«En redescendant, le cœur léger, je sifflote gaiement. Je viens de gagner le ticket pour le cap Horn, l’Amazonie… Ah ! Connaître l’enfer vert, la chaleur suffocante, les moustiques, les papillons aux ailes moirées, manger de la soupe de perroquet Ara, de la queue de caïman, avaler des larves gluantes, découvrir les mers du sud, entendre rugir le vent des quarantièmes, entendre hurler celui des cinquantièmes en doublant le cap Horn, siffler le dauphins qui dansent au clair de lune, apercevoir les glaciers qui brillent au fond des fjords ! Je veux vivre à en crever…»
JMB

sabato 3 maggio 2014

Le paradis est là-haut

Corsica. Aprile. Mercoledì. Primo pomeriggio. La signora Carla scende da una macchina accesa e si incammina per la stradina che dalla chiesa serpeggia verso monte attraverso le ultime case del paesino di Soccia. Ha una pagnotta sottobraccio, come si confà e, banale a dirsi, come ci si aspetta faccia una signora che passeggia all'ora di pranzo sotto casa in territorio francese. Caracolla e cammina. Una macchina, una jeep con a bordo tre persone, le passa accanto. Lei saluta sorridente il conducente ma getta uno stesso sguardo curioso per tentare di dare un volto alle altre due figure che sobbalzano sui sedili lisci. La macchina ha il bagagliaio pieno. La signora Carla non sa cosa c'è nel bagagliaio. Non sa chi siano le altre due figure.
Al signor Mario piace la musica classica. Parcheggia e spegne la sua jeep e poi scende. Dopo esser sceso lascia la portiera aperta. Come un profumo di paste fuori da una pasticceria, il suono di una musica dolce si spande e prende a veleggiare nell'aria. Qualcosa lo attira, lo distrae. Lui è un uomo di montagna. Di boschi, di legna, di fatica e di mattoni. Lo si capisce dal fatto che se viene distratto lascia tutto com'è, tanta è la tranquillità a cui ci si abitua se si vive da pensionati in un paesino della Corsica. La tranquillità con la quale lascia aperta la porta della macchina, che finisce perciò per occupare gran parte della larghezza della carreggiata, e con la quale prende a conversare con un tizio che se ne sta seduto dalla parte opposta della strada, infatti, è evidente. Si mette a parlare di montagna, credo, e di una chiesa e una croce.
Francesco parla molto bene il francese. Con un tizio francese sa intavolare tutti i discorsi che vuole: dai consigli su come affrontare un sentiero, a quanti minuti deve cuocere un minestrone. Quando attacca a parlare o a camminare, potrebbe farlo per tutta la giornata. Ed è un bla bla bla in una lingua a me incomprensibile, fino a quando non si nominano o neige, o église, o croix, o piolet, o crampons, o pradis... cose così.... io mi fermo qui.
Io mi guardo i piedi, seduto su una panchina di pietra calda e liscia. Ho la mente confusa e annebbiata dallo sforzo e dal sole insistente. Sento sete, e bevo. Nella testa mi risuona come un mantra il verso di Byron che recita: "There is a pleasure in the pathless wood" (Childe Harold, Canto iv, Verse 178). Rimbomba...Non so perché ho in mente quello. Sento a stento i rumori della piazzetta. Bambini giocano vicino, lungo la stradella che conduce alla chiesa. Qualcuno sta parlando francese accanto a me. Non capisco nulla. Sento nominare una chiesa. Poi una croce. La neve, la montagna... il paradiso, forse? Mah, devo aver capito male...
Poi qualcosa attira la mia attenzione, come una eco, una voce che mi chiama da lontano. Come se stessi passeggiando accanto alla vetrina di una pasticceria, venendo preso dal profumo di paste caldo e morbido dell'aria. Una pace si impossessa di me e le chiacchiere in francese si diradano. Volgo lo sguardo verso la chiesa e i bambini non ci sono più. Al loro posto delle foglie secche vengono risucchiate in piccoli vortici assieme alla polvere. Da dove viene questa pace? Questa pace è il suono di una musica, che esce da un auto parcheggiata a qualche passo da me.
Non passa molto tempo che mi ritrovo inondato da questa musica: sono come una foglia secca, sono come polvere che vortica. Dietro di me un botto, uno schianto: si è chiuso un portellone, sono a bordo di un auto e mi ritrovo a scandire sorridente spontaneamente il mio nome. "Mario", sento rispondermi! "Ah ma sei italiano", sento dirmi!

Ora Mario chiacchiera in italiano. E guida la sua jeep su per una stradina. Pochi metri dopo esser partito, si volta e, attraverso il finestrino, con la mano, saluta la signora Carla che le sorride di rimando. Viene fuori che Mario è del Friuli, ma vive in Corsica da trent'anni, con sua moglie Carla, appunto. E' figlio di quella generazione che per lavorare 8 mesi all'anno viaggiava 2 mesi fino in Russia e poi tornava a casa in altri 2 mesi.... si... 2 mesi di viaggio, 8 mesi di lavoro, 2 mesi di viaggio. Si, giusto, fa 12 mesi. Di che? Lavorava come muratore. Ora è in pensione. Figlio, quindi, della generazione figlia della guerra, che nella prima metà del secolo vedeva la vita come sacrificio. O il sacrificio come orgoglio per la vita. O se non altro, almeno, non il sacrificio come sfortunata condizione o imposizione dall'alto. Nipote lui stesso degli stenti di un paese che riparte, è amante della condivisione e della realizzazione della collettività. Del Duomo o del Colosseo costruiti per tutti e più preziosi della ricchezza non condivisa del singolo. Capisce la corrente secessionistica delle zone economicamente più sviluppate. La comprende ma non la giustifica. Perché quel che era ricco prima ora è povero. E nella storia quanti ce ne sono di viceversa... Allora parla con piacere della Ruhr e del meridione dell'Italia, ma anche della Corsica stessa, che è passata dalla pastorizia al turismo con l'orgoglio e la cura necessari a non perdere la dignità. La stessa dignità che forse troppe mete turistiche di tirreno e di mediterraneo hanno perso nei grandi alberghi di lusso che si specchiano nel mare, spegnendo l'acqua turchese e le foreste verdi come fa un cielo nuvoloso. Inoltre Mario parla di cinghiali e, con il termine troia, penso, lui intende la scrofa. Le troie le usano in Corsica per riprodurre i cinghiali. Quindi il cinghiale perde la sua innata capacità di limitare la sua riproduzione. Risultato: boschi invasi da cinghiali mezzi maiali. Per noi, un argomento di conversazione in più.
Nella mia vaga sonnolenza mi ritrovo seduto ad un chioschetto su una di quelle sedie di plastica che fanno tanto estate. Dai quelle che si ti appoggi pesante all'indietro si piegano. Quelle che, se le impili, ne puoi portare anche 6 o 7 in braccio...  Ora sono più sveglio e osservo con più attenzione.
Mario parla ancora. E mentre parla, tratti della sua persona vanno e vengono dentro di lui con diversi ritmi. In primis ci vedo il suo fare montanaro che va e viene e si alterna col suo fare da muratore. Appare evidente questo scambio quando ci dice con malinconia, guardando sul fondo di un bicchierino da caffè, che la montagna l'ha rapito, ma non da bambino. 
Un secondo ritmo che vedo, alterna il suo fare curioso al suo fare paterno, lui che ascolta e lui che parla. E anche questo è un andare e venire continuo. Quando parla non lesina raccomandazioni conservative, è cauto e preoccupato. Quando racconta, non sembra riuscire ad arginare questo flusso: è il suo voler spronare i giovani ad un cambio di mentalità mischiato al suo voler avere per se qualcuno piccolo da accudire che possa fare tesoro dei suoi consigli. Di giovani, non gliene capitano a tiro tanto spesso. 
Un altro ritmo ancora è sovrapposto su di un piano diverso, ma altrettanto evidente: è un altorilievo. Ma è su un piano diverso perché è di natura fisiognomica se così si può dire: ha a che fare, cioè, con la nostra capacità di associare stati d'animo diversi ad espressioni del viso diverse. Zigomi alti e orbite incassate, ma niente mento sfuggente, anzi. Faccia  e testa tonde. I capelli sembrano i cespugli di una radura e le sopracciglia hanno il colore della calce viva che si sparge sui binari per limitare il crescere della vegetazione.
L'occhio è azzurro come un cielo spento e la pelle è fatta di argilla screpolata al sole. Il ritmo appare quando ride, ma non solo. Appare anche in contemporanea al suo chiudersi il naso tra pollice e indice per pulirsi dal muco. Con questo gesto richiama così tante diverse espressioni del viso che non lo si riconosce per quel breve momento. La pinza di due dita nella sua mano proietta il naso così distante da quella faccia che si teme non possa farlo mai più tornare indietro. Invece accade che lo fa: il naso torna da solo e rapido al suo posto, cioè al centro, a questo punto gravitazionale, tra orbite e zigomi.
Non so se abbia figli. Ma, anche se così fosse, qualcuno è padre anche senza avere figli. O non lo so. Fattostà che sembrava ci fosse un padre li a parlare. E un muratore sacrificato lontano in qualche steppa russa. E un boscaiolo di montagna che beve al mattino l'acqua dai ruscelli e si asciuga la bocca con la manica di una camicia a quadri. E questi personaggi vanno e vengono e, quando si incontrano per darsi il cambio prima di presentarsi sul fronte del palco ai bordi degli occhi di Mario, si danno la mano e si salutano da cari amici. Vanno e vengono come le onde del mare. E, come le onde del mare portano a riva gli alberi, costoro portano con loro i ricordi. 
Il suo viso sembra aprirsi e chiudersi sull'onda di una risata. Si apre e si chiude anche quando, come l'acqua della risacca che stagna per un istante tra gli scogli e viene prosciugata dalla corrente, un po' di muco stagna tra le narici del suo naso e Mario lo toglie con la mano. 
Ora Mario se ne va. Quasi come un nibbio che vada a cercare una corrente in una vallata vicino. Viene salutato calorosamente.
Ripenso al ritmo con il quale sa mostrare le sue diverse sfaccettature.Questo ritmo, è lo stesso ritmo che ha fatto la storia dell'isola. Il timore paterno di perdere ciò che ha reso bella la vita ha il suo sfogo negli attacchi minatori delle frange più violente dei conservatori. E la capacità di crescere dignitosamente la si vede ogni volta che spunta un giorno nuovo. Giorno in cui gli isolani stanno convertendo un economia pastorale ad una turistica. 
Ecco perché parlare con Mario e guardare Mario è stato come percorrere la Corsica a piedi. Proprio la Corsica stessa, nel suo essere isola, ha nel suo passato un momento nel quale è stata strappata al marino grembo materno per essere donata al regno delle terre emerse e, percorrendo i suoi sentieri, si va incontro al mare, al monte, alla neve che da l'acqua al ruscello. 

E, se si alza lo sguardo, c'è il nibbio reale che volteggia.

Cerco di ricomporre i pezzi: ne ho perso qualcuno. In sintesi io e Francesco stavamo prendendo un po' di respiro dopo una mattinata di camminata micidiale, in una piazzetta del paesino di Soccia. Eravamo a 6 ore di cammino per arrivare alla nostra meta giornaliera. Un pezzo iniziale infimo è una strada asfaltata che ha uno sviluppo esagerato a fronte di un dislivello minimo. Francesco con la sua parlantina facile ha cominciato a parlare e a chiedere informazioni ad un anzianotto che è appena smontato da una macchina con sua moglie. Finisce che costui ci da uno strappo per toglierci dai piedi quei 300 metri di dislivello di strada asfaltata. Non è nel nostro stile, ma siamo cotti. Io più di tutti. 
Poi mi vengono in mente altre cose. E chiedo:
"Ma, ascolta...avete discusso mezz'ora in francese senza capire che eravate due italiani?" 
"Si"
"Benone insomma!...Ho capito...  Ma ho sentito una roba... una parola tipo: église, o croix....?"
"Si. Perché mi ha detto della strada che passa accanto alla chiesa e sale fino alla croce, dove c'è un chioschetto alla partenza dei sentieri...cioè questo 'sto qui, il chioschetto...."
"Ma ho sentito anche les paradis....?? O una cosa del genere....?...che ti ha detto??"
"Bravo! Si!!! ...... Ha detto bon pour vous...les paradis est là-haut....cioè....io gli avevo detto che proseguivamo verso lassù, verso le montagne. E lui mi ha risposto: buon per voi...cioè...beati voi...! Il paradiso è lassù...."


Les paradis est là-haut.... già....e dove sennò...

Fine del mini racconto....

Allora adesso mettiamo un po' di ordine.
Settimana 14-20 Aprile:

  • Secco: lun, Gio;
  • Nuoto: Lun, Mar, Gio
  • Bici: 60 km;
Settimana 21-27 Aprile:
Trekking Corsica (cominciato il 19). Cosa mettiamo? Bah, non perdiamoci in dettagli...facciamo una escursione al giorno e mettiamo 1500 D+ di media...anche se...boh...

Quindi Aprile conta:
  • Secco: 6 :-/ 
  • Nuoto: 12 :-)
  • Corsa: 45 km in 5 allenamenti :-( che schifezza
  • Bici: 160 km in 3 uscite :-(
  • Mtb: 45 km (che cazzo è?)
  • Escursione: 8-9 uscite...mettiamole va....
Aprile 2013 cosa avevo combinato? Cosa scriveva il mio alterego un anno fa? Ecco:
Allora aprile 2013 mi ha visto fare:
  • Corsa: 16 all, 181 km, ok, nella media;
  • Bici da corsa: 2 tot 76;
  • Arrampicata: 2 falesia, 2 vie lunghe;
  • Scialp: 1 da 300... se non la mettevo facevo più bella figura :-(
Aprile 2012 cosa mi aveva visto fare?
  • Corsa: 10 all (direi sotto media...) 126 km (direi sotto media....)
  • Mtb: 3/4 all e in tot 130 km circa...boh...
  • Bici corsa: 2 e in tot 50 km...direi che abbiamo fatto pena...
  • Trave: 6 all, ok ci stà se scarichiamo l'ultima sett
  • Snow alp: 2 da 700 l'una...che goduria...
La bilancia si equilibria alla fine di questo mese rispetto all'inizio arrembante del 2012. Il task dei 2000 km annuali di corsa sembra che sia raggiungibile (essendo vicini a quota 900 a fine aprile), il task dei 10000 in bici sembra impossibile; il task dei 100'000 metri di dislivello in montagna sembra impossibile. 

Aprile è un mese di flessione e lo dicono le statistiche, mie. Si cambia. 
Dentro aria calda e fuori aria fredda. Via i giubbini, si corre in maniche corte. Arriva maggio col suo carico di  pollini nell'aria, con le sue serate temperate. Arrivano i primi doppi e le prime uscite in falesia. Profuma di magnesio questo inizio di maggio. Profuma di lavanda ed erba bagnata dalla pioggia. Di corde lasciate negli zaini troppo a lungo.

Diciamo che il mio alterego era fucilato...arrampicava già in questo periodo. Ma io sono alle prese con dell'altro ora. Bene. Mi fa piacere leggere i segni dell'evoluzione, del cambiamento.

Ad maiora

JMBReRe

venerdì 18 aprile 2014

In cerca di un attimo di pace

Dal pomeriggio di sabato 19 aprile fino al pomeriggio di domenica 27 ci potrete trovare in Corsica lungo il Gr20. La traccia GPS sarà registrata da questo dispositivo: findmespot.eu ...

Non è tanto comune farlo ad aprile. Quindi magari al ritorno scriverò qualcosa circa l'organizzazione/materiale, etc...magari a qualcuno può interessare...boh...

Volevo mettere una bella citazione sui viaggi. Ma mi è venuto in mente di dire un'altra cosa. Una delle citazioni più usate in questi casi è:  “Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.” (MP). L'ho letta persino stampata fuori da alcune agenzie di viaggio.
Fatemi un favore. Voi non usatela quando siete in partenza dai. Perché Proust non stava parlando di viaggi in questo caso...tanto quanto Nietzsche nella sua -"Da quando ho imparato a camminare mi piace correre"- non stava parlando di attività sportiva.

Oggi siamo polemici insomma....forse perché domenica scorsa non son riuscito a fare il doppio che avevo in programma..."Me tapino!"...


Infatti...
Settimana 7-13 Aprile

  • Secco: 1 lun, 1 Mer;
  • Nuoto: lun, mer, gio;
  • Corsa: 10 Mar, 8 sab;
Buoni allenamenti a tutti...
Dall'alto della sua dabbenaggine

JMBReRe

martedì 8 aprile 2014

L'allenamento innaturale (+marzo 2014)

L'incoerenza e il disallineamento mentale che possono trasparire dalle seguenti righe possono essere da attribuire a pesanti dosi di endorfine rilasciate in seguito ad attività fisica prolungata e reiterata. Oppure dovute al fatto che non ci pensavo mentre le scrivevo. La prima ipotesi mi piace di più perché può essere una facile giustificazione.

Allenantis allenandi...cioè, allenando ciò che bisogna allenare...

Ci pensavo l'altro giorno e mi son chiesto se l'uomo è l'unica specie animale che si allena. I effetti non ho mai visto ghepardi allenarsi facendo ripetute. Piero Angela non ne ha mai parlato. E neanche di gazzelle che fanno intermittente o intervallato, non ne ho mai viste.
Mettiamo caso che un ghepardo voglia allenarsi per avere più probabilità di prendere la gazzella. Se non lo fa è perché probabilmente lo sforzo necessario per l'allenamento non viene ripagato da un adeguato aumento di probabilità di poter prendere la gazzella, soprattutto nell'immediato. Infatti l'allenamento richiede dispendio di energie e richiede un adeguato numero di kilocalorie introdotte per il mantenimento dell'attività e per la costruzione della struttura necessaria all'adattamento generato dall'allenamento. Se il ghepardo non si allena è perché non ha a disposizione queste kilocalorie in più. O, perlomeno, non ce le ha a portata.
L'uomo si allena perché, una volta finito l'allenamento, ha delle riserve di cibo che gli permettono di recuperare e, alla fine, di rinvigorirsi. E qualcuno direbbe: si ma la gazzella perché non si allena visto che può trovare cibo ovunque? Beh, ma mettiamo caso che a fine allenamento lei debba sfuggire, stanca, dal predatore. Ne sarebbe certamente sopraffatta. Quindi alla gazzella non mancano le calorie necessarie al recupero e al rinvigorimento, ma manca il tempo e il luogo per riposare e recuperare. L'uomo questo ce l'ha. O nel corso della storia se l'è procurato.
Una volta capito di poter avere cibo stivato per poter rigenerarsi, e un luogo sicuro dove poter riposare, l'uomo ha capito che aveva la possibilità di migliorarsi a livello pratico, di allenarsi. Questo l'ha reso infallibile come predatore e l'ha reso invincibile come preda (o quasi, ammetteremo). L'automiglioramento, da questo punto di vista può essere visto, ed è diventato a tutti gli effetti, come un tratto dell'intelligenza. Salvo poi diventare, secoli dopo, degenerativo e definibile da alcuni come una forma di masturbazione, e assolutamente da rivedere in favore dell'autodistruzione (si veda Fight Club, per chi vuole...).
Allora diremo che i ghepardi e le gazzelle non si allenano. Perché per loro non ne vale la pena. L'uomo nel corso della storia lo ha fatto, perché se ne è costruito le possibilità e questo ha permesso alla sua intelligenza di sfogarsi e di svilupparsi. Anzi, la sua intelligenza è stato il veicolo stesso del suo miglioramento, ed è cresciuta insieme a lui. Ma oggi giorno, perché ci alleniamo? Perché corriamo, saltiamo, nuotiamo, pedaliamo, arrampichiamo? Cosa dobbiamo migliorare di noi che ci possa garantire una più alta probabilità di mangiare di più o di riposarci facendo fruttare di più la nostra capacità di adattamento? (Per carità, chi sta pensando che allenarsi garantisca un fisico migliore per poter aver più successo nel fare colpo sull'altro sesso meglio che lasci il post, che qui non se ne parla...credo che sia un tratto del tutto caratteristico dell'uomo moderno e niente di atavico che io voglia qui richiamare).
Allenamento, adattamento, intelligenza, capacità, speranza. Ed infine pure la morte. Cos'è che salva dall'insensatezza? Ci si arrabatta per capire cosa c'è in quello che vediamo, cosa vediamo di quello che c'è e come interpretiamo ciò che non si può spiegare. Giornate e vite intere a cercare il fiore perfetto, il pelo nell'uovo, l'ago nel pagliaio, la goccia nell'oceano, la mosca bianca. Non venendone a capo mai, ma riprovandoci di giorno in giorno. Passivamente o attivamente che sia.
Il mondo è tondo, il ghepardo che caccia la gazzella si morde la coda sul prato: un turbine che gira trascinando e inghiottendo se stesso. Un buco nero dall'altra parte dell'universo.
Poi c'è l'amore.
Che se ci si pensa non ha senso neppure lui al pari dell'allenamento innaturale. Come la presenza della vita, la simpatia, la speranza, le cime degli alberi verdi, la spumiglia bianca delle onde... i cirri... la luna... la buccia dell'arancia. Cioè come tutte le cose prese ad esse stanti e solo se non come se stesse, che non rivelano altro che la bellezza dell'essenza nella loro speranza, o la tristezza dell'ammanco nel loro desiderio.
Solo che ha la particolarità di poter riempire le cose per sempre, in modo simile, ma in modo trascendentalmente diverso, del concetto, che riempie le cose con il senso pratico di breve durata..Ha la particolarità di potersi spiegare in un brivido e da la sensazione di poter giustificare una vita; di poter sfuggire dal turbine e dal buco nero. E questo avviene nello sconcerto del rabbrividente, che è incapace di capacitarsi, di capire, di soffermarsi, di afferrare al volo e stringere al petto l'attimo che precede il palpito. Per migliorarsi non è necessario allenarsi, ma è il metterci l'amore, in qualsiasi sua forma, che salva dall'insensatezza, ed è il vero e ultimo, sebbene molto nascosto, tratto dell'intelligenza.
Quindi, di cosa stiamo parlando?

JMBReRe

Settimana 3-9 Mar
  • Corsa: 8 lun, 8 ven, 10 dom;
  • Nuoto: mer, gio;
  • Secco: gio;
  • Scialp: 1000 D+ sab;
Settimana 10-16 Mar
  • Corsa: 8 mar, 8 mer, 8 gio, 8 sab matt,8 sab pom, 8 dom;
  • Nuoto: gio;
  • Secco: gio;
  • Bici: 30 sab;
  • Mtb: 30 dom;
Settimana 17-23 Mar
  • Secco: lun, mer, gio, sab;
  • Nuoto: lun, mer, gio, sab, dom;
  • Corsa: 10 mar, 8 ven, 8 sab, 8 dom;
Settimana 24-30 Mar
  • Secco: Lun, Gio;
  • Nuoto: lun, gio;
  • Corsa: 8 mar, 8 sab, 8 400 D+ dom;
  • Bici: 50 dom;
Settimana 31 Mar- 6 Apr
  • Nuoto: mar, mer, gio, sab;
  • Secco: mar, gio;
  • Corsa: 8 ven, 11 dom;
  • Bici: 50 mer, 50 sab;
  • Mtb: 45 Dom;
Rullo di tamburi...Marzo 2014:
  • Scialp: 2, 1800 D+ :-/
  • Corsa: 16 all, 132 km :-) (si torna a sorridere, non sono tanti, ma il trend è cambiato finalmente)
  • Secco: 9 all :-/
  • Nuoto: 12 all :-) 
  • Bici: 3, 130 km :-( (siamo sotto un treno, ritardo nella preparazione preoccupante)
  • Mtb: 1 da 30 :-( (bah estemporanea...quest'anno le due ruote sono fiacche)
Marzo 2013 invece ?? Direi un volume allenamenti decisamente ridotto...bene!!:
  • Corsa: 18 sessioni, 191 km; (tanto per capirsi)
  • Secco/Pesi: 4 All;
  • Scialpinistica: 4 tot 3000 m disl.
Marzo 2012 cosa mi aveva visto fare? (ero preso duro con l'arrampicata!)
  • Corsa 18 all e in tot 159 km...ok sopra media e sono soddisfatto
  • Bici da corsa 4  all in tot 220...insomma :-/
  • Mtb 2 all e 55 km
  • Trave 7 all
  • Boulder 3 all
  • Arrampicata 4 all

mercoledì 19 marzo 2014

Festa del papà (+ febbraio)

Tempo fa, un mattino, ero ad una festa per il capodanno. non è che la festa era di mattina, il fatto è che era durata tanto.
Ricordo che prima di tornarmene a casa ero stato seduto per qualche istante vicino ad un ragazzo che cercava, senza tanto successo, di espellere dal suo corpo, vomitando, ciò che aveva troppo insistentemente bevuto nel corso delle ore precedenti. non stava proprio benone. anzi, stava abbastanza di merda
e, seduto, teneva tra le mani una scodella luccicante (sapete quelle che restano lucide perché le si è usate per l'insalata che nessuno mangia mai, in certe occasioni?). A fasi alterne si buttava in avanti abbassando la schiena e contorcendosi alzava il mento oppure si ritraeva all'indietro appoggiandosi.
La scodella luccicante faceva risuonare con delle piccole eco i conati.
La scena stava già andando avanti da tempo per quel che mi era dato di sapere e, gli organizzatori, o chi per essi, avevano già allertato la famiglia del ragazzo perché qualcuno lo potesse venire a prelevare e accudire per le ore successive.
Da li a poco sarebbe arrivato suo padre a prelevarlo.  
Entrò così nell'ampia taverna la figura di padre più stereotipata possibile. Non era solo l'unico adulto della sala, era contemporaneamente anche l'unica persona senza alcol in corpo, probabilmente. Sembrava venisse da un altro pianeta.
Colletto azzurrino sbiadito di polo abbottonata e maglioncino di taglia superiore. Pantalone in velluto chiaro.
Del resto non ricordo molto. I suoi tratti ora nella mia memoria sono come i primi scarabocchi di un pittore di strada che abbozza un ritratto.
Ricordo solo che non aveva un espressione cupa. Ricordo di aver quasi pensato che fosse stato contento di esser stato chiamato. Io credo avrei provato vergogna, fossi stato al suo posto.
Invece la sua espressione, la sua camminata e, poi, infine, la sua voce, dimostravano che di vergogna per suo figlio, forse, lui non sarebbe mai stato in grado di provarla. E ora, a proposito di vergogna, mi vergogno di averla anche solo pensata una cosa così.
A volte è bello aiutare. A volte è bello sapere che qualcuno si affida a te e a nessun altro. In questo caso non solo per necessità, ma addirittura per natura. Per discendenza. Come ci si potrebbe affidare per l'ultima chiamata della vita.
Del padre non ricordo le scarpe che indossava, ma ricordo che le stava usando per camminare sul pavimento sporco di birra rovesciata: quella che lascia i tacconi duri da pulire il giorno dopo della festa. Dopo aver raggiunto suo figlio lo ha guardato e gli ha appoggiato una mano sulla spalla più vicina.
Il ragazzo con la voce, ma prima ancora che con la voce, con lo sguardo, ha parlato.
Sollevando e torcendo in un solo colpo la testa dalla scodella, ha parlato.
Poiché uno sguardo non è solo occhi e luce ma anche deformazione del viso, postura e posizione della testa, lo sguardo è già di per se una voce: e lui ne parlava bene tramite.
Guardava dal basso verso l'alto e, gli occhi, che non erano affatto ne centrati, ne coerenti, ne attenti, mostravano una porzione bianca arrossata nella parte inferiore lasciata libera dall'iride e dalle pupille dilatate.
Le palpebre si sbattevano lente e irregolari ma sembravano da li a poco potersi chiudere definitivamente per il sonno. La bocca era piatta e si apriva di poco mentre mento e naso puntavano il pavimento. Con gli occhi cercava un viso conosciuto: questa era la voce del suo sguardo.
La lingua aderiva al palato superiore e la saliva impastava e legava tutto, persino le sillabe, che uscivano zoppicando invischiate le une con le altre, come può uscire contorcendosi un lombrico dal fango: questo era lo sguardo della sua voce.

-"Papà...andiamo a casa?-"
"Certo, adesso andiamo...-"

Auguri di cuore a tutti i papà.

Torniamo a noi...

Settimana 24 feb-2 mar:
  • Secco 4 all lun mar gio sab dom
  • Nuoto 5 all lun mar gio sab dom
  • Corsa: 6, 8, 8, 8 mar (matt) mer ven (matt + sera)
Febbraio 2014:
  • Nuoto: 16 all; :-)
  • Secco: 11 all; :-/
  • Corsa: 10 All, 70 km :-) finalmente!
  • Scialp: 3 uscite 2500 D+ :-/
Che dire: l'anno scorso ero super avanti di corsa. quest'anno arranco: complici le infiammazioni e il nuoto soprattutto...

Febbraio 2013
  • Corsa: 18 all, 274 km; :-) 
  • Scialp: 1 da 1000 D+ -> :-( Che pena 
Il febbraio 2012 mi aveva visto fare:
  • Corsa: 17 all -> 159 km ...uhm de dum....può andare bene dai...
  • Bici da corsa: 0 all ...molto bene direi, sono un asino!
  • Mtb: 1 all...come non averlo fatto...35 km
  • SnowAlp: 1 da 700 :-(
  • Arrampicata: 2 all
  • Trave: 7 all
Ultime da jmbrerelandia: le infiammazioni sono state metabolizzate. è ricominciata la corsa, e anche la bici, in posizione da crono e mtb.
badiamo ora alla bici da corsa però, cercando di trovare la posizione giusta per un costo energetico basso. fare la stessa cosa col nuoto.
andare andare andare, sentire l'acqua, sentire il vento. diventare acqua, diventare vento.
abbiamo bisogno di naturalizzare.
volevo scrivere un post sulla wheelie in snowboard o magari qualcosa di più tecnico che riguardasse la posizione in bici.
ne è uscito tutt'altro. ce ne faremo una ragione.

la biada è stata raccolta. i cavalli dei pensieri corrono liberi su terreni polverosi. preparate i moschettoni, le scarpe da trail.
bici lucide, caschetti allacciati.
pantaloni corti, spolverini leggeri per piogge leggere sotto ulivi in attesa. andate a cuor leggero.

fantasticherie volano.

la chiamano primavera....



JMBReRe


lunedì 24 febbraio 2014

Achille non è un eroe

Non credo di esser bravo a scrivere. Non credo di esser tagliato per lo scrivere e neppure di avere del talento per farlo. Non penso di esser naturalmente predisposto per farlo.
Però mi piace e ho voglia di farlo. Quando si ha voglia di fare una cosa e la si fa, poi la mente attiva una quantità di processi mentali che ci fanno progredire in quella determinata direzione. Si perché ci fa stare più attenti quando sentiamo dei discorsi relativi, e questa attenzione permette di assorbire un maggior numero di informazioni e, di conseguenza, ci fa assorbire ed elaborare nuove idee in modo più efficace a riguardo. Vediamo sotto luce differente una diversa dimensione della nostra mente. Cominciamo a guardarla da lato, poi dall'alto e tutt'attorno, quasi fosse un albero, o una scultura.. La voglia di fare ciò che ci piace fare ci da prospettive diverse di noi stessi. Questo mi piace, perché ci permette perlomeno di costruirci delle personalissime opinioni a riguardo e, quindi, impedisce a qualcun altro di farsele al posto nostro. Io parlo di opinioni di noi stessi in merito a ciò che ci piace. Se qualcun altro ha un opinione in merito a noi stessi a riguardo di una cosa di cui non abbiamo un opinione, saremo tesi a considerare più valida l'altrui opinione.
Queste idee possono riflettersi anche sui processi motori, ovvero sui movimenti - per le attività che li prevedono-. Infatti sento parlare molto di queste cose, anche nello sport. Sento spesso frasi del tipo "non ci sono portato" oppure "mi riesce bene", etc... Il livello professionistico è un'altra cosa, credo. Ma non ne voglio parlare qui e adesso. Io ora parlo della libertà d'espressione che ognuno ha il diritto, credo, di esercitare, se lo vuole e se non reca danno al prossimo.
Io dico che la prima forma di talento e predisposizione è la voglia. Che si tratti di scultura, pittura, scrittura, musica, fotografia o attività sportiva, se qualcuno ha voglia di fare: è già talentuoso. La voglia nasce da dentro ciascuno di noi, tramite ispirazione, immaginazione, attrazione o che so io. Chi sa spiegare il perché siamo attratti da questo o da quell'altro luccichio? Perché abbiamo una stella preferita in uno spazio di cielo preferito? Perché abbiamo colori preferiti?

Ed ecco qui in seguito, l'espressione di ciò che mi piace fare. Questa è "Achille non è un eroe", condita da due citazioni, riportate, come sempre, in corsivo, che mi aiutano ad introdurre l'argomento tramite parole che io non sarei mai capace di mettere assieme.

Achille non è un eroe

Ma da un po'di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere davanti a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore delle città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera. MP

La piattezza e la monotonia, come tratti della solitudine -o dell'abitudine- ci danno ciò che è necessario per una vita felice. Infatti solitudine e abitudine, come tratti dell'esistenza, sono il nostro silenzio e il nostro "spaccato pacato": ci forniscono le similitudini con le altrui esistenze che sono necessarie alla nostra personale diversità per potersi esprimere. E noi tutti, credo, abbiamo bisogno di silenzio. Il silenzio è il mandorlo del cipresso, il cipresso del vento, il vento dell'erba, l'erba del fiore. Come gli eroi hanno bisogno della paura per essere coraggiosi; i misericordiosi hanno bisogno della vergogna per essere compassionevoli. Il cipresso ha bisogno del mandorlo per essere alto, le campane della sera esigono il clamore della città per farsi sentire. Il vento ha bisogno del cipresso per bearsi della propria forza. E quello che il vento non riesce a fare sull'erba di campo è quello che il mandorlo riesce a fare al febbraio, e l'erba strugge per i suoi fiori tanto quanto gode del corteggiare del vento. E questo anello mai si stanca di girare, ruotare e capovolgersi, coinvolgendo tutti, col passare delle stagioni.
Cipresso, vento, erba e fiori si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è felicità. BP

E' la vergogna che fa del misericordioso un compassionevole.
Achille non è un eroe. Non ha paura.
Ed è la paura che fa del coraggioso un eroe.

Ecco tutto...

Settimana 3-9 Feb
  • Secco: lun, mar, gio, ven;
  • Nuoto: lun, mar, gio, ven, sab;
  • Corsa: 6 mer, 6 sab;
  • Ghiaccio Dom;
Settimana 10-16 Feb
  • Secco: mar, gio, ven;
  • Nuoto: mar, gio, ven, sab;
  • Corsa: 8 mer, 6 ven;
  • Scialp 1000D+ sab;
Settimana 17-23 Feb
  • Nuoto: Lun, Mer, Gio; :-/
  • Corsa: 8 mar; :-(
Quindi siamo strafermi con la corsa e la bici per acciacchi infiammatori che non passano. In compenso la neve sorride e ieri si è surfato degnamente fino al tramonto.... ma non mi sembra il caso di segnare come allenamento...



Fate bene...

JMBReRe

domenica 2 febbraio 2014

Tutti per uno, uno per tutti

Sono sceso dal treno l'altra sera. Il treno era il regionale delle 18 e 47. Ero salito in coda al treno e quindi,
appena sceso, per raggiungere le scale dei sottopassi, ho percorso tutta la banchina a fianco dei vagoni ancora fermi ed esitanti.
Era buio e la pioggia picchiettava. Fine fine.
Per ogni carrozza c'erano diversi scompartimenti. Per ogni scompartimento c'era un finestrino. Per ogni finestrino c'era una figura che, nella luce gialla e calda delle carrozze, sbucava contornata dall'alone grigio-oro della condensa illuminata. La luce dava vita al finestrino appannato tanto quanto i visi davano sostanza a quelle figure sulle quali, ora, si condensava la mia attenzione.

Proseguivo camminando. Una signora, sarà stata sulla quarantina, si mordicchiava il labbro superiore. Nel contempo, leggeva un giornale. Aveva dei capelli biondi, ma non chiarissimi. Quasi castani. E ricci.
In più aveva degli orecchini ad anelli grandi. Quegli orecchini la invecchiavano però, non so perché, forse perché erano troppo classici. Sembrava una maestra di storia delle superiori. Aveva l'aria stanca ma beata.
Un ragazzo dormiva a bocca aperta, con la fronte appoggiata sul lato destro del sedile. Aveva la barba incolta. Mentre lo guardavo, alle sue spalle, passava una ragazza che si faceva largo tra i sedili. Non era molto aggraziata e, secondo me, stava rientrando dal bagno e tornava a sedersi al proprio posto da cui si era alzata. Secondo me ci sono alcune persone che, nonostante vadano in bagno in treno portandosi dietro tutto il proprio bagaglio, fanno sempre ritorno al proprio posto, come se il bagno fosse un posto del treno dal quale, una volta usato, prendere le distanze. Questo pensiero mi ha distratto dal ragazzo dormiente con la barba incolta e di cui, ora, non ricordo molto altro e del quale, quindi, non posso scrivere altro.
Un signore stava armeggiando con un portatile che teneva sulle ginocchia. Aveva una giacca di taglio elegante. Era quasi privo di capelli e aveva degli occhiali con stanghette trasparenti e con delle leggere e fini righe rosse. Sotto la vestiva un lupetto nero. Il lupetto mi ha fatto pensare a Steve Jobs. Una ragazza si limava le unghie. Si guardava le mani e poi guardava fuori. Due volte lo ha fatto, nel breve tempo in cui sono
passato accanto al suo finestrino. Aveva delle cuffiette bianche e dei capelli castani lisci che lasciava cadere a lato del viso. Aveva il tipico viso di quelle persone che sembrano tristi, forse perché un labbro inferiore
marcato e delle sopracciglia crucciate sopra al centro degli occhi e inclinate verso il basso all'esterno, donano loro un piccolo broncio perenne. Ciononostante, a me, lei sembrava molto serena. Aveva occhi bellissimi. Il suo broncio triste ma sereno, unito ad uno sguardo verso il buio di una stazioncina, davano quasi l'impressione che avesse gli occhi lucidi e fosse pronta a piangere per la contentezza: forse stava ascoltando una canzone che portava a galla ricordi emozionananti. Dietro di lei un ragazzo di colore di età indefinibile sembrava assopito in qualche vago rimuginamento mentale. Sopra la sua testa e al suo cappello con visiera, penzolavano le fibbie nere di quella che credo fosse stata una grossa borsa. Lui era vestito di tutto punto, con un piumino arancione slavato ed una sciarpa. Dopo qualche metro due ragazzi se la ridevano allegramente. A quanto pare si stavano prendendo in giro a vicenda. Mi davano l'idea di due studenti universitari che se ne tornavano dopo una giornata di lezioni e di biblioteca. Dalla pettinatura fino al maglione erano diversi per colori e stile, ma qualcosa mi diceva che condividevano stesse compagnie e stesse problematiche. Erano due amici che se la ridevano. Per quel momento è venuta anche a me la voglia di ridere dicendo la prima stupidata che mi veniva in mente. Mi è venuto un piccolo colpo di tosse come se stessi reprimendo una risata da non esternare. Non molto lontano stava un tizio sulla trentina che mi ricordava Bradley Cooper. Stava parlando con un'altra figura di cui non ho potuto scorgere nulla. Mi ha fatto pensare ad "Una notte da leoni", ma a dire il vero, anche al "Lato positivo" e, più che altro, ad "American Hustle" e a Jennifer Lawrence. Questo mi ha impedito di potermi concentrare sulle due figure successive. Qualche passo dopo mi accorgo che sto quasi sbattendo contro il capotreno. Il capotreno sarà stato 10 cm più alto di me. Mi dava le spalle e, in mano, teneva una luce verde. Alzava questa luce verde sopra la sua testa e faceva come un "ciao" esagerato con il braccio, indicando al macchinista che il convoglio poteva ripartire. Dopodiché ho dovuto fare attenzione al cartello con su scritto il nome della stazione. Poi mi è passato accanto un tizio di corsa che ingamberandosi con le fibbie della sua tracolla cercava di attirare l'attenzione del capotreno per poter salire all'ultimo secondo a disposizione. Ho riguardato il treno e ci ho visto dentro un signore che dormiva tutto serioso. Aveva i capelli bianchi e degli occhiali alla Antonello Venditti. Solo che i suoi erano trasparenti. Stava li, tutto serio, con gli occhi chiusi. Si era tolto la giacca ma se l'era lasciata sulle spalle: forse aveva un poco di freddo. Aveva una camicia bianca con trama scozzese fine blu e gialla. Il cappuccio della sua giacca aveva il pelo. Non so se era pelo vero o finto. Sulla sua persona incombeva la figura di un signore che era appena salito, ma che si stava proprio per sedere sul sedile di fronte. Quest'ultimo aveva un cappotto beige e teneva in mano una valigetta marroncino chiara. Non so se era una valigetta in pelle. Il signore con gli occhiali alla Antonello Venditti, forse, al suo risveglio, si sarebbe trovato davanti qualcuno che "prima" non c'era.
Ormai ero arrivato al primo gradino del sottopasso. Ora c'era luce anche per me. Era la luce asettica tipica dei neon dei sottopassi delle stazioni. I gradini mi hanno affrettato il passo, proprio mentre sentivo il segnale di chiusura delle porte del treno. La striscia gialla dei finestrini stava ripartendo lenta. Rimanevano le figure e scomparivano i visi. Ora, nella mia testa, stanno colando tutti via.

A volte succede che mancano 10 minuti alla fine dell'allenamento e sono già esaurito. Più che un esaurimento fisico è un esaurimento mentale. Le giornate lunghe fanno si che un allenamento serale possa trasformarsi in una piccola impresa da portare a termine. Questo accade specialmente alle ore 21 e 20 quando vado in piscina la sera. Infatti l'allenamento serale di nuoto si chiude alle 21 e 30.
La voglia cala drasticamente e non vorrei essere più li. Vorrei non essere più io, vorrei essere qualcun altro. Basta, non ho più forze di essere uno per tutti. Vorrei andarmene. Vorrei che qualcuno prendesse il mio posto e finisse l'allenamento al posto mio. Sono stanco di portare da solo questo fardello.
Resto in attesa e faccio ancora qualche vasca. I pensieri corrono lontano, all'oscurità delle profondità del lago di Zurigo, dove mi immagino immerso quest'estate.
Dopo poco sono sulle spalle di qualcuno che mi trascina. Durante il respiro successivo osservo le vetrate della piscina scorrere veloci al mio fianco. ...sono salito a bordo di qualcosa. Mi godo la scena, non sono più solo. E non sto più nuotando. Posso godermi la vista delle scie lasciate dalle mie bracciate, come dai traghetti ci si può sporgere per vedere le increspature dell'acqua create dallo scafo che solca i mari. La mia corsia fino ad un istante fa era vuota ed ora ci sono già due persone che ci stanno nuotando.
Poco prima della successiva virata noto altre persone: tutte mi somigliano ed eppure son diverse. Un ragazzo sputa negli occhialetti e li guarda sospettoso prima di partire per il suo allenamento. Un altro ci osserva seduto sul trampolino e sorride. Si sta infilando la cuffia. "Non comincerà mica anche lui a nuotare qui...siamo già in 4 adesso!".
Non appena viro, sulla sinistra, un ragazzo col mio stesso costume e la mia stessa cuffietta mi sorpassa lasciandosi dietro una scia di bolle piccolissime e diradate. Sono confuso ma respiro tranquillo: un'altra vasca è andata e ora mi giro per osservare l'orologio appeso alla parete. Sotto l'orologio passa un tizio che si appresta a cominciare il proprio allenamento. Getta l'asciugamano a parte e si guarda i palmi delle mani e poi si toglie delle pellicine. Secondo me si toglie le pellicine dai calli della palestra. Si siede sul bordo della vasca e vi immerge i piedi. "No! Fermo, non vedi che siamo tantissimi qui? Vai accanto che è vuota!".
In certe sere, dopo le 21 e 20 la mia corsia è affollatissima. Di persone che sono stato in passato. O di persone che sarò. Di persone venute fuori dall'altro ieri. O di persone venute fuori dall'oscurità del lago di Zurigo. Persone che io non sono. O che forse sono senza saperlo. Sono tutti li per uno. Tutti insieme per connettere due punti. Questi due punti sono distanti 10 minuti nel tempo, centinaia di metri nello spazio. Tonnellate e decine di metri cubi d'acqua e centinaia di bracciate ci separano da me. Da questo punto in poi, aldilà di questi minuti, aldilà di questo muro d'acqua, aldilà di questo allenamento in questo posto, aldilà di questa gente e aldilà dell'assoluto concetto di fatica... vedo un posto...c'è un momento...c'è un punto nella mia vita.
E qualcuno là ci sta aspettando, per essere di nuovo uno per tutti.

JMBReRe

Rendicontazione mensile ora!

Settimana 6-12 Gen
  • Corsa: 2 all: lun 18 500 D+, Ven 10;
  • Nuotot: 4 all;
  • Secco: 3 all;
Setimana 13-19 Gen
  • Corsa: 10 Sab;
  • Nuoto: 4 all (Mer, Gio, Sab, Dom);
  • Secco: 4 all (Mer, Gio, Sab, Dom);
Settimana 20-26 Gen
  • Secco: mer gio ven, sab;
  • Nuoto: mer gio ven sab;
Settimana 27 Jan-2 Feb
  • Corsa: 1 all da 6 km;
  • Secco: lun mar gio ven sab;
  • Nuoto: lun mar gio ven sab;
  • Scialp: dom;
Gennaio 2014 allora: 
  • Corsa: 6 all: 65 km (fermi per infiammazioni) :"-(
  • Secco: 16 All; Mi pare.... :-)
  • Nuoto: 18 All; ?? boh :-)
  • Bici: 50 km; :-(
Gennaio 2013 conta:
  • Corsa: 22 all, 212 km;         :-)
  • Bici da corsa: 2 all, 70 km;  :-/
  • Nuoto: 1 All;                       :-(
  • Scialp: 2 (1700 D+)            :-/
  • Fondo: 15 km;                    :-O
Gennaio 2012
  • CORSA Sessioni: 18, Km: 145 -> Va bene, siamo nella media....
  • BICI da CORSA Sessioni: 3, Km: 160 ...beh va beh, uno schifo...
  • MtB Sessioni: 2, Km: 60
  • ARRAMPICATA Uscite: 1
  • BOULDER Uscite: 1
  • SNOWBORDALP Gite: 1
  • ESC-ALP Gite: 1
  • SECCO-PESI Allenamenti: 9
  • ROLLER Allenamenti: 1, km: 15

sabato 11 gennaio 2014

Sulla crescita, sui cambiamenti, sulla fanciullezza e su altre sciocchezzuole simili

Mi ricordo che da piccolo avevo una paura matta della piscina. Dura ricordarsi o formulare ora un perché.

Per quanto riguarda quel bambino pauroso, la piscina era piena di strane e pericolose attrezzature e persone. Gli facevano "fare il morto" a pancia in su, e non gli piaceva, perché non ci riusciva mai.
Guardava gli istruttori con in mano quelle sbarre piegate per condurre la nuotata degli allievi.
Le code gialle e blu che delimitavano le corsie erano segnate nel mezzo, laggiù tra l'ignoto e l'irraggiungibile, da un pezzo rosso. Il pezzo rosso gli faceva paura. I braccioli gli facevano paura.
Sbarre, braccioli, salvagenti, corsie... Un autunno, un corso a 4 anni e poi il nuoto venne bandito dalla sua vita.
In piscina ha continuato ad andare ancora, ma non per nuotare. A quel bambino piaceva andare all'aperto e, quando usciva dalle cabine blu negli spogliatoi, essere investito da quel lampo di luce, creato da sole che si specchia nell'acqua azzurra di una vasca olimpionica e sulle piastrelle chiarissime tutt'intorno. Si fermava sempre alla prima corsia: gli piaceva tuffarsi dal lato, o dal trampolino. Gli piaceva l'erba dove mettere l'asciugamano e il panino arabo con il salame ungherese. O mettere i piedi sulle griglie bianche di scolo e ascoltare la musica dell'acqua che ricadeva e gorgogliava, finendo chissà dove: fresca e pulita.
A volte guardava più in la della prima corsia. Ci vedeva la seconda, la terza... e poi la fatidica quarta. E poi la quinta. Già, la quarta e la quinta erano diverse, stavano nel mezzo. Erano come le corsie di sorpasso nelle autostrade. <<Come!?>> Direbbe qualcuno..<< Le corsie di sorpasso non sono in mezzo, sono a sinistra!>> Già, ma sono quelle in cui ci stanno "quelli che sorpassano", "quelli che vanno di più". E se si tiene conto che dall'altro lato del guardrail ci sono le corsie di "quelli che vanno dall'altra parte" allora si capisce bene come le corsie del sorpasso in autostrada, gli possano ricordare la quarta e la quinta corsia di quell'enorme piscina olimpionica frequentata nelle calde mattine estive. Nella quarta e quinta corsia c'erano "quelli che nuotavano". "Quelli con il costumino", "quelli con gli occhialetti". Gli abitanti di quel mondo fatto di braccioli, pezzi rossi, salvagenti bianchi a strisce e di sbarre. Inavvicinabile, pauroso, scomodo, buio. Nulla di divertente poteva riguardare quel mondo. Che mondo è, se bisogna seguire una corsia?, essere condotti da una sbarra?, guardare delle mattonelle che scorrono senza poterle avvicinare e toccare? Anche solo porsi queste domande, per lui, non aveva senso.
Così le estati di quel bambino in piscina, trascorrevano sicure e vivaci sulle griglie bianche dello scolo della corsia numero uno, magari fermandosi di tanto in tanto a guardare, con curiosa paura, con i piedi sopra al gorgoglio dell'acqua che cambiava, con un dito su per il naso e con una mano presa a sistemarsi il costume tra le natiche, aldilà della seconda e la terza corsia, gli abitanti misteriosi del mondo dai fondali a piastrelle.

Molti anni son passati da quelle estati, fino all'altra sera. L'altra sera sono andato in piscina, sono sceso negli spogliatoi e ho cominciato a cambiarmi. Ho appeso i pantaloni ad un appendino e, accanto, c'erano appese le braghe di un bambino: erano alte esattamente la metà delle mie!
Dopo una rapida doccia mi sono spostato alle vasche. Ho gettato l'asciugamano sulle panchine, li, accanto alla prima corsia, dove stava, immobile e incantato, anche se potrei dire inebetito, un bambino avvolto in un accappatoio minuscolo: indossava una cuffia rossa e, appoggiati sulla fronte, degli occhialetti da nuoto con un elastichino bianco. Guardava verso il centro della piscina.
Procedevo col mio costumino striminzito, i miei occhialetti minimalisti e la mia cuffia siliconata verso il centro della piscina. La corsia numero 4 era libera e mi ci sono immerso senza pensare a nulla: era tutto maledettamente normale. Ho nuotato, nuotato, nuotato e poi ancora nuotato, fino a che la vasca non è stata vuota e il bagnino da lontano non mi ha fatto un chiaro cenno, indicandosi il polso con l'indice della mano opposta.
Sono tornato negli spogliatoi, dopo una rapida doccia sono tornato di fronte ai miei pantaloni appesi. Li ho guardati. Poi ho guardato li accanto: le piccole braghe non c'erano più, il bambino che le aveva messe li se ne era andato.
Poi è stata la volta dell'asciugatura. Aria calda del phon. Poi mi sono vestito e ho infilato alla rinfusa tutta la mia attrezzatura nel borsone. Il borsone poi me lo sono messo a tracolla.
Sono uscito nel parcheggio e mi sono avviato alla macchina, crogiolandomi in quel bel mal di muscoli piacevole che mi coccola alla fine di una bella nuotata. Ma ecco che proprio davanti alla mia macchina, per terra, sull'asfalto umido,c'era un guanto minuscolo: uno di quelli di lana pesante, di diversi colori, in cui ci si possono infilare l'indice, il medio, l'anulare e il mignoli da una parte, e il pollice solo soletto in un'altra.

L'ho raccolto, quel guanto. Quella sera son tornato a casa con quel guanto: l''ho infilato col pomello del cambio. Per ora è li e lo sfioro, appunto, ogni volta che cambio. Crescere è: cambiare, in qualsiasi modo. A volte è necessario scalare la marcia, perché si affronta una curva o una salita, a volte si ingrana una marcia superiore per fare "a tutta" un bel rettilineo. Si prosegue comunque in avanti: lo spazio percorso è come il tempo trascorso. E scorre in avanti, non ci si può fare nulla.
Diventare abitanti di un mondo sconosciuto e, per questo, pauroso: questo è un cambiamento. E si ride poi, anche a distanza di anni, con quella stessa beata serenità fanciullesca di chi si sente di potersi permettere di potersi sentire ingenuo un'altra volta ancora, senza, per questo, aver paura di rimanere deluso e, in fine, disilluso in seguito. C'è chi è disposto a scommettere che la bellezza e il fascino dell'essere ingenuo per timore, possano illuminare più di quanto una sozza disillusione possa sporcare. Si, perché un ingenuo reca appetito alla gente sozza. Perché il timore di qualcuno viene sempre visto da tal'altri come occasione di facile sopraffazione. Beato invece chi potrà illudersi fino alla fine dei suoi giorni, giorno dopo giorno, senza timori, attorniato da amabili e comprensive persone.
E che cos'è, poi, crescere serenamente; se non: cambiare senza rimpiangere ciò che siamo stati e senza rammaricarsi per ciò che non siamo stati? E, se per caso fossimo stati troppo ingenui e poi disillusi, davvero non prenderemmo più la briga di considerare positivamente una delle nostre paure legate alla non-conoscenza per poi compiacersi di aver navigato quelle paure senza il timore di farci disilludere e sentirci ingenui nuovamente? In altre parole: prenderemmo la briga di comportarci da bambini di nuovo? Una crescita serena, credo, ce lo permetterebbe.

Quella sera non mi sono proprio posto il problema di riportare il guantino in portineria e avvisare che l'avevo trovato... Mi ricordo di essermi solamente detto:
<<Toh! Guarda che piccolo guanto! Deve averlo perso quel bambino...tanti, tanti anni fa...>>

JMBReRe

Settimana 30 dic-5 gen:

  • Corsa: 7 all: lun 12; mar 10; mer 17; gio 10; ven 10; sab 10; dom 10;
  • Nuoto: 3 all: lun, gio, sab;
  • Scialp: 1000 mt ven;
  • Secco: 2 all;
Mi pare.......