: 89 km (sotto media)
  • Mtb: 4 All: 102 km;
  • Esc: 4: 6000+;
  • Falesia: 2;
  • Via lunga;
  • Nuoto 1 All...ah ah,potevo anche non metterlo...(non ho detto non farlo, ho detto non metterlo!)
PS: gli shot dell'ultimo mese: 
Prima foto: Petit Mont Blanc, Monte Bianco, Valle d'Aosta, Italia (foto: GR, grazie!).
Seconda foto: Trolltunga, Odda, Hordaland, Norvegia (foto FM, grazie!)
Tante care cose
JMBReRe



martedì 5 agosto 2014

Un respiro degno: un attimo di adeguatezza (+luglio '14)

"Non dirmi che non sei contento...!?!"
"Ma no, non sto dicendo questo..cioè....l'avevo giurato che non sarebbe dovuta andare così. Invece è stato così... invece è andata così. Nulla è cambiato. Me lo ero giurato più sere. Le sere in cui avevo esaurito le forze, le energie, e avevo la sensazione di sentire, finalmente, di poter riuscire a dare tutto ciò che potevo per una causa. Non importava quale fosse. Così mi imponevo di stare attento e di rendermi conto di ciò che avevo messo in gioco per questo: si! la tabella di allenamento ha raso al suolo molte delle mie convinzioni. Un setaccio. Un colpo di spugna.
Ma rimane il fatto che non me ne è venuto niente, della gara in se."
"Che casino di discorso. Era una gara santo cielo. Hai pagato un fracasso di soldi per andarci...mille allenamenti a settimana. Hai buttato a mare mille inviti. Per cosa? Per nulla? Non dirmi che non ti sei commosso alla fine!? Ripensando al tuo percorso e al traguardo raggiunto"...
"Difficile non essere romantici nel momento in cui la fatica ti spoglia delle tue convinzioni superflue. "
"E cosa sarebbero?"
"Beh sarebbero le tue cose utili, escluse quelle indispensabili. Si! Ti commuovi all'ultimo giro, se pensi che la strada che ti manca è quella che ti manca per arrivare a casa. Per me è stato così. Ho pensato a casa mia. E mi sono venute in mente le scarpette rosse di Dorothy del Mago di OZ.. e lei che sbatteva i tacchi e che diceva:...<<La mia casa...è il posto più bello del mondo>>...stavo volando verso casa..ho pensato ai miei vecchi...grigi e curvi.
..ma poi lo sapevo che sarebbe successo... non c'è traguardo che possa soddisfare. Se si lotta con se stessi, non c'è posto in cui si possa andare senza portarsi appresso il problema.. e se il problema uno ce l'ha con se stesso allora voler trovare la soluzione con una gara è come voler specchiarsi con la stagnola del panino del pranzo: impossibile."
"Ma che è questo problema di cui parli?"  
"Mah, forse appunto l'impossibilità di rasserenarsi neanche a fronte del più costoso traguardo. Ma sono le risposte che sono insoddisfacenti o sono le domande ad essere poco focalizzate...? Ma ci facciamo poi le domande giuste? Nel senso, cerchiamo le risposte nei luoghi giusti?
Sai, mi metto a dormire sempre con gli scuri aperti. Ho la convinzione che se ci si sveglia con la luce del giorno il nostro risveglio è meno traumatico. Di estate è perfetto. All'incirca mi sveglio poco prima della sveglia. La vedo come una cosa più naturale, mi sembra di assecondare il ritmo delle giornate come probabilmente si faceva una volta. Quando procedevamo accovacciati e avevamo le braccia che arrivavano alle ginocchia..
Poi tengo la finestra aperta. Finestra aperta e scuri aperti: cerco sempre di conservare un lembo di cielo sulla mia vita, come consigliava quell'amico della famiglia Proust. A volte, se sono fortunato, uno spicchio di luna arancione si corica con me. E da sdraiato raddrizzo quella culla sospesa.
L'altra notte c'è stato un temporale tremendo...figurati se l'ho sentito arrivare, mentre dormivo...
Quel mattino mi ha svegliato la luce del mattino, giustamente, come sempre. Una delle due ante degli scuri si muoveva appena, libera dal suo gancio: andava e veniva cigolando. Come la banderuola col galletto che segna la direzione del vento.. La stanza si scuriva e si illuminava al ritmo delle ultime bave di vento in coda al temporale. Il mattino stava sciaquando la mia camera dal sonno.
Quello che ho sentito appoggiando i palmi dei piedi al pavimento fresco era il prurito e il pizzicore di uno strato di aghi di pino che aveva coperto il mio pavimento. Gli occhi appannati hanno messo poi a fuoco la situazione: anche sulla finestra e sul termosifone: ramaglie, foglie, aghi giallastri."
"Ma questo per dire cosa?"
"Per tentare di spiegare... Tentare di spiegare che nessun traguardo può darti quell'attimo di adeguatezza che cerchi."
"Aghi di pino? Adeguato a cosa?"
"Come a cosa? Ti senti sempre adeguato tu? Ogni respiro che fai? Io no...il respiro degno, quello che io chiamo l'attimo di adeguatezza non ti coglie se non dopo le stagioni piovose."
"Stagioni piovose?"
"SI...quello che io chiamo attimo di adeguatezza è il sentirsi all'altezza dell'intensità di ciò che puoi percepire, ma che di fatto raramente ti perviene.
Io parlo di quei profili, li vedi laggiù? Ecco quei monti sembrano sorti la prima volta stasera. Sembrano essere li solamente per soddisfare la tua sensazione di onnipotenza, con cui finalmente ti senti capace di scavalcare regioni, sorvolare foreste, sgretolare rocce......
Io parlo del colore dell'alba....
Io parlo dell'odore della carcassa di un cinghiale morto accanto al sentiero...
Parlo del gorgogliare della sorgente a cui passi accanto correndo al limite della sete. Parlo del fatto che tu di quella sorgente riesci a sentire la voce, non il rumore. Quella ti sa sussurrare e tu sai sentire. Dura più di un respiro, quell'attimo di adeguatezza?
Riesci a distinguere tutti i colori di quel tramonto? Oro, ambra, ruggine? Lo senti il tuo sangue che ha la consistenza della resina?
E quella che respiri è aria? A me sembra avere consistenza. Sembra esserci qualcosa nell'aria. Pulviscolo. Fumo acre.
Io respiro e butto giù. E rimane li con me. Per sempre. Un respiro adeguato, finalmente. Che ti segna.
E' li che vedi più chiaro..."
"Ma allora basta che vai un po' più spesso nei luoghi dove ciò accade...facile no?"
"Ma no...non hai capito un cazzo.."
"Te l'ho detto, arriva solo dopo la stagione piovosa..."
"Ma che cos'è? E cosa è che vedi più chiaro?"
"Vedi più chiara la risposta al perché dell'esistenza."
"Ma ti puoi figurare...."
"Ti dirò di più. Anzi, è la domanda che diventa più facile. Non è che la vuoi banalizzare, non sei così ingenuo. Non vuoi essere ottuso.. Tu odi le persone che rispondono ad una domanda banalizzando, ma non è questo il caso. Oppure lo è ma non ti sembra di far torto a nessuno, e non ti sembra di essere ne inesaustivo (ho davvero scritto inesaustivo???) ne sempliciotto a rispondere: <<Beh, è così...cosa vuoi di più?>>"
"E la stagione delle piogge che minchia centra?"
"Centra. Perché mai sai quando la tua mente avrà la forma della lente giusta, per farti vedere la semplicità e la grandezza delle piccole cose che ti circondano, facendotele percepire non più utili ma come essenziali alla tua esistenza. Guardati. E pensa che magari ciò che ti tiene in vita può essere lo sguardo di una persona, la pagina di un libro, un tramonto in montagna. Sono tutte cose di cui la nostra realtà è piena ed eppure è vuota.
Stentiamo a distinguere ciò che è utile da ciò che è necessario. Questo è quello che intendo con l'essere adeguato. Dio o chi per esso ha sparpagliato la grandezza ovunque. Ho bisogno solo di un po' di prospettiva.
Quel temporale che ha portato gli aghi di pino e quella folata di vento mi hanno un po' ridestato. La montagna ha lasciato il suo biglietto da visita nella mia povera stanza.
Non esistono traguardi. Solo stati di passaggio: passi, anelli, valichi, momenti, istanti, respiri. Il respiro di adeguatezza ti segna dentro. Come il catrame del fumo di una sigaretta, il respiro libero di quella polvere d'oro ti lascia un segno dentro.
Ti lascia proprio un anello, come la stagione della pioggia lascia il suo segno nel ceppo dell'albero che è stato tagliato e che l'alpinista sta bruciando adesso nella stufa da bivacco. L'alpinista riposa e si rifocilla, inconsapevole del fatto che la polvere d'oro che sta respirando gli sta tracciando un anello tra anima e polmoni.
Mi son spiegato?"
"No"
"Ah. Benon. Dai passami il genepì... ho solo bisogno di un po' delle mie montagne..."
 
JMBReRe

PS: in questo video ho cercato di rendere l'idea di cos'è, per me, un respiro adeguato.....solo per me dico eh...che non voglio deviare o convincere nessuno...
O questo genere di cose...o il degenero delle cose, come piace dire a me.


Ora adiamo a sistemare il diario porca l'ocaaaaaa!!!!

Settimana 30 giu-6 lug
  • Corsa: 8 lun, 8 mar, 8 sab, 8 dom;
  • Escursione: dom 400 D+;
Settimana 7-13 lug:
  • Corsa: 8 lun, 12 1000 D+ ven, 8 dom;
  • Bici: 220 Sab, 25 dom;
  • Nuoto: mar, mer, gio;
Settimana 14-20 lug
  • Corsa: 8 mar, 8 sab matt, 12 sab 1000 D+ pom, 9 dom;
  • Bici: 30 mer;
  • Nuoto: lun;
Settimana 21-27 lug
  • Corsa: 42 dom (Zurigo)
  • Bici: 30 mer, 180 dom (Zurigo)
  • Nuoto: lun, mar, gio, dom (Zurigo) 
Settimana 28 lug - 3 ago
  • Corsa: 12 ven, 9 sab 600 d+:
  • Bici: 30 mer, 
  • Nuoto: Gio
  • Falesia dom (ridicolaggine) :-D
  • Mtb: dom 30;
Quindi ora facciamo i conti per luglio:
  • Corsa: 12 all, 143 km;                           :-)
  • Bici: 6 all, 425 km;                                :-)
  • Nuoto: 9 all;                                          :-)
  • Escursione: 1 da 400-500 d+ forse;       :-(
Ma negli anni scorsi cosa avevamo fatto?
  • Corsa: 14 All, 173 km;
  • Bici: 9 All, 415 km;
  • Falesia 1 uscita :-(
  • Nuoto: 5 all, 5000 mt... che schifo
Luglio 2012 avevamo fatto:
  • Corsa: 11 All, 123 km;
  • Bici da corsa: 9 All, 350 km;
  • Mtb: 2 All, 70 km;
  • Via di Roccia 1;
Direi che siamo in linea con i miei alter ego del 2012 e anche 2013. 

Ne siamo lieti...

JMBReRe

mercoledì 9 luglio 2014

Ehi, ciao (+ giugno '14)

Qui vicino c'è una stradina bianca che fiancheggia il verde reticolato del giardino di una casa vecchia.
Il verde reticolato corre parallelo a due filari di vigne: questi vanno tutti ad attaccarsi, infine, ad un muro a secco.

La casa offre, con una piccola scala color cemento, il suo lato più dolce a questo bel giardino.
Ogni volta che passo correndo accanto a quel giardino spero sempre che ci sia quel cagnolino simpatico che mi viene incontro facendo le feste.

Appena sente il rumore dei passi che sia avvicinano parte a tutta forza dal pergolato, supera con un solo passo tutti i gradini della scala color cemento e si mette a correre sotto i filari e mi viene incontro. Non riesce mai a fermarsi in tempo e quindi lo supero nell'altro senso. Così lui frena subito e riparte a rincorrermi sollevando la morbida erba tagliata con l'affanno di un ritardatario.
Rapidamente il giardino volge al suo termine e il simpatico cagnetto riprende le scale e se ne scompare.
Non ho mai capito dove va a finire e perché non resta con me fino alla fine. "Tornerà alla sua cuccia li sotto il pergolato", mi dico...Sempre la stessa scena. Ad ogni mio passaggio...

Oggi ho volto controllare dove va a finire... ho guardato bene. Come da copione spunto dalla curva che da accesso alla stradina bianca e quel cane mi viene di corsa incontro. Mi viene incontro... abbaia, scuote la coda, sembra rimbalzare su quelle sue zampette.
Non rallento, ma ormai il giardino è quasi superato, il cane ripercorre le scale e sparisce. Mi avvicino un attimo di più e getto lo sguardo aldilà della rete e noto che la sua cuccia è vuota..

Avanzo. Oltre la casa c'è una corte. Una di quelle classiche corti da cantina vinicola. Dei vòlti, la ghiaia, i sassi a vista, un trattore fermo. Sui balconcini, davanti alle finestre coperte da tendine bianche, ci sono gerani rosa, rossi. Tetti amaranto, tegole scomposte. Filtra un sole color ambra, che illumina le grondaie bronzee. L'odore è di cantina, di polvere e di soffitta. Tutto assieme è riunito e persino quasi soffocato in quattro mura: in un unico quadro in cui nessun componente è stato disegnato per poter fuggire.

Sono già aldilà del problema quando qualcosa attira la mia attenzione. Giro la testa e lassù, dal balcone del secondo piano della casa grigia e vecchia, vedo la sagoma del cagnetto e le sua coda inquieta. Io non ci vedo benissimo con gli occhi, ma qualcosa mi fa capire che mi sta guardando. Qualcosa mi fa pensare che ogni volta che lui spariva era per salire lassù e guardarmi correre via.

Io, non so perché, ecco, si, non saprei perché, ma alzo la mano per salutarlo.
E poi contino a correre, pensando alla differenza che c'è tra tra un amico e un vero amico.

Subito mi sono sentito un po' stupido ad aver salutato un cane...ora a ripensarci, un po' meno.

Cos'è essere amici se non questo?
Attendere, proseguire assieme, staccarsi, salire le scale di casa, andare sul balcone senza che nessun altro (neanche l'amico) lo sappia e dare inizio ad una nuova attesa?

Grazie, caro cagnetto...ricordamelo sempre che sognare conviene...

Chi? Assieme, intendi? Loro? Noi?
"Cosa vuol dire per sempre?"
Boh.... pensavo a questo e ad altre faccende simili...

Arrivato e passato anche questo giugno...Che dire? beh sicuramente giugno si riconferma mese propizio per gli allenamenti, complice il clima mite e le giornate più lunghe. Statisticamente quindi si conferma essere uno dei mesi più produttivi, ora vedremo luglio. Luglio arriva con la prima settimana con stop forzato causa lavoro. Arriva l'ironman a fine mese. Con i suoi passi pesanti sulla ghiaia. Nessun problema: lo aspetto. Gli andrò incontro festante, lo supererò, lo perderò e lo ritroverò. Poi lo guarderò andarsene....Seguo i miei sogni come un cagnetto dal balcone.

Ora diariooooooo
Settimana 2 - 8 giu:
  • Corsa: 5 all: 8 Lun, 8 mer, 10 gio, 6 ven, 8 sab;
  • Bici: 40 lun, 40 sab, 50 dom;
  • Nuoto: sab e dom (acque libere)
Settimana 9 - 15 giu:
  • Corsa: 2 all: 8 mer, 11 dom;
  • Bici: 50 mar, 45 sab, 50 dom;
  • Nuoto: Lun, Mar, Gio, Dom;
Settimana 16-22 giu:
  • Corsa: 10 mar, 8 mer, 10 gio, 8 sab;
  • Bici: 25 sab, 100 dom;
  • Nuoto: lun;
Settimana 23-29 giu:
  • Corsa: 8 lun, 9 mer, 8 gio, 10 sab, 15 dom (400 D+);
  • Bici: 35 mar, 80 dom;
  • Nuoto: Mar, Mer;
Settimana 30 giu- 06 lug:
  • Corsa: lun 8, mar 8; sab 8, Dom 8;
  • Escursione: Dom;
Giugno 2014:
  • Corsa: 18 all, 174 km; :-)
  • Bici: 11 all, 605 km; :-)
  • Nuoto: 10 all; :-)
  • Secco: 2 all; :-(
Ma ora facciamo un piccolo confronto con i miei alter ego del passato...
Giugno 2013 avevamo fatto:
  • Corsa: 14 all, 141 km;
  • Bici da c: 500 km in 9 allenamenti;
  • Nuoto: 1000 m;
  • Mtb 105 km, 3 all;
  • 2 esc: 1400 mt;
  • Scialp: 1100 D+;
Giugno 2012 avevamo prodotto:
  • Corsa: 15 All, 156 km, buono, in media.....
  • Bici corsa: 10 All, 380 km, ok...
  • Mtb: 2 All, 46 km, con catena rotta nell'ultimo giro...ah ah...
  • Escursione: 1 1000D+
  • 2 vie di roccia
JMBReRe

martedì 10 giugno 2014

Appena dietro l'angolo (+ Maggio 2014)


In generale, secondo me, la felicità è dietro l'angolo delle nostre aspettative. Cosa significa questo?
Nella testa ho una città. La mia testa è una città. Una città in continua evoluzione.
Ed io, io passo la vita a costruire: pensare, immaginare, sognare, dedurre, calcolare.
Ed io, io passo la vita a passeggiare: percepire, sentire, assaporare, toccare, indagare.
Ponti, parchi, case, scuole, uffici, supermercati, stazioni. Attraverso, passeggio, abito, frequento, visito.
Tanto per fugare subito le aspettative dei miei lettori, si! ci corro anche ogni tanto per la mia città. Ma mi piace correre un po' fuori dal casino, in campagna.
Dove non è raro trovare il cipresso scosso dal vento, l'olivo contorto, il ciliegio in fiore illuminato dalla luna, le lucciole lampeggianti in un roveto, il ramo della vigna verde e arrotolato che cresce fino al bordo strada.
Strano a dirsi, ma non conosco proprio tutte tutte le viuzze di questa città. Sapete, ci sono quegli angolini nascosti di cui ignoro l'esistenza. Quelli che, quando si visita una città straniera, si è tanto contenti di fotografare perché si pensa di essere gli unici ad aver visto. Un balconcino con sopra dei gerani. Una pianta di limone. Un piccola seggiolina blu appoggiata vicino ad una porta rossa. Un gatto che riposa su delle tegole arancioni. Ed allora si torna a casa intitolando l'album di foto tipo: "la mia Parigi", "la nostra Londra"...si, perché entrando a conoscenza della particolarità, si sente di conquistare il possesso della generalità. Il particolare assume un connotato quasi intimo e perciò confidenziale. Quasi la città si sia messa in contatto con solo noi e noi soli. Come una ragazza che pensiamo possa guardar solo noi in quel modo... con quegli occhi di cui pensiamo essere gli unici a saper descriverne il colore.
Beh, dicevo, che non conosco tutti i particolari di questa città, come non conosco tutte le rughe della mia mano! Ed è ancora più sorprendente perciò, a volte, prendere una viuzza sperduta e ritrovarsi in una grande piazza che si riconosce subito ed esclamare: "toh, guarda dove siamo finiti". Mi sembra normale percorrere spesso la stessa strada quando giro per una città. La mia città non fa eccezione.
Se nella mia città le strade sono pensieri e le case sono aspettative, la felicità è proprio dietro l'angolo.
Nella mia città i ponti sono deduzioni e i palazzi i desideri. La serenità, la bellezza, la tranquillità, la soddisfazione, non sono mica dove uno se lo aspetta.
Sono appena li dietro.
Sono appena li dietro, dove quel gatto si sta stiracchiando sulle tegoli arancioni, proprio sul tetto di quella casina dalla porta rossa, con un balconcino pieno di gerani e una vecchina che si appresta ricurva a sedersi su una seggiolina blu. 
Ma perché dico questo? Dico questo perché mi domando in continuazione se sia il caso di farsi delle aspettative. Le aspettative generano molte volte delusione, perché il più delle volte non si riesce ad andare oltre. Ma semplicemente perché hanno preso spazialmente il posto alla nostra idea di felicità, o comunque di soddisfazione, emozione, brivido. Se abbiamo molte aspettative dobbiamo solo essere un pochino più bravi e più curiosi, perché magari, dove ci aspettavamo un bell'angolino, troviamo il retro disastrato di un supermercato.
Il fatto fortunato è che la realtà va già di per se, spesso, oltre le nostre aspettative. In tempi e modi che noi non immaginiamo, ovviamente.
Ecco, io la settimana scorsa ho fatto il mio primo 70.3 (nb: gara di triathlon) e me lo sono preparato così tanto mentalmente che dove mi aspettavo di emozionarmi sono rimasto proprio indifferente. Prendiamo l'esempio della partenza in acqua: ecco io mi aspettavo di cagarmi addosso. Invece zero, partivo come parto per un allenamento. La cosa, magari, in questo caso ha giocato a favore, abbassando il mio livello di tensione. Fattostà però che ho vissuto una cosa stra-ordinaria (nel senso, fuori dall'ordinario) come una cosa qualsiasi.
Prendiamo l'esempio del tappeto blu, che c'è alla fine della gara, prima del traguardo. Gente, fotografie, urla, battiti di mani... tutto normale, perché, forse, aspettato. 
Io, ecco, sono quasi convito che queste foto rimarranno, ma con gli anni e con le altre gare passeranno. 
Invece sarà difficile dimenticare ciò che non sapevo immaginare. Non dimenticherò mai quello che ho provato nel modo che non mi aspettavo. Ogni volta era un colpo: la realtà sembrava dirmi "toh, tieni questa!" mentre mi colpiva in pancia con l'immagine delle vette Svizzere innevate, e con la sensazione calorosa e bellissima di essere da sempre in viaggio e in viaggio per sempre. La bellezza di metter il braccio fuori dal finestrino quando si guida una macchina non è nulla al confronto di sentirsi in grado di volare. Nudi e soli per i prati. Mentre la propria bici, sospinta non si sa più neanche da chi, scollina una volta in più, di nuovo, per ricominciare a planare nell'azzurro di un lago che luccica.
E poi, c'è lui. Tra il pubblico che si accalca verso la fine del tracciato della corsa c'è il bambino piccolo e occhialuto che tende la mano attraverso le gambe dei genitori e la transenna. Tende la mano come potrebbe tenderla un detenuto che cerca di rubare le chiavi allo sceriffo che sta passando a controllare le celle. Per far arrivare la mano più vicino ancora a me che sto passando. Vuole toccare con mano la libertà che quel corridore rappresenta..il privilegio che rappresenta. Leggero, assoluto e incredibile privilegio, di chi sa di poter permettersi di delegare e relegare in un'attività sportiva la propria felicità. Leggera, assoluta e incredibile sensazione. Che è il parallelo di chi si può permettere di disperare per cose banali. Penso che chi si può permettere di disperarsi per cose banali può considerarsi altrettanto privilegiato (ma ne parleremo la prossima volta...sarò categorico, ma credo che chi possa gioire e fare dello sport la propria felicità, tanto quanto colui che può permettersi di disperare per un telefono rotto, possa considerarsi privilegiato, considerando lo standard umano).
La città allora si mette in contatto con me. Sembra di essere di corsa per le strade della mia città. Con i ciliegi in fiore appesi alla luna. Dove le lucciole brillano nei roveti. Dove i cipressi sono scossi dai venti tiepidi. Dove scollinando e risalendo sembra di poter far sorgere e tramontare il sole a proprio piacimento. Li ci sentiamo di scattare una foto che ci portiamo a casa.
"La mia città" è il titolo dell'album. "è li che ci siamo parlati per la prima volta...", è il sapore dei nostri racconti. Faccio foto che non dimentico. 
Non posso fare altro che tendere la mano di rimando.
Sembra di poter "fare come l'acqua che cade laggiù in fondo", creare bellezza, toccare felicità. Sembra di toccare un ramo di vigna verde che, nella notte, è cresciuto apposta per poter arrivarci vicino, a portata di mano, e farsi toccare.
Settimana 28 Apr - 05 Mag:
  • Nuoto: Lun, Mer, Sab;
  • Bici: Gio 40, Sab 60;
  • Corsa: 8 Mar, 8 Gio, 8 Sab;
Settimana 05 - 11 Mag:
  • Nuoto: Lun, Gio, Dom;
  • Bici: Sab 40, Dom 25;
  • Corsa: 8 Mar, 8 Ven, 8 Dom;
  • Secco: Lun, Gio;
Settimana 12 Apr - 18 Mag:
  • Nuoto: Lun, Gio;
  • Bici: Sab 45, Dom 25;
  • Corsa: 8 Mar, 8 Ven, 8 Sab, 21 Dom;
  • Secco: Lun, Gio;
Settimana 19 Mag - 25 Mag:
  • Nuoto: Mar, Dom;
  • Bici: Sab 60, Dom 40;
  • Corsa: 4 Mar, 8 Mer, 8 Gio, 12 Sab;
Settimana 26 Mag - 01 Giu:
  • Nuoto: Mer, Dom (70.3 Rapperswil);
  • Bici: 90 Dom (70.3 Rapperswil);
  • Corsa: 8 Mar, 8 Ven, 21 Dom (70.3 Rapperswil);
  • Secco: Mer;
Settimana 2 - 8 giu:
  • Corsa: 5 all: 8 Lun, 8 mer, 10 gio, 6 ven, 8 sab;
  • Bici: 40 lun, 40 sab, 50 dom;
  • Nuoto: sab e dom (acque libere)
Indi per cui maggio 2014 conta:
  • Corsa: 16 All: 143 km :-) (mancano i lunghi!!)
  • Bici: 9 All: 375 km :-)
  • Nuoto: 10 All; :-)
  • Secco: 5 All :-(
Ricordo la legenda faccine: 
  • :-D  Benissimo (allenamenti sopra media)
  • :-)   Bene (allenamenti nella media, o comunque c'è motivo per star su di morale)
  • :-/   Senza infamia ne gloria (allenamenti pochino sotto media)
  • :-(   Male (allenamenti pochi, scarsi e fatti male)
  • :-<  Malissimo, sciagura, disastro, cataclisma (impossibile allenarsi)
Ma torniamo al diario: Maggio 2012 e 2013 cosa mi aveva visto fare?
Maggio 2013:
  • Corsa: 18 All 166 km;
  • Bici da corsa: 4 All 155 km;
  • Mtb: 5 All, 140 km;
  • Falesia: 1;
  • Via Alp: 1;
Maggio 2012 avevamo fatto invece:
  • Corsa:  9 All: 89 km, minimo storico credo :-(
  • Bici: 183 km in 4 sessioni :-(
  • Mtb: 230 km in 7 sessioni :-/
Storicamente quindi ho una media di uscita in bici da corsa di 40 km. Dopo dipende dal lavoro necessario (fondo oppure ripetute, ritmo, etc...). 2012 45 km ad uscita, 2013 38 km ad uscita, 2014 41 km ad uscita, ma con 9 allenamenti. Bene. Assolutamente necessario inserire i lunghi in questi due mesi in vista dell'IM di fine luglio...

Alé alé

JMBReRe


martedì 13 maggio 2014

Altimetria Lake Garda Marathon 2013 e 2014?

Altimetria maratona lago di Garda....Allora, da quel che forse ho capito sul sito ufficiale della Lake Garda Marathon non compare l'altimetria del percorso modificato l'anno scorso. Infatti se nel 2010 2011 e 2012 etc si correva da Limone fino a Riva e poi Arco, Torbole e Malcesine, l'anno scorso si è fatto un percorso un attimo diverso, con arrivo a Riva e partenza da Malcesine. Mi pare che anche quest'anno facciano così...boh...
Allora l'altimetria la metto come immagine...ma chi vuole la traccia gps mi può sempre scrivere che gliela mando....

Se ci sono km in meno è perché alla Garda Lake ci sono delle gallerie e il gps perde il segnale. In più missà che mi si era spento il Garmin e quindi non sono segnati gli ultimi 5 km, che però non erano a dislivello eccessivo...anzi...se uno volesse si guarda quella degli anni scorsi e studia l'altimetria della ciclabile che dalla zona industriale alle porte di Arco arriva a riva lungo il Sarca. Il percorso è quello. Cioè, la parte che l'anno scorso era al 25mo km ora è alla fine...la parte incasinata del percorso nuovo è proprio il lungo lago sotto Brenzone...quelle zone li...


Ecco tutto...
Ciao

JMBReRe

sabato 3 maggio 2014

Le paradis est là-haut

Corsica. Aprile. Mercoledì. Primo pomeriggio. La signora Carla scende da una macchina accesa e si incammina per la stradina che dalla chiesa serpeggia verso monte attraverso le ultime case del paesino di Soccia. Ha una pagnotta sottobraccio, come si confà e, banale a dirsi, come ci si aspetta faccia una signora che passeggia all'ora di pranzo sotto casa in territorio francese. Caracolla e cammina. Una macchina, una jeep con a bordo tre persone, le passa accanto. Lei saluta sorridente il conducente ma getta uno stesso sguardo curioso per tentare di dare un volto alle altre due figure che sobbalzano sui sedili lisci. La macchina ha il bagagliaio pieno. La signora Carla non sa cosa c'è nel bagagliaio. Non sa chi siano le altre due figure.
Al signor Mario piace la musica classica. Parcheggia e spegne la sua jeep e poi scende. Dopo esser sceso lascia la portiera aperta. Come un profumo di paste fuori da una pasticceria, il suono di una musica dolce si spande e prende a veleggiare nell'aria. Qualcosa lo attira, lo distrae. Lui è un uomo di montagna. Di boschi, di legna, di fatica e di mattoni. Lo si capisce dal fatto che se viene distratto lascia tutto com'è, tanta è la tranquillità a cui ci si abitua se si vive da pensionati in un paesino della Corsica. La tranquillità con la quale lascia aperta la porta della macchina, che finisce perciò per occupare gran parte della larghezza della carreggiata, e con la quale prende a conversare con un tizio che se ne sta seduto dalla parte opposta della strada, infatti, è evidente. Si mette a parlare di montagna, credo, e di una chiesa e una croce.
Francesco parla molto bene il francese. Con un tizio francese sa intavolare tutti i discorsi che vuole: dai consigli su come affrontare un sentiero, a quanti minuti deve cuocere un minestrone. Quando attacca a parlare o a camminare, potrebbe farlo per tutta la giornata. Ed è un bla bla bla in una lingua a me incomprensibile, fino a quando non si nominano o neige, o église, o croix, o piolet, o crampons, o pradis... cose così.... io mi fermo qui.
Io mi guardo i piedi, seduto su una panchina di pietra calda e liscia. Ho la mente confusa e annebbiata dallo sforzo e dal sole insistente. Sento sete, e bevo. Nella testa mi risuona come un mantra il verso di Byron che recita: "There is a pleasure in the pathless wood" (Childe Harold, Canto iv, Verse 178). Rimbomba...Non so perché ho in mente quello. Sento a stento i rumori della piazzetta. Bambini giocano vicino, lungo la stradella che conduce alla chiesa. Qualcuno sta parlando francese accanto a me. Non capisco nulla. Sento nominare una chiesa. Poi una croce. La neve, la montagna... il paradiso, forse? Mah, devo aver capito male...
Poi qualcosa attira la mia attenzione, come una eco, una voce che mi chiama da lontano. Come se stessi passeggiando accanto alla vetrina di una pasticceria, venendo preso dal profumo di paste caldo e morbido dell'aria. Una pace si impossessa di me e le chiacchiere in francese si diradano. Volgo lo sguardo verso la chiesa e i bambini non ci sono più. Al loro posto delle foglie secche vengono risucchiate in piccoli vortici assieme alla polvere. Da dove viene questa pace? Questa pace è il suono di una musica, che esce da un auto parcheggiata a qualche passo da me.
Non passa molto tempo che mi ritrovo inondato da questa musica: sono come una foglia secca, sono come polvere che vortica. Dietro di me un botto, uno schianto: si è chiuso un portellone, sono a bordo di un auto e mi ritrovo a scandire sorridente spontaneamente il mio nome. "Mario", sento rispondermi! "Ah ma sei italiano", sento dirmi!

Ora Mario chiacchiera in italiano. E guida la sua jeep su per una stradina. Pochi metri dopo esser partito, si volta e, attraverso il finestrino, con la mano, saluta la signora Carla che le sorride di rimando. Viene fuori che Mario è del Friuli, ma vive in Corsica da trent'anni, con sua moglie Carla, appunto. E' figlio di quella generazione che per lavorare 8 mesi all'anno viaggiava 2 mesi fino in Russia e poi tornava a casa in altri 2 mesi.... si... 2 mesi di viaggio, 8 mesi di lavoro, 2 mesi di viaggio. Si, giusto, fa 12 mesi. Di che? Lavorava come muratore. Ora è in pensione. Figlio, quindi, della generazione figlia della guerra, che nella prima metà del secolo vedeva la vita come sacrificio. O il sacrificio come orgoglio per la vita. O se non altro, almeno, non il sacrificio come sfortunata condizione o imposizione dall'alto. Nipote lui stesso degli stenti di un paese che riparte, è amante della condivisione e della realizzazione della collettività. Del Duomo o del Colosseo costruiti per tutti e più preziosi della ricchezza non condivisa del singolo. Capisce la corrente secessionistica delle zone economicamente più sviluppate. La comprende ma non la giustifica. Perché quel che era ricco prima ora è povero. E nella storia quanti ce ne sono di viceversa... Allora parla con piacere della Ruhr e del meridione dell'Italia, ma anche della Corsica stessa, che è passata dalla pastorizia al turismo con l'orgoglio e la cura necessari a non perdere la dignità. La stessa dignità che forse troppe mete turistiche di tirreno e di mediterraneo hanno perso nei grandi alberghi di lusso che si specchiano nel mare, spegnendo l'acqua turchese e le foreste verdi come fa un cielo nuvoloso. Inoltre Mario parla di cinghiali e, con il termine troia, penso, lui intende la scrofa. Le troie le usano in Corsica per riprodurre i cinghiali. Quindi il cinghiale perde la sua innata capacità di limitare la sua riproduzione. Risultato: boschi invasi da cinghiali mezzi maiali. Per noi, un argomento di conversazione in più.
Nella mia vaga sonnolenza mi ritrovo seduto ad un chioschetto su una di quelle sedie di plastica che fanno tanto estate. Dai quelle che si ti appoggi pesante all'indietro si piegano. Quelle che, se le impili, ne puoi portare anche 6 o 7 in braccio...  Ora sono più sveglio e osservo con più attenzione.
Mario parla ancora. E mentre parla, tratti della sua persona vanno e vengono dentro di lui con diversi ritmi. In primis ci vedo il suo fare montanaro che va e viene e si alterna col suo fare da muratore. Appare evidente questo scambio quando ci dice con malinconia, guardando sul fondo di un bicchierino da caffè, che la montagna l'ha rapito, ma non da bambino. 
Un secondo ritmo che vedo, alterna il suo fare curioso al suo fare paterno, lui che ascolta e lui che parla. E anche questo è un andare e venire continuo. Quando parla non lesina raccomandazioni conservative, è cauto e preoccupato. Quando racconta, non sembra riuscire ad arginare questo flusso: è il suo voler spronare i giovani ad un cambio di mentalità mischiato al suo voler avere per se qualcuno piccolo da accudire che possa fare tesoro dei suoi consigli. Di giovani, non gliene capitano a tiro tanto spesso. 
Un altro ritmo ancora è sovrapposto su di un piano diverso, ma altrettanto evidente: è un altorilievo. Ma è su un piano diverso perché è di natura fisiognomica se così si può dire: ha a che fare, cioè, con la nostra capacità di associare stati d'animo diversi ad espressioni del viso diverse. Zigomi alti e orbite incassate, ma niente mento sfuggente, anzi. Faccia  e testa tonde. I capelli sembrano i cespugli di una radura e le sopracciglia hanno il colore della calce viva che si sparge sui binari per limitare il crescere della vegetazione.
L'occhio è azzurro come un cielo spento e la pelle è fatta di argilla screpolata al sole. Il ritmo appare quando ride, ma non solo. Appare anche in contemporanea al suo chiudersi il naso tra pollice e indice per pulirsi dal muco. Con questo gesto richiama così tante diverse espressioni del viso che non lo si riconosce per quel breve momento. La pinza di due dita nella sua mano proietta il naso così distante da quella faccia che si teme non possa farlo mai più tornare indietro. Invece accade che lo fa: il naso torna da solo e rapido al suo posto, cioè al centro, a questo punto gravitazionale, tra orbite e zigomi.
Non so se abbia figli. Ma, anche se così fosse, qualcuno è padre anche senza avere figli. O non lo so. Fattostà che sembrava ci fosse un padre li a parlare. E un muratore sacrificato lontano in qualche steppa russa. E un boscaiolo di montagna che beve al mattino l'acqua dai ruscelli e si asciuga la bocca con la manica di una camicia a quadri. E questi personaggi vanno e vengono e, quando si incontrano per darsi il cambio prima di presentarsi sul fronte del palco ai bordi degli occhi di Mario, si danno la mano e si salutano da cari amici. Vanno e vengono come le onde del mare. E, come le onde del mare portano a riva gli alberi, costoro portano con loro i ricordi. 
Il suo viso sembra aprirsi e chiudersi sull'onda di una risata. Si apre e si chiude anche quando, come l'acqua della risacca che stagna per un istante tra gli scogli e viene prosciugata dalla corrente, un po' di muco stagna tra le narici del suo naso e Mario lo toglie con la mano. 
Ora Mario se ne va. Quasi come un nibbio che vada a cercare una corrente in una vallata vicino. Viene salutato calorosamente.
Ripenso al ritmo con il quale sa mostrare le sue diverse sfaccettature.Questo ritmo, è lo stesso ritmo che ha fatto la storia dell'isola. Il timore paterno di perdere ciò che ha reso bella la vita ha il suo sfogo negli attacchi minatori delle frange più violente dei conservatori. E la capacità di crescere dignitosamente la si vede ogni volta che spunta un giorno nuovo. Giorno in cui gli isolani stanno convertendo un economia pastorale ad una turistica. 
Ecco perché parlare con Mario e guardare Mario è stato come percorrere la Corsica a piedi. Proprio la Corsica stessa, nel suo essere isola, ha nel suo passato un momento nel quale è stata strappata al marino grembo materno per essere donata al regno delle terre emerse e, percorrendo i suoi sentieri, si va incontro al mare, al monte, alla neve che da l'acqua al ruscello. 

E, se si alza lo sguardo, c'è il nibbio reale che volteggia.

Cerco di ricomporre i pezzi: ne ho perso qualcuno. In sintesi io e Francesco stavamo prendendo un po' di respiro dopo una mattinata di camminata micidiale, in una piazzetta del paesino di Soccia. Eravamo a 6 ore di cammino per arrivare alla nostra meta giornaliera. Un pezzo iniziale infimo è una strada asfaltata che ha uno sviluppo esagerato a fronte di un dislivello minimo. Francesco con la sua parlantina facile ha cominciato a parlare e a chiedere informazioni ad un anzianotto che è appena smontato da una macchina con sua moglie. Finisce che costui ci da uno strappo per toglierci dai piedi quei 300 metri di dislivello di strada asfaltata. Non è nel nostro stile, ma siamo cotti. Io più di tutti. 
Poi mi vengono in mente altre cose. E chiedo:
"Ma, ascolta...avete discusso mezz'ora in francese senza capire che eravate due italiani?" 
"Si"
"Benone insomma!...Ho capito...  Ma ho sentito una roba... una parola tipo: église, o croix....?"
"Si. Perché mi ha detto della strada che passa accanto alla chiesa e sale fino alla croce, dove c'è un chioschetto alla partenza dei sentieri...cioè questo 'sto qui, il chioschetto...."
"Ma ho sentito anche les paradis....?? O una cosa del genere....?...che ti ha detto??"
"Bravo! Si!!! ...... Ha detto bon pour vous...les paradis est là-haut....cioè....io gli avevo detto che proseguivamo verso lassù, verso le montagne. E lui mi ha risposto: buon per voi...cioè...beati voi...! Il paradiso è lassù...."


Les paradis est là-haut.... già....e dove sennò...

Fine del mini racconto....

Allora adesso mettiamo un po' di ordine.
Settimana 14-20 Aprile:

  • Secco: lun, Gio;
  • Nuoto: Lun, Mar, Gio
  • Bici: 60 km;
Settimana 21-27 Aprile:
Trekking Corsica (cominciato il 19). Cosa mettiamo? Bah, non perdiamoci in dettagli...facciamo una escursione al giorno e mettiamo 1500 D+ di media...anche se...boh...

Quindi Aprile conta:
  • Secco: 6 :-/ 
  • Nuoto: 12 :-)
  • Corsa: 45 km in 5 allenamenti :-( che schifezza
  • Bici: 160 km in 3 uscite :-(
  • Mtb: 45 km (che cazzo è?)
  • Escursione: 8-9 uscite...mettiamole va....
Aprile 2013 cosa avevo combinato? Cosa scriveva il mio alterego un anno fa? Ecco:
Allora aprile 2013 mi ha visto fare:
  • Corsa: 16 all, 181 km, ok, nella media;
  • Bici da corsa: 2 tot 76;
  • Arrampicata: 2 falesia, 2 vie lunghe;
  • Scialp: 1 da 300... se non la mettevo facevo più bella figura :-(
Aprile 2012 cosa mi aveva visto fare?
  • Corsa: 10 all (direi sotto media...) 126 km (direi sotto media....)
  • Mtb: 3/4 all e in tot 130 km circa...boh...
  • Bici corsa: 2 e in tot 50 km...direi che abbiamo fatto pena...
  • Trave: 6 all, ok ci stà se scarichiamo l'ultima sett
  • Snow alp: 2 da 700 l'una...che goduria...
La bilancia si equilibria alla fine di questo mese rispetto all'inizio arrembante del 2012. Il task dei 2000 km annuali di corsa sembra che sia raggiungibile (essendo vicini a quota 900 a fine aprile), il task dei 10000 in bici sembra impossibile; il task dei 100'000 metri di dislivello in montagna sembra impossibile. 

Aprile è un mese di flessione e lo dicono le statistiche, mie. Si cambia. 
Dentro aria calda e fuori aria fredda. Via i giubbini, si corre in maniche corte. Arriva maggio col suo carico di  pollini nell'aria, con le sue serate temperate. Arrivano i primi doppi e le prime uscite in falesia. Profuma di magnesio questo inizio di maggio. Profuma di lavanda ed erba bagnata dalla pioggia. Di corde lasciate negli zaini troppo a lungo.

Diciamo che il mio alterego era fucilato...arrampicava già in questo periodo. Ma io sono alle prese con dell'altro ora. Bene. Mi fa piacere leggere i segni dell'evoluzione, del cambiamento.

Ad maiora

JMBReRe